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Riscaldamento in casa, i 19 gradi non sono sempre la temperatura più adatta e conveniente: quanto tenere e perché

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di Chiara Compagnucci pubblicato il
Riscaldamento in casa, i 19 gradi non sono sempre la temperatura più adatta e conveniente: quanto tenere e perché

I 19 gradi non sono la regola per tutti: soggiorno, camera, bagno e smart working vogliono temperature diverse. Ecco come regolare il riscaldamento casa per casa, senza sprechi e senza avere freddo.

Per anni i 19 gradi sono stati la cifra simbolo del riscaldamento domestico: abbassa di uno o due gradi e risparmi. Ma quella cifra non è né un obbligo di legge né la temperatura giusta per tutti. Dipende da chi vive in casa, da che stanza si scalda, da quanto è isolata l’abitazione e da quante ore si resta fermi. Ecco che cosa dicono le regole, quali valori indicano gli esperti per ogni ambiente e in quali casi scendere a 19 gradi può costare più che tenere la casa un po’ più calda.

Cosa dicono la legge, l’ENEA e l’OMS

La prima distinzione è tra limite legale e raccomandazione. Per le abitazioni il massimo previsto è 20 °C con una tolleranza di 2 °C, quindi fino a 22 °C; per gli edifici industriali e artigianali il tetto è 18 °C, sempre con 2 gradi di tolleranza. Il tetto a 19 °C era una misura d’emergenza energetica del 2022: secondo Altroconsumo, il decreto che l’aveva introdotto è stato abrogato. Resta una sola segnalazione locale: per la Lombardia una guida indica ancora 19 °C per le abitazioni, un dato da verificare nell’ordinanza regionale.

I 19 °C sono oggi un riferimento volontario dell’ENEA, considerato sufficiente per il comfort e per ridurre i consumi: l’agenzia indica che ogni grado in meno può far calare i consumi di combustibile fino al 10%, mentre altre guide parlano del 7%, un dato non sempre sostenuto da fonti. L’Organizzazione mondiale della sanità indica come soglia minima 18 °C per i climi temperati e valori più alti se in casa ci sono neonati, anziani o persone fragili. Sotto i 16 °C il rischio di malattie respiratorie aumenta, secondo la stessa indicazione riportata da fonti secondarie. Tra 18 e 24 °C, sempre secondo la sintesi di Altroconsumo, non risultano rischi dimostrabili per la salute. La temperatura giusta sta quindi in un intervallo, non su un solo numero.

Stanza per stanza e ora per ora

Il consiglio più semplice è smettere di impostare un’unica cifra per tutta la casa. Per soggiorno e cucina, nelle ore in cui si vive la casa, le guide indicano valori tra 19 e 21 °C, con i 20-21 °C come riferimento più citato; la mattina ci si ferma spesso a 19-20 °C. In camera da letto la temperatura ideale è più bassa: circa 16-18 °C di notte, con 17 °C di giorno e 19 °C la sera come riferimenti citati da altre guide. Il corpo dorme meglio in un ambiente più fresco e una stanza troppo calda disturba il sonno profondo.

Il bagno è l’eccezione: si tiene intorno a 17 °C e si porta a 22-24 °C solo poco prima di fare la doccia, per evitare lo shock termico. I corridoi possono restare intorno ai 17 °C. Quando la casa è vuota di giorno, si può scendere a 16-17 °C, ma le stanze non usate non vanno lasciate sotto i 14 °C, per non favorire condensa e muffa. La sera si torna a 19-20 °C nelle zone di vita, o a 20-21 °C se ci sono persone fragili. Una buona gestione dell’umidità completa il quadro: l’ENEA indica un livello relativo tra il 40 e il 60%, oltre il quale aumentano condensa e muffa, mentre il Ministero della Salute, citato da Altroconsumo, indica 40-50%.

Quando i 19 gradi non convengono

I 19 gradi funzionano per chi si muove, è vestito in modo adeguato e vive in una casa ben isolata. Non sono ideali per chi lavora da casa: stare seduti per ore davanti a uno schermo fa sentire più freddo, e per l’angolo di lavoro le guide indicano mai sotto i 21 °C, con un intervallo di 20-22 °C citato da altre fonti. Non sono ideali neppure per anziani e persone fragili, per cui si consiglia di non scendere mai sotto i 18 °C e di tenere spesso la casa a 20-21 °C. Per i neonati la camera è tra 18 e 20 °C, mentre per i bambini non si dovrebbe superare 20-21 °C, evitando di coprirli troppo.

C’è poi un effetto che si trascura: abbassare troppo il termostato può costare di più. Quando la casa è fredda, molte persone accendono stufette elettriche o radiatori ad olio, che consumano molto più di un impianto centralizzato impostato a circa 21 °C. Una guida porta l’esempio di condomini in cui è stato fissato 19 °C: gli inquilini hanno poi aggiunto riscaldamenti elettrici o a olio, e il risparmio è sparito. Se i problemi persistono nello stesso punto, ad esempio con muffa che ritorna dietro un armadio, la causa può essere il muro o un ponte termico, e abbassare o alzare i gradi non basta.

Come risparmiare senza stare al freddo

La regola pratica è scaldare dove e quando serve. Il termostato programmabile permette di abbassare la temperatura quando non si è in casa e di riportarla al livello giusto prima del rientro, e una guida stima fino al 15% di risparmio annuo, un dato non verificato. Valvole termostatiche sui termosifoni permettono di tenere diverse temperature per stanza. Le ore di accensione sono regolate per zona climatica: nella zona E, che comprende Milano, il riscaldamento è consentito fino a 14 ore al giorno dal 15 ottobre al 15 aprile, tra le 5 e le 23, mentre nella zona D, dal 1 novembre al 15 aprile, le ore sono 12 e nella zona C, dal 15 novembre al 31 marzo, 10. Alcuni comuni hanno posticipato l’accensione, ad esempio al 1 novembre, quindi conviene controllare l’ordinanza del proprio comune.

Tre situazioni tipo, costruite sui valori citati, aiutano a capire. In una famiglia con un genitore in smart working, il soggiorno o lo studio tiene 20-21 °C durante il giorno, le camere restano a 16-18 °C e il bagno sale a 22 °C solo prima della doccia. In una casa dove vive un anziano da solo, la soglia di sicurezza è 18 °C, ma i 20-21 °C nella stanza in cui passa le ore sono più adatti. In una casa vuota otto ore al giorno, si programma un abbassamento a 16-17 °C e si anticipa la ripartenza di un’ora, così da trovare l’ambiente caldo al rientro senza tenere il riscaldamento alto tutto il giorno.

Per decidere quanto tenere, conviene partire da tre domande: chi vive in casa, che cosa fa durante il giorno e quanto è isolata l’abitazione. Se in casa ci sono lavoratori in smart working, anziani o bambini, i 19 gradi sono in genere troppo pochi: contano di più i 18 °C minimi dell’OMS e i valori più alti indicati per ogni caso. Se la casa è vuota per molte ore, il risparmio vero sta nelle ore di assenza e nelle stanze non usate, non nel togliere un grado nel soggiorno. E se ci si ritrova a usare stufette elettriche, è un segnale che la temperatura dell’impianto è troppo bassa per le esigenze della casa.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...