In Italia la carta igienica si usa meno: tra bidet, doccette e risparmio di acqua e denaro, cambiano abitudini e consumi. Ma carta da cucina, salviette, bambł e riciclo non sono sempre alternative sostenibili.
Gli italiani spendono ogni anno 1,39 miliardi di euro per la carta igienica, ma il consumo nazionale può scendere senza rinunciare all’igiene. In molte abitazioni esiste già una soluzione: il bidet. Anche doccette e WC con funzione bidet consentono di affidare all’acqua la parte principale della pulizia, lasciando alla carta il compito di asciugare. Le stime disponibili collocano il consumo medio italiano intorno a 70-80 rotoli per persona all’anno, con riferimento al 2025. È un valore più basso rispetto a quello di Paesi dove il bidet è poco diffuso.
Non serve, quindi, aspettare una carenza di rifornimenti né accettare una rinuncia imposta. La riduzione può partire dalle abitudini di casa e incidere su spesa, rifiuti e uso di cellulosa. L’alternativa, però, deve essere un sistema ad acqua, non un prodotto usa e getta inadatto. Le stime indicano un risparmio massimo fino all’80%; nella pratica contano il numero di persone, la frequenza d’uso e il modo in cui il bagno viene utilizzato.
Nel 2025 la spesa complessiva italiana per la carta igienica ha raggiunto 1,39 miliardi di euro. La rilevazione considera anche una spesa media di circa 23,5 euro annui per abitante e un consumo tra 70 e 80 rotoli pro capite. Per una famiglia di quattro persone, il conto indicativo della sola carta arriva così a circa 94 euro all’anno.
È una media, non una tariffa uguale per tutti. Incidono la qualità del prodotto, il numero di strappi, la lunghezza del rotolo, le promozioni e la composizione del nucleo familiare. Anche il prezzo scritto sulla confezione può trarre in inganno: se diminuiscono i fogli o i metri complessivi, il prodotto può costare come prima pur offrendo meno. È il meccanismo noto come shrinkflation.
Per confrontare due confezioni bisogna quindi guardare oltre il prezzo esposto. Vanno verificati il numero di fogli, la metratura totale e, quando il dato è disponibile, il costo al chilogrammo. Solo così il confronto tra marche e formati diventa attendibile.
Il consumo italiano resta più contenuto rispetto a quello di Paesi nei quali il bidet non è una dotazione abituale. Negli Stati Uniti, per esempio, la stima disponibile parla di circa 140 rotoli per persona all’anno; in Italia il dato è inferiore a 100. Il paragone non è perfettamente omogeneo: cambiano i formati, le abitudini e i sistemi di misurazione. La differenza, comunque, è coerente con la maggiore diffusione italiana dei dispositivi ad acqua.
Il bidet è diventato una presenza stabile nelle abitazioni italiane anche per effetto del decreto del Ministero della Sanità del 1975, il provvedimento che definisce i requisiti igienico-sanitari degli edifici. La disposizione prevede almeno un bidet in uno dei bagni dell’abitazione. Una norma edilizia ha così contribuito a rendere quotidiana una soluzione rimasta marginale in altri Paesi, dove hanno pesato la minore disponibilità di spazio, le abitudini domestiche e differenze culturali.
Il sanitario separato dal WC permette di lavarsi con acqua dopo l’uso del bagno. Il bidet è conosciuto anche in Portogallo e in alcune zone della Spagna; è meno comune, invece, in Francia, Germania, Regno Unito e nei Paesi del Nord Europa. Quando il bagno è piccolo, una doccetta può svolgere una funzione analoga senza aggiungere un elemento ingombrante.
La sua presenza ha modificato un gesto ordinario. In Italia l’acqua può intervenire prima che la carta venga usata in quantità, e il rotolo serve soprattutto per asciugare o per situazioni occasionali. Non deve necessariamente occuparsi da solo dell’intera pulizia.
L’acqua rimuove i residui senza affidare tutto allo sfregamento di una superficie asciutta. Per chi ha la pelle irritata o sensibile nell’area perianale, il lavaggio può quindi risultare più delicato dell’uso ripetuto di molti strappi. Le valutazioni sanitarie, però, restano legate al singolo caso: in presenza di prurito, dolore, sanguinamento o disturbi persistenti è necessario rivolgersi a professionisti qualificati, come dermatologi e medici.
