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Riscaldamenti, le date accensioni 2026 per città e regioni, regole aggiornate condomini e case private, orari e limiti

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di Marianna Quatraro pubblicato il

Quando si accendono i riscaldamenti nel 2026: date per zona climatica, città e regioni, regole aggiornate per condomini e case private, orari consentiti e limiti di temperatura.

L’autunno è arrivato e torna la domanda di ogni anno: quando si accendono i riscaldamenti nel 2026? La risposta dipende dalla zona climatica del proprio Comune, dal tipo di impianto e da eventuali ordinanze locali.

L’Italia è, infatti, divisa in sei zone climatiche, dalla A alla F, definite in base ai gradi giorno, cioè la rigidità del clima invernale di ogni Comune. Il calendario nazionale della stagione 2026/2027 si basa sul DPR 74/2013 e sulle zone individuate dal DPR 412/1993. 

Più la zona è fredda, più è lungo il periodo in cui si può accendere l’impianto. Contano il clima e l’altitudine, quindi anche nella stessa regione due città possono avere date di accensione distanti settimane. Per conoscere la propria zona basta consultare la tabella allegata al DPR 412/1993 o il sito del proprio Comune. 

Date di accensione 2026/2027 per zona climatica

Il calendario nazionale con avvio di accensione dei riscaldamenti e il massimo di ore giornaliere per zone climatiche è il seguente: 

  • Zona A: dal 1° dicembre al 15 marzo, massimo 6 ore al giorno
  • Zona B: dal 1° dicembre al 31 marzo, massimo 8 ore al giorno
  • Zona C: dal 15 novembre al 31 marzo, massimo 10 ore al giorno
  • Zona D: dal 1° novembre al 15 aprile, massimo 12 ore al giorno
  • Zona E: dal 15 ottobre al 15 aprile, massimo 14 ore al giorno
  • Zona F: nessun limite nazionale su periodo e orari
Per tutte le zone, tranne la F, le ore di riscaldamento possono essere distribuite liberamente tra le 5 del mattino e le 23. Il numero di ore è un limite massimo, non un obbligo: nessuno è costretto a tenere acceso l’impianto per tutto il tempo consentito.

Le date città per città

Le accensioni nelle principali città italiane, divise per zona climatica, sono, nel dettaglio, le seguenti:

Zona E, dal 15 ottobre: Milano, Torino, Bologna, Venezia, Verona, Trieste, Bergamo e Brescia. Rientrano nella zona E anche Perugia, L’Aquila, Campobasso, Potenza e Bolzano. Il primo via libera della stagione scatta quindi oggi stesso o nei prossimi giorni per gran parte del Nord. 

Zona D, dal 1° novembre: Roma, Firenze, Genova, Ancona e molte città toscane. Appartengono alla zona D anche Pescara e Cosenza. Il periodo arriva fino al 15 aprile 2027, con un massimo di 12 ore al giorno. 

Zona C, dal 15 novembre: Napoli, Bari, Lecce, Cagliari, Salerno e Taranto. Si può restare accesi fino al 31 marzo 2027, per 10 ore al giorno.

Zona B, dal 1° dicembre: Palermo, Catania, Messina, Siracusa e Reggio Calabria. Si arriva al 31 marzo con 8 ore al giorno.

Zona A, dal 1° dicembre: principalmente le piccole isole, come Lampedusa, con chiusura il 15 marzo. 

Zona F, nessun limite: vallate alpine e paesi dell’Appennino, ad esempio Belluno, Trento, Cuneo e Aosta. 

Regioni: cosa cambia nel 2026

Le regioni non stabiliscono un calendario proprio, ma possono intervenire per ragioni ambientali. Il caso più rilevante del 2026 è l’Emilia-Romagna: per migliorare la qualità dell’aria, la Regione ha previsto l’accensione dal 1° novembre nei Comuni delle zone di Pianura ovest, Pianura est e dell’Agglomerato di Bologna. Chi abita a Bologna, nonostante la zona E, dovrà quindi attendere l’inizio di novembre. 

Ecco un quadro regionale sintetico:

  • Lombardia, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia: la maggior parte dei capoluoghi è in zona E, con accensione dal 15 ottobre. Le aree montane e alpine sono in zona F.
  • Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta: prevalgono località in zona F, senza limiti nazionali. Bolzano rientra in zona E.
  • Liguria, Toscana, Marche e Lazio: i capoluoghi sono in gran parte in zona D, con accensione dal 1° novembre.
  • Campania, Puglia e Sardegna: prevale la zona C, dal 15 novembre.
  • Sicilia e Calabria costiera: domina la zona B, dal 1° dicembre.
La mappa resta indicativa. Il calendario reale lo stabilisce il tuo Comune, quindi controlla sempre il sito del municipio.

