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Scandali nei cimiteri, loculi svuotati dai dipendenti per guadagnarci: scoperto a Roma, non è un caso isolato

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

Salme non decomposte fatte a pezzi per liberare i loculi nei cimiteri Flaminio e Maccarese. Ama licenzia sette dipendenti e ne sospende quattro. Tutti i dettagli e i precedenti.

Una vicenda che scuote Roma e riapre una ferita mai davvero rimarginata: quella della gestione dei cimiteri capitolini. Gli accertamenti interni di Ama, l’azienda che gestisce i servizi cimiteriali della Capitale, hanno fatto emergere un quadro inquietante. Alcune salme non ancora completamente decomposte sarebbero state ridotte e fatte a pezzi per poter essere sistemate nelle cassette ossario, così da liberare i loculi in tempi rapidi. Il bilancio è pesantissimo: sette dipendenti licenziati e altri quattro sospesi dal servizio.

Che cosa è successo nei cimiteri Flaminio e Maccarese

Tutto parte da una verifica avviata da Ama sull’operato di alcune squadre di operatori tecnico-cimiteriali in servizio nel cimitero Flaminio di Prima Porta, il più grande d’Italia, e nel cimitero di Maccarese. Dai controlli sarebbero emersi episodi in cui salme che non avevano concluso il processo di mineralizzazione venivano trattate come se fossero già ridotte a semplici resti ossei.

In pratica, secondo quanto ricostruito, i corpi sarebbero stati disseppelliti, smembrati e trasferiti in cassette ossario senza rispettare le procedure previste dalla legge. Una violazione che, oltre a ledere la dignità dei defunti, tradisce la fiducia di migliaia di famiglie che affidano i propri cari a una struttura pubblica.

Ama ha trasmesso gli esiti dell’indagine interna all’Autorità giudiziaria e al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. L’azienda ha precisato che i provvedimenti disciplinari sono stati calibrati sui diversi livelli di responsabilità individuati nel corso degli accertamenti.

Perché le salme non decomposte non possono finire nell’ossario

Per capire la gravità del caso serve un passo indietro sulla normativa. Dopo un determinato periodo dalla sepoltura, che in genere va dai 20 ai 30 anni a seconda del tipo di sepoltura e del regolamento locale, si può procedere alla estumulazione o all’esumazione. Se il corpo ha completato la mineralizzazione, cioè la trasformazione dei tessuti che lascia prevalere la componente ossea, i resti possono essere raccolti e collocati in una cassetta ossario o nell’ossario comune.

Se invece la decomposizione non è terminata, la regola è chiara: la salma non può essere ridotta e deve essere sistemata di nuovo, per esempio nel campo di inumazione, per completare il ciclo naturale. Il semplice trascorrere degli anni, dunque, non basta a giustificare la riduzione: serve verificare lo stato reale dei resti.

È proprio qui che si inserisce l’ipotesi al vaglio degli investigatori. Alcuni lavoratori avrebbero potuto attestare falsamente l’avvenuta mineralizzazione per poter procedere al trasferimento in ossario, forse dietro compenso. Si tratta, per ora, di un’ipotesi investigativa, e sarà la magistratura a stabilire responsabilità ed eventuali reati.

Il filo conduttore di molte inchieste di questo tipo è sempre lo stesso: il loculo è una risorsa scarsa e preziosa. In molte città i posti disponibili scarseggiano, le liste d’attesa si allungano e chi ha perso una persona cara spesso cerca una soluzione in tempi brevi. Questo crea un terreno fertile per chi, dall’interno, può liberare un posto più in fretta del dovuto e magari farsi pagare per il favore.

Svuotare un loculo prima del tempo significa anche aggirare l’ordine cronologico delle assegnazioni e, nei casi peggiori, mettere le mani sul corpo di una persona senza il rispetto che la legge e la comune umanità impongono. Un’operazione che incide sulla disponibilità dei loculi e può pesare anche sui costi sostenuti dai familiari.

I provvedimenti: sette licenziamenti e quattro sospensioni

La risposta di Ama è stata netta. Sono sette i dipendenti licenziati e quattro quelli sospesi. Una scelta che l’azienda rivendica come segno di tolleranza zero, anche per difendere la grande maggioranza degli operatori che svolge il proprio lavoro con serietà in un contesto già difficile.

Resta ora da capire quale sarà l’esito dell’inchiesta della magistratura. Gli atti sono stati trasmessi agli inquirenti, che potranno valutare ipotesi come il vilipendio di cadavere, la falsità nelle attestazioni e, qualora venisse provato un passaggio di denaro, la corruzione.