Con un getto regolabile si possono modificare intensità e direzione. Il bidet tradizionale richiede di spostarsi dal WC; una doccetta o un WC con funzione bidet può rendere il passaggio più semplice per anziani, persone con ridotta mobilità e famiglie con bambini. L’acqua non risolve da sola il problema dell’asciugatura. Una piccola quantità di carta può restare utile, oppure si può ricorrere a un tessuto lavabile destinato esclusivamente a questo impiego, da gestire con regole di igiene adeguate.
Il washlet inserisce nel WC un ugello per il getto d’acqua. A seconda del modello, può offrire temperatura regolabile, sedile riscaldato e asciugatura ad aria. È una soluzione più complessa del bidet, ma può adattarsi a un bagno di dimensioni ridotte o a chi preferisce un funzionamento automatizzato. Restano da considerare il consumo di elettricità e quello dell’acqua. L’impatto ambientale, perciò, dipende dall’intero ciclo di vita del dispositivo, non soltanto dal fatto che si comprino meno rotoli.
Le stime disponibili attribuiscono al bidet una riduzione della carta fino al 75-80% del consumo. Il dato va letto come un limite indicativo, non come un risultato garantito. Chi usa già il bidet dispone di un margine più ridotto; una famiglia che oggi ricorre soltanto alla carta può invece diminuire in misura consistente gli acquisti.
Il calcolo più semplice parte dai 94 euro annui stimati per una famiglia di quattro persone. Applicando una riduzione dell’80%, il risparmio teorico arriva a circa 75 euro all’anno. Il conto si basa sui valori del 2025 e non considera tutte le differenze tra le famiglie: la carta utilizzata per asciugarsi, i consumi individuali e i prezzi effettivamente pagati possono cambiare il risultato.
Le soluzioni disponibili hanno costi iniziali diversi:
Quando l’acqua non è disponibile, oppure non può sostituire completamente la carta, anche il materiale scelto ha un peso. La carta riciclata impiega fibre provenienti da giornali, carta da ufficio e imballaggi e, rispetto alla cellulosa vergine, richiede in generale meno acqua ed energia. Le fibre, però, si accorciano e si indeboliscono dopo più cicli di lavorazione. La carta igienica può quindi rappresentare uno degli sbocchi finali del materiale riciclato.
Per l’Italia è stata indicata una produzione annua di carta tissue destinata agli usi igienico-sanitari pari a circa 1,5 milioni di tonnellate, con una quota del 7% realizzata con materiali riciclati. Si tratta di una rilevazione di settore datata, da non interpretare come una fotografia aggiornata al 2026.
Una stima riferita alla produzione di una tonnellata di carta igienica riciclata calcola un risparmio superiore a 4 tonnellate di legno, oltre 50 metri cubi d’acqua e più di 400 chilogrammi di CO2. Sono valori di studio. Servono a indicare un ordine di grandezza, non costituiscono il bilancio ambientale di ogni singolo impianto.
Il bambù cresce rapidamente e può rigenerarsi dopo il taglio. Questo, però, non lo rende automaticamente sostenibile. Gran parte della produzione è concentrata in Asia; il trasporto verso l’Europa, la lavorazione in impianti alimentati da fonti fossili e la possibile sostituzione di habitat naturali possono ridurne il vantaggio.
Anche la certificazione FSC merita attenzione, ma non esaurisce la valutazione. Il marchio è gestito da un’organizzazione che certifica le filiere forestali; non descrive da solo i trasporti, l’energia usata e la trasformazione del prodotto. Per capire l’impatto reale bisogna considerare l’intera filiera.
Salviette umidificate, fazzoletti e carta da cucina non sono intercambiabili con la carta igienica. La loro struttura può resistere maggiormente all’acqua e alla disgregazione. Se finiscono nel WC, rischiano di fermarsi nei tubi, nelle pompe o nelle reti fognarie. La dicitura “biodegradabile” o “flushable” stampata su una confezione non basta a garantire la compatibilità: contano il prodotto, l’impianto e le indicazioni del gestore del servizio idrico.
Un esempio noto sono i fatberg britannici, grandi ammassi solidificati di grassi, oli, salviette e altri rifiuti che si sono formati nelle fognature del Regno Unito. Il fenomeno rende evidente un problema concreto: un oggetto piccolo può unirsi ad altri detriti e contribuire a ostruzioni costose da rimuovere.
La carta da cucina assorbe molto, ma viene progettata per restare integra durante l’uso. I fazzoletti sono leggeri, non per questo adatti allo scarico. Le salviette possono contenere fibre sintetiche e rimanere a lungo nell’ambiente.
La regola più prudente è anche la più semplice: nