Le auto di 20-29 anni pesano ormai il 17% dei passaggi di proprietà come testimoniano i dati ACI, mentre il mercato nel complesso frena. Tra listini del nuovo, costi di gestione e fisco, ecco perché tanti italiani guardano al passato e cosa rischiano in officina.
Il mercato dell’usato in Italia non solo regge, ma si sposta verso vetture sempre più anziane. A settembre 2026 le auto con un’età compresa tra 20 e 29 anni hanno rappresentato il 17% dei passaggi di proprietà, contro il 15,4% dello stesso mese del 2025. Un dato che arriva in un periodo in cui il totale delle compravendite è in lieve calo e che racconta una scelta diffusa: spendere meno, accettando un’auto che ha già vissuto a lungo.
Secondo l’elaborazione dell’Automobile Club d’Italia, a settembre i passaggi di proprietà delle autovetture sono stati 284.708, l’1,2% in meno rispetto a un anno prima. Eppure la fascia 20-29 anni cresce: ad agosto aveva toccato il 17,4% (era il 15,4% un anno fa) e a maggio il 16,8% (15,1% nel 2025). Salgono, pur in modo più contenuto, anche le auto con oltre 30 anni, al 2,9% del totale.
Il fenomeno si innesta su un parco circolante già tra i più vecchi d’Europa. Lo studio della CGIA di Mestre, ripreso a marzo, indica che il 24,3% delle auto italiane ha più di 20 anni, cioè oltre 10 milioni di vetture immatricolate prima del 2004. Tra i grandi Paesi europei fa peggio solo la Spagna (25,6%), mentre la Francia si ferma al 12,5% e la Germania al 10%. L’età media delle auto in circolazione, secondo l’Annuario statistico ACI, è di 13 anni: nel 2009 era di 7,9.
L’usato resta comunque il cuore del mercato. Nei primi nove mesi del 2026 si contano 188 passaggi di proprietà ogni 100 auto nuove immatricolate, con picchi superiori a 200 in alcuni mesi.
Il primo motivo, citato da più osservatori, è il costo di accesso. I listini delle auto nuove sono saliti e il potere d’acquisto delle famiglie non ha seguito. In questo contesto l’usato anziano diventa l’unica soluzione possibile per chi ha bisogno di muoversi e non può, o non vuole, indebitarsi.
Il prezzo medio dell’usato in generale, secondo i dati AutoScout24, nei primi otto mesi dell’anno è di 21.540 euro, in calo del 2,8% su base annua. Una cifra che per molti resta comunque alta: scendere di dieci o vent’anni di età permette di comprare con budget molto più contenuti.
Mantenere un’auto in Italia costa, nel 2026, tra 3.000 e 6.500 euro l’anno, a seconda di motorizzazione, chilometri e provincia di residenza. Le voci fisse, tra assicurazione, bollo e revisione, pesano tra 600 e 1.100 euro. Il premio medio della RC auto è di 437 euro secondo l’IVASS, ma i nuovi contratti arrivano a 624 euro secondo Facile.it.
Sul fronte fiscale, Sicurauto riferisce di un’esenzione parziale del bollo in discussione con una soglia di 80 kW, che non tiene conto né di emissioni né di anzianità. Il risparmio sarebbe di circa 200-250 euro l’anno per un’auto da 80 kW, ma sull’usato il vantaggio rischia di essere assorbito da prezzi più alti sulle versioni esenti. Le agevolazioni legate ai registri storici, inoltre, rendono più conveniente tenere in circolazione le vetture più datate.
C’è poi un fattore culturale. Una parte degli automobilisti, secondo la lettura di Sicurauto, guarda con diffidenza alla transizione tecnologica e preferisce motori a combustione percepiti come più semplici da gestire. Le cifre mostrano che la scelta non è isolata: diesel e benzina coprono ancora circa tre quarti del mercato dell’usato, mentre le ibride sono al 12% (+22,5% in un anno) e le elettriche all’1,4% (+20,1%).
Un’auto di vent’anni ha meno elettronica, niente schermi, pochi sistemi di assistenza alla guida. Per chi l’ha già posseduta in passato, o la sceglie per un uso limitato, questa semplicità è un vantaggio.
Il risparmio all’acquisto, però, non cancella le spese di manutenzione. Secondo i dati diffusi da Federcarrozzieri, la spesa media annua per manutenzione e riparazioni è salita del 33% in dieci anni, mentre il costo di ricambi, pneumatici e lubrificanti è aumentato del 21,2%. La tariffa oraria media della manodopera è passata da 55 euro nel 2015 a 71,08 euro nel 2024, con un aumento del 29%.
In parallelo si riduce la rete di chi ripara: le officine erano 83.705 dieci anni fa e nel 2024 sono 75.284, circa 8.400 in meno, pari a un calo del 10%. I cali maggiori si registrano in Abruzzo (-16,2%), Puglia (-15,9%) e Marche (-15,6%), mentre il Piemonte è l’unica regione in crescita (+2%). Per la CGIA le cause sono i costi fissi, gli investimenti in software e formazione richiesti dalle auto moderne e il mancato ricambio generazionale.
Il punto debole delle auto molto anziane è la manutenzione. Secondo un’analisi di Everyeye, chi guida vetture di 25-30 anni va in officina molto meno spesso, perché un intervento può costare più del valore dell’auto stessa Con l’età aumenta la probabilità di guasti a freni, sterzo e motore, e ignorare spie e rumori anomali peggiora consumi, frenata e accelerazione.
Ci sono poi le conseguenze collettive. Un parco dominato da veicoli Euro 3 o precedenti rallenta il ricambio verso emissioni più basse e lascia fuori i sistemi di assistenza alla guida. Per la CGIA il rischio è che la sicurezza stradale diventi un lusso, con strade piene di auto poco curate. L’Unrae, che rappresenta le case estere, chiede di rimodulare gli incentivi per favorire il ricambio dei modelli obsoleti.
Per chi sceglie comunque un’auto di 10-20 anni, ci sono alcune precauzioni di buon senso:
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...