Rinnovato oggi il CCNL Difesa e Sicurezza per circa 500mila lavoratori: aumenti e arretrati in arrivo, ma pensioni, missioni, buoni pasto e straordinari restano nodi ancora da risolvere.
Oggi, 15 luglio 2026, è arrivata la firma dell'accordo per il rinnovo contrattuale relativo al triennio 2025-2027, dopo mesi di trattativa presso il Dipartimento della Funzione Pubblica. Riguarda il personale non dirigente delle Forze di Polizia (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza), delle Forze Armate e della Polizia Penitenziaria: circa 500.000 lavoratori in totale, un comparto tra i più numerosi dell'intero pubblico impiego italiano.
L'intesa è stata siglata tra il Governo (rappresentato in particolare dal ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo) e le organizzazioni sindacali del comparto. Il percorso ha avuto un'accelerazione decisiva nell'ultimo incontro tecnico, quando è stata inviata una bozza di articolato con novità significative su tutela della genitorialità, congedo parentale, diritto allo studio, permessi brevi e congedo straordinario per donazione di organi — elementi che hanno sbloccato il negoziato dopo settimane di stallo. Le riunioni sono proseguite anche con le componenti militari (APCSM), fino alla sottoscrizione definitiva di oggi.
Il punto centrale dell'accordo riguarda l'aumento del trattamento economico fisso e continuativo: le parti hanno scelto di destinare circa il 90% delle risorse disponibili proprio a questa voce, con l'obiettivo di produrre un beneficio immediato e stabile in busta paga, piuttosto che disperdere i fondi su indennità accessorie.
In termini concreti, l'incremento netto per le qualifiche iniziali si aggira sui 100 euro mensili. Il valore del punto parametrale, il parametro tecnico su cui si calcolano gli stipendi del comparto, raggiungerà quota 207,510 in via definitiva dal 1° gennaio 2027, con un incremento complessivo del 6,14% rispetto ai valori precedenti.
Il rinnovo porta con sé anche il pagamento degli arretrati maturati durante il periodo di vacanza contrattuale, cioè i mesi trascorsi tra la scadenza del vecchio contratto e la firma di quello nuovo. La cifra media indicata è di circa 2.400 euro per operatore, ma è importante chiarire che si tratta di una media, non di un importo fisso e uguale per tutti.
L'importo effettivo varia infatti in base a diversi fattori: la qualifica ricoperta, l'anzianità di servizio, la posizione economica e i mesi effettivamente coperti dagli adeguamenti contrattuali. Un agente entrato in servizio da poco riceverà una cifra inferiore rispetto a un collega con più anni di esperienza o con un grado più elevato, come un ispettore o un ufficiale. Chi ha prestato servizio per l'intero periodo di vacanza contrattuale riceverà l'importo pieno, mentre chi è andato in pensione nel frattempo, o è stato assunto solo di recente, riceverà una somma proporzionata ai soli mesi effettivamente lavorati in quel periodo.
Per la Polizia Penitenziaria, uno dei corpi più coinvolti nella trattativa, sono disponibili cifre più dettagliate: l'aumento totale medio lordo a regime, valido dal 1° gennaio 2027, sarà di poco superiore ai 184 euro. Gli arretrati lordi (calcolati al netto dell'indennità di vacanza contrattuale già percepita) ammonteranno mediamente a circa 556 euro per l'anno 2025 e a circa 1.307 euro per l'anno 2026, considerando le 12 mensilità.
È probabilmente il punto più delicato dell'intero accordo, e quello su cui le organizzazioni sindacali hanno insistito di più durante la trattativa. Il problema previdenziale del comparto Sicurezza e Difesa viene descritto dagli stessi rappresentanti sindacali con toni allarmati: si parla di pensioni "letteralmente da fame" per le nuove generazioni di pensionati delle forze dell'ordine, se non interverranno correttivi specifici.
Il governo ha assunto un impegno formale e scritto: entro 90 giorni dalla sottoscrizione degli accordi, verrà istituito un tavolo tecnico interministeriale dedicato esclusivamente alla previdenza del comparto. Al confronto parteciperanno il Dipartimento della Funzione Pubblica, i ministeri dell'Interno, della Difesa, della Giustizia, dell'Economia, del Lavoro, insieme alle organizzazioni sindacali rappresentative. Zangrillo ha commentato: "L'obiettivo è individuare soluzioni ai problemi previdenziali della categoria [...] è un passo decisivo, che racconta bene l'attenzione del governo verso chi è chiamato ogni giorno a garantire la difesa dello Stato e la sicurezza interna ed esterna del Paese".
Va detto con chiarezza, però, che si tratta per ora di un impegno a discutere, non di una soluzione già definita. Le stesse organizzazioni sindacali, pur accogliendo positivamente l'apertura del tavolo, segnalano una certa genericità dell'impegno e l'insufficienza delle risorse attualmente stanziate per affrontare davvero il problema.
Le risorse economiche disponibili in questa tornata contrattuale non hanno permesso, almeno in questa fase, una rivalutazione di diverse voci accessorie molto sentite dal personale:
Le indennità operative, quelle legate specificamente ai rischi e alle condizioni particolari del servizio quotidiano, restano invariate.
Il lavoro straordinario non vede alcun adeguamento delle tariffe orarie riconosciute.
Le missioni, cioè le indennità corrisposte al personale impiegato in trasferte, operazioni fuori sede o incarichi temporanei lontano dalla sede di servizio abituale, restano anch'esse fuori dal perimetro degli aumenti di questo rinnovo. Si tratta di una voce particolarmente rilevante per il personale delle Forze Armate impegnato in missioni internazionali, ma anche per le Forze di Polizia coinvolte in operazioni straordinarie di ordine pubblico.
I buoni pasto completano la lista delle voci rimaste ferme, nonostante rappresentino una richiesta ricorrente nelle piattaforme sindacali degli ultimi anni.
La scelta del governo e delle parti sociali è stata dunque quella di concentrare quasi tutte le risorse disponibili sul trattamento economico fisso, lasciando alle prossime trattative il compito di intervenire su queste voci accessorie.
Oltre alla parte economica, l'accordo introduce un rafforzamento delle misure dedicate alla tutela della genitorialità (maternità e paternità) e al diritto allo studio, per favorire percorsi di formazione e aggiornamento professionale del personale. Sono inoltre previsti interventi normativi su congedo parentale, permessi brevi e congedo straordinario per donazione di organi, elementi che hanno contribuito a sbloccare la fase finale della trattativa.
Zangrillo ha sottolineato un dato temporale significativo: la definizione degli accordi relativi al triennio 2025-2027 arriva ad appena un anno e mezzo di distanza dalla sottoscrizione di quelli precedenti, relativi al triennio 2022-2024. Un ritmo di rinnovo più serrato rispetto alla tradizione dei contratti pubblici italiani, spesso caratterizzati da tempi molto più lunghi tra una tornata negoziale e l'altra.
Il governo si è impegnato anche a verificare, con la prossima legge di bilancio, la possibilità di reperire ulteriori risorse da destinare al FESI (Fondo per l'Efficienza dei Servizi Istituzionali), lo strumento che finanzia trattamenti accessori e produttività del personale. È stato inoltre fissato un appuntamento specifico per luglio 2027: Governo, organizzazioni sindacali e rappresentanze militari si incontreranno per una valutazione congiunta sull'andamento delle retribuzioni rispetto all'inflazione reale, un meccanismo di verifica pensato per evitare che gli aumenti concordati oggi perdano valore nel tempo.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...