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Garante della Privacy: le spese personali illegali dal macellaio fino al parrucchiere per 400mila euro rivelate da Report

di Marcello Tansini pubblicato il
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Un'inchiesta giornalistica getta luce sulle spese personali illegali del Garante della Privacy: viaggi di lusso, rimborsi gonfiati e casi di corruzione hanno sottratto oltre 400mila euro, tra opacità e benefit fuori controllo.

L'Autorità per la protezione dei dati personali, generalmente considerata esempio di riservatezza e trasparenza istituzionale, si trova al centro di una tempesta giudiziaria e mediatica. Un’inchiesta, avviata dalla procura di Roma dopo le rivelazioni della trasmissione “Report”, ha sollevato dubbi profondi sulla gestione delle spese interne al collegio. Il quadro che emerge dalle indagini mostra utilizzo disinvolto dei fondi pubblici e condotte che rischiano di ledere gravemente l’immagine e il decoro dell’Ente.

Secondo quanto riportato dalle carte giudiziarie, la contestazione ruota attorno a rimborsi e benefit pagati con denaro pubblico, destinati a spese che dal 2022 hanno subito un notevole incremento. I magistrati parlano di una crescita evidente dei costi, con il bilancio annuale per le rappresentanze salito dagli 851 mila euro del 2021 fino a sfiorare un milione e 250 mila euro nel 2024. Tra le irregolarità contestate vi sono cene in ristoranti di lusso, soggiorni in hotel di categoria superiore, frequentazioni di centri fitness e sedute dal parrucchiere, con addirittura sei mila euro spesi in macelleria su tre anni.

Il fascicolo non coinvolge solo il presidente Pasquale Stanzione, ma tutto il collegio direttivo dell’Autorità: la vice Ginevra Cerrina Feroni, ordinaria di diritto costituzionale, l’avvocato Guido Scorza e il componente Agostino Ghiglia. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, si sono focalizzate su esborsi ritenuti non riconducibili alle attività di mandato e su possibili reati come peculato e corruzione. Al centro del dibattito giudiziario vi sono anche i conflitti d’interesse e i rapporti poco trasparenti tra l’Autorità e alcune aziende private.

Fra ricostruzioni interne e testimonianze di ex funzionari, come l’ex segretario generale Angelo Fanizza, costretto alle dimissioni di recente, emergono tensioni e pressioni crescenti nel tentativo di evitare danni di immagine. L’impatto mediatico sull’affidabilità dell’Autorità è stato significativo, richiedendo un’immediata presa di posizione da parte dei legali difensori degli indagati, che evidenziano la necessità di chiarire rapidamente i punti oscuri e differenziare le responsabilità individuali. Lo scenario delineato lascia intendere una fase delicata per la credibilità del Garante e una riflessione ampia sull’etica delle funzioni pubbliche di garanzia.

Le spese personali del collegio: viaggi di lusso, rimborsi gonfiati e benefit

Le carte d’indagine illustrano un ampio spettro di spese contestate riconducibili ai membri del collegio, descrivendo pratiche che sollevano interrogativi sull’utilizzo delle risorse destinate alla tutela della privacy. Gli inquirenti hanno evidenziato una gestione discutibile di benefit e rimborsi, a partire dall’utilizzo delle carte di credito dell’Ente. Ogni componente poteva contare su un plafond mensile fino a 5.000 euro – cifra significativa soprattutto per chi non risiedeva a Roma, come nel caso del presidente Stanzione, che avrebbe usato parte dei fondi anche per l’affitto di un appartamento, negoziando un aumento da 3.000 a 3.700 euro mensili presso un b&b gestito da persone a lui vicine.

In una tabella semplificata sono sintetizzati i tipi di spesa oggetto di indagine:

Tipologia Descrizione sintetica Importo segnalato
Spese di rappresentanza Cene, ristoranti elite Diversi migliaia di euro
Viaggi istituzionali Voli business class, soggiorni hotel a 5 stelle Oltre 80.000 euro (G7 Tokyo)
Acquisti personali Parrucchiere, fitness, lavanderia Conto superiore a 10.000 euro/anno
Auto di servizio Utilizzi impropri aziende e privati Non quantificato esattamente
Acquisto alimentari Carne in macelleria ~6.000 euro in 3 anni

Particolare attenzione viene riservata alle trasferte internazionali, come quella per il G7 di Tokyo: il costo ufficialmente comunicato era pari a 34 mila euro, ma la documentazione informale raccolta porta la cifra a superare gli 80 mila euro, con 40 mila euro impegnati solo per i voli. In diversi casi la scelta della business class risulta non giustificabile rispetto ai regolamenti che la consentono soltanto per le tratte superiori alle cinque ore senza interruzioni.