Non è la prima volta: il precedente di Prima Porta e altri casi simili

Per i romani, quanto emerso ricorda un’altra pagina nera. Nel 2020, i carabinieri del Nucleo Radiomobile avevano piazzato telecamere nascoste nel cimitero Flaminio, riprendendo tra gennaio e febbraio scene di operatori Ama impegnati in condotte illecite, in collegamento con alcune agenzie di pompe funebri. L’inchiesta ipotizzava finte cremazioni: le salme, anziché essere cremate, venivano fatte a pezzi e gettate nelle fosse comuni.

Il filone giudiziario è poi arrivato a processo. Secondo la stampa dell’epoca, gli imputati erano 16, tra dipendenti Ama e responsabili di agenzie funebri, con accuse di vilipendio di cadavere e truffa e un danno stimato in circa 500 mila euro. In quell’inchiesta era emerso anche che ai familiari veniva chiesta una somma intorno ai 300 euro per operazioni presentate come regolari, senza spiegare come sarebbero state realmente eseguite. Ama si è costituita parte civile, parlando di gravissimo danno economico e d’immagine.

Il fenomeno non riguarda soltanto la Capitale. Negli ultimi anni diverse inchieste hanno mostrato come la gestione di loculi, estumulazioni e sepolture possa diventare terreno di abusi.

Bagheria (Palermo), l’operazione Caronte. Nel 2018 i carabinieri hanno eseguito misure cautelari nei confronti di dieci persone per un’associazione per delinquere attiva nel cimitero comunale. L’indagine, relativa al periodo tra maggio 2017 e aprile 2018, ha ricostruito come il gruppo controllasse le estumulazioni e le tumulazioni: imprenditori delle onoranze funebri e cittadini avrebbero pagato dipendenti cimiteriali per ottenere sepolture rapide, a prescindere dall’ordine cronologico. In questo modo numerosi loculi sarebbero stati liberati per fare posto alle salme “segnalate”. Anche a Bagheria, in un episodio distinto, i carabinieri trovarono bare accatastate e bruciate e resti umani sparsi, con un’indagine passata alla Dda per il sospetto di infiltrazioni mafiose.

Palermo, il direttore dei cimiteri. Nell’ottobre 2020 è stato posto agli arresti domiciliari l’ex direttore dei cimiteri cittadini, accusato di corruzione e concussione. Secondo gli inquirenti, in cambio di somme che arrivavano fino a 800 euro, avrebbe trovato sistemazioni per le sepolture senza rispettare l’ordine cronologico imposto dai regolamenti.

Trapani, “il caffè per il necroforo”. Nell’aprile 2025 sono scattate cinque misure cautelari per corruzione e concussione nella gestione dei servizi cimiteriali. Tra gli arrestati l’ex necroforo, che secondo l’accusa decideva con grande discrezione sullo stato di decomposizione delle salme e sulle estumulazioni straordinarie, ottenendo la liberazione di loculi occupati da anni per offrirli, dietro compenso, a chi aveva urgenza di seppellire un familiare. Le somme venivano definite, con tono quasi ironico, “il caffè per il necroforo”. Documentati 25 fatti illeciti, di cui 10 episodi corruttivi.

Tre città e tre contesti diversi, ma uno schema ricorrente: pochi posti, forte urgenza delle famiglie e controlli deboli creano l’occasione per un mercato parallelo.

Gli esperti del settore individuano alcune cause strutturali. La prima è la carenza di loculi, aggravata dall’invecchiamento della popolazione e da anni di programmazione insufficiente. La seconda è la scarsità di controlli incrociati: quando l’anagrafe cimiteriale non è aggiornata, diventa difficile verificare la coerenza tra ciò che viene autorizzato, ciò che risulta registrato e ciò che viene eseguito materialmente sul campo.

Una terza causa è il rapporto stretto e poco trasparente tra alcuni operatori e le agenzie di pompe funebri, che in molte inchieste appare come l’anello di congiunzione del sistema. Infine pesa la vulnerabilità delle famiglie: chi vive un lutto raramente ha la lucidità per contestare una procedura o chiedere chiarimenti su costi e modalità.

Come tutelarsi: consigli per le famiglie

Chi deve affrontare una estumulazione o una traslazione può adottare alcune precauzioni:

  • Chiedere sempre il quadro normativo applicato e i tempi previsti dal regolamento cimiteriale del proprio Comune.
  • Pretendere documentazione scritta e ricevute per ogni pagamento, diffidando di richieste di denaro non previste da tariffario.
  • Verificare lo stato dei resti insieme al personale, quando consentito, prima di qualsiasi riduzione.
  • Segnalare anomalie all’ente gestore, all’ufficio relazioni con il pubblico o direttamente alle forze dell’ordine.
  • Diffidare di scorciatoie proposte da intermediari che promettono tempi rapidi e prezzi ridotti.

 




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...