Nel 1982 Mario Muccino lascia la Fiat e apre un’officina di 60 mq. Con la moglie Michelina costruisce emmepi srl, azienda che oggi lavora con clienti internazionali
Ci sono storie che raccontano l’Italia meglio di qualsiasi statistica. Sono storie fatte di mani sporche di olio, di sveglie all’alba, di scelte difficili prese a tavola con la famiglia. La vicenda di Mario Muccino, 88 anni, è una di queste. Nel 1982, a un passo dalla sicurezza che per tanti italiani rappresentava il traguardo di una vita, decise di lasciare il posto fisso da operaio in Fiat per inseguire un’idea: costruire qualcosa di proprio.
Oggi quell’idea ha un nome, emmepi srl, e una reputazione consolidata a livello nazionale, con clienti internazionali che si affidano alle sue competenze. Ma tutto è cominciato in uno spazio di appena 60 metri quadrati.
Mario appartiene a una generazione che ha imparato presto il valore del lavoro. Per lui la fabbrica non è stata soltanto un luogo dove timbrare il cartellino: è stata una scuola. Negli anni trascorsi alla Fiat ha imparato a conoscere le macchine, i materiali, i tempi e i ritmi di una produzione industriale che in quel periodo rappresentava l’orgoglio del Paese.
Lavorare in una grande azienda significava godere di una stabilità economica invidiabile. Uno stipendio sicuro ogni mese, tutele, la prospettiva di arrivare alla pensione senza grandi scossoni. Per una famiglia dell’epoca era quasi un traguardo definitivo. Eppure, dentro Mario, cresceva la convinzione che quella sicurezza non bastasse. Voleva decidere in prima persona come lavorare, cosa costruire, quale qualità offrire.
È questo il tratto che ancora oggi colpisce di lui: la capacità di guardare oltre il presente, senza lasciarsi frenare dalla paura di perdere ciò che si ha.
Nel 1982 l’Italia attraversava anni complessi, tra trasformazioni industriali e incertezze economiche. Lasciare il posto fisso in quel contesto non era una decisione da prendere alla leggera. Per molti sarebbe sembrata un azzardo, se non una follia. Chi ti garantiva che l’attività avrebbe funzionato? Chi avrebbe pagato le spese se i clienti non fossero arrivati?
Mario scelse comunque di rischiare. Non lo fece per spirito avventuroso, ma per una consapevolezza maturata negli anni: aveva competenze solide, una conoscenza profonda del mestiere e la voglia di metterle al servizio di un progetto personale. La scelta di dimettersi dalla Fiat fu il punto di svolta di un’intera esistenza, il momento in cui il lavoratore dipendente lasciò spazio all’imprenditore.
È una decisione che molti sognano e pochi compiono. Servono coraggio, ma anche un sostegno familiare saldo, perché quando si lascia uno stipendio sicuro il rischio non ricade solo su chi lo corre, ma su tutta la famiglia.
L’inizio fu estremamente modesto. L’officina di Mario misurava appena 60 metri quadrati. Dentro trovavano posto cinque macchine utensili, il cuore operativo dell’attività, acquistate con sacrifici e scelte oculate. Ogni macchina rappresentava un investimento importante, e ognuna doveva guadagnarsi il proprio posto producendo lavoro.
Per gli uffici non c’era spazio, almeno non nel senso tradizionale. Così il “reparto amministrativo” prese forma in un minuscolo ufficio ricavato su un soppalco di legno, sospeso sopra l’officina. Da lassù si sentiva il rumore delle macchine, si respirava l’odore dei metalli lavorati e si vedeva tutto quello che accadeva sotto. Era un ufficio essenziale, ma funzionale, specchio di un’impresa che investiva ogni risorsa disponibile nella produzione.
Quel soppalco è diventato, nel racconto di famiglia, quasi un simbolo. Ricorda che per costruire un’azienda solida non servono strutture imponenti, ma idee chiare, disciplina e qualità del lavoro. Le grandi realtà industriali partono spesso da luoghi piccolissimi, dove ogni centimetro è sfruttato e ogni giornata conta.
Nessun risultato di successo è opera di una sola persona. Accanto a Mario c’era Michelina, la moglie, compagna di vita e di sacrifici. Con dedizione e con il proprio lavoro ha contribuito a sostenere la famiglia e quel sogno che, nei primi tempi, non garantiva alcuna certezza.
Il ruolo di Michelina è stato fondamentale in più sensi. Da un lato c’è l’aspetto economico: portare avanti un’attività appena nata significa affrontare mesi in cui le entrate sono incerte e le spese puntuali. Il suo lavoro ha permesso alla famiglia di reggere nei momenti più delicati, quando l’officina doveva ancora conquistare la fiducia dei primi clienti. Dall’altro c’è l’aspetto umano: credere nel progetto del marito, condividere le rinunce, sostenere la fatica quotidiana senza mai lasciare spazio allo sconforto.
Troppo spesso la storia dell’imprenditoria italiana ha dimenticato queste figure. Eppure dietro tante piccole e medie imprese nate nel dopoguerra e negli anni successivi ci sono donne che hanno tenuto insieme famiglia e azienda, rinunciando al tempo libero, alle vacanze, alla tranquillità. Quella di Mario e Michelina è una imprenditoria familiare nel senso più autentico: un progetto di coppia, costruito insieme giorno dopo giorno.
Dai 60 metri quadrati iniziali è nata emmepi srl, azienda che nel tempo ha costruito la propria identità sulla serietà, sull’affidabilità e sulla capacità di rispondere alle esigenze dei clienti. Non esistono scorciatoie nella crescita di un’impresa: servono anni di lavoro continuo, di consegne rispettate, di problemi risolti e di fiducia guadagnata una commessa alla volta, come diversi altri casi imprenditoriali dimostrano.
Oggi emmepi è una realtà riconosciuta a livello nazionale e collabora con clienti internazionali. Un traguardo che dimostra come anche un’impresa nata in uno spazio minuscolo possa competere in un mercato globale, a patto di puntare sulla qualità e di non smettere mai di migliorarsi.
Il percorso di emmepi racconta una caratteristica tipica del tessuto produttivo italiano: la forza delle piccole e medie imprese, capaci di trasformare competenza artigianale e visione industriale in un vantaggio competitivo. È un modello che ha reso il nostro Paese riconoscibile nel mondo e che continua a rappresentare una risorsa preziosa per l’economia.
La storia di Mario Muccino, da operaio Fiat a grande imprenditore che un pò richiama la storia del contadino Renzo Rossi diventato miliardiario, non è soltanto un racconto da ammirare, ma contiene indicazioni concrete per chiunque stia valutando di avviare un’attività:
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...