La gestione delle spese riguarda anche la destinazione di benefit esclusivi, con auto di servizio aziendali utilizzate per trasferimenti privati o politici, come la Citroen dell’Ente impiegata per recarsi presso sedi di partito, e la carta di credito, addebitata per cene che non risultano correlate alle attività istituzionali. Gli episodi raccolti dalle carte degli inquirenti suggeriscono uno stile gestionale orientato ad assecondare le esigenze personali dei membri, spesso in contrasto con le norme di amministrazione trasparente richieste agli enti pubblici.

L’aumento delle spese negli ultimi anni è testimoniato da dati oggettivi e ha generato una situazione interna di crescente apprensione tra i dipendenti. L’ex segretario generale racconta di una quotidianità segnata da tensioni e dalla consapevolezza degli effetti disastrosi che la divulgazione di certe pratiche avrebbe potuto avere sull’immagine dell’Autorità. Proprio la trasparenza, elemento alla base della funzione del Garante, sembra risultata compromessa da atteggiamenti, condotte e scelte che ora sono al vaglio della magistratura.

Corruzione e uso improprio dei fondi: sanzioni opache e casi emblematici

L’inchiesta romana non si limita all’aspetto delle spese di rappresentanza, ma affronta temi di maggiore rilevanza penale come presunti episodi di corruzione e abuso delle prerogative istituzionali. Sotto esame ci sono meccanismi di scambio tra vantaggi personali e omessa applicazione delle sanzioni verso società di primo piano. Uno degli episodi più delicati riguarda i rapporti tra l’Autorità e la compagnia Ita Airways: dalle indagini emergono tessere “Volare Executive”, ciascuna dal valore di circa 6.000 euro, ricevute dagli indagati come presunto ringraziamento per una sanzione formale di limitata entità nonostante irregolarità amministrative riscontrate nell’attività della società.

Le relazioni professionali tra figure di spicco del collegio dell’Autorità e il settore privato completano il quadro dei conflitti d’interesse. Elementi emersi sottolineano, tra l’altro, come l’avvocato responsabile della privacy per Ita Airways fosse legato allo studio legale diretto da un componente del Garante. Analoghe perplessità investono anche la gestione delle procedure sanzionatorie nei confronti di altre multinazionali, in particolare il caso Meta, relativo all’introduzione sul mercato degli smartglasses. La sanzione, dapprima proposta in misura imponente (44 milioni di euro), è stata poi drasticamente abbassata fino a essere annullata a causa di ritardi procedurali e presunte interferenze nelle discussioni interne, aggravate dalla promozione del prodotto da parte di un componente del board su canali pubblici.

La dinamica illustrata dai magistrati mette in evidenza come la funzione pubblica possa essere minacciata dalla commistione tra interessi personali e responsabilità istituzionali. Episodi di uso improprio dell’auto di servizio, utilizzo strumentale dei benefit e concessione di sanzioni simboliche rientrano in un percorso che dagli illeciti amministrativi porta alle ipotesi di reato, con ripercussioni dirette sulla fiducia che cittadini e stakeholder ripongono nell’Autorità.

Le carte processuali, articolate in sedici pagine, costituiscono un documento dettagliato che racconta condotte e scelte individuali sfociate in infrazioni rilevanti. I difensori degli indagati hanno dichiarato l’intenzione di depositare materiale esaustivo a discolpa, auspicando chiarimenti che possano differenziare le posizioni e ridimensionare il danno reputazionale. Tuttavia, la portata delle contestazioni e la natura degli episodi contestati impongono ora una riflessione ampia sulla necessità di regole di trasparenza e un più rigoroso codice etico per chi ricopre incarichi apicali in Autorità di garanzia come quella per la protezione dei dati personali.