Inoltre, con un’ordinanza motivata i sindaci possono anticipare o rinviare l’accensione, allungare o ridurre le ore giornaliere e perfino abbassare la temperatura massima negli ambienti. Succede in presenza di ondate di freddo anomale o di caldo fuori stagione. 

Se arriva un’ondata di gelo a fine ottobre in una città di zona D, il sindaco può anticipare l’accensione. Se settembre e ottobre restano miti, può invece posticiparla. Controlla quindi l’albo pretorio online del Comune, soprattutto nei giorni a ridosso della data di partenza.

Regole aggiornate per i condomini

Nei condomini con riscaldamento centralizzato le regole sono più rigide, perché l’impianto serve molte famiglie. Le principali:

  1. Calendario e orari: l’impianto centralizzato deve rispettare periodo e ore massime della propria zona climatica.
  2. Decisione dell’assemblea: entro i limiti di legge, è l’assemblea condominiale a stabilire gli orari di accensione, di norma con la maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno la metà del valore dell’edificio.
  3. Contabilizzazione del calore: nei condomini centralizzati è obbligatorio installare contatori di calore e valvole termostatiche, così che ciascuno paghi il calore effettivamente consumato.
  4. Accensione fuori periodo: è ammessa solo se le condizioni climatiche la giustificano e per una durata giornaliera ridotta.
  5. Distacco dall’impianto: il singolo condomino può staccarsi dal centralizzato, se dimostra che dal distacco non derivano squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri. Resta comunque tenuto a pagare le spese di manutenzione straordinaria e di conservazione dell’impianto.
L’amministratore ha il compito di far rispettare il calendario e di conservare il libretto di impianto e la documentazione sui controlli periodici.

Regole per le case private e il riscaldamento autonomo

Chi ha una caldaia autonoma ha più libertà quotidiana, ma non è del tutto svincolato dalla norma. I limiti di periodo e di orario valgono in linea di principio anche per gli impianti individuali. Nella pratica i controlli sugli impianti autonomi sono molto meno frequenti, ma il rischio di sanzioni esiste e le multe per il mancato rispetto delle regole possono arrivare a migliaia di euro.

Per le abitazioni private contano soprattutto gli obblighi di manutenzione:

  • Manutenzione periodica della caldaia secondo le indicazioni del costruttore, da affidare a un tecnico abilitato
  • Controllo di efficienza energetica, con relativo rapporto, a scadenze che dipendono da tipo e potenza dell’impianto
  • Libretto di impianto, da tenere aggiornato e conservare con cura
  • Verifica dei fumi e dei dispositivi di sicurezza, per evitare rischi da monossido di carbonio.
Prima dell’accensione stagionale conviene far controllare la caldaia, spurgare i termosifoni e verificare la pressione dell’impianto. È una spesa contenuta che riduce guasti, sprechi e consumi.

Orari e limiti di temperatura

La temperatura massima consentita negli ambienti è un limite quasi sempre dimenticato:

  • 20 gradi nelle abitazioni, negli uffici, nelle scuole e negli edifici residenziali in genere, con una tolleranza di 2 gradi
  • 18 gradi negli edifici industriali e artigianali, sempre con tolleranza di 2 gradi
Alcune strutture sono escluse dai limiti di orario, come ospedali, case di cura e asili nido, che possono mantenere l’impianto acceso senza restrizioni giornaliere, rispettando però le finestre di accensione e spegnimento. Per le scuole, le regole variano in base a tipologia e utilizzo.

Gli orari restano sempre compresi tra le 5 e le 23. Chi vuole risparmiare può distribuire le ore in due fasce, mattino e sera, anziché in un unico blocco continuo.

Come risparmiare sul riscaldamento senza violare le regole

Rispettare i limiti non significa rinunciare al comfort. Alcune buone pratiche riducono i consumi in modo concreto:

  • Abbassare la temperatura di 1 grado può far scendere i consumi di circa il 7%, secondo le stime più diffuse
  • Installare un cronotermostato o una valvola termostatica intelligente per programmare le fasce orarie
  • Evitare di coprire i termosifoni con tende o mobili
  • Isolare porte e finestre per ridurre le dispersioni
  • Arieggiare pochi minuti a finestre spalancate, senza lasciare la finestra socchiusa a lungo.

 




Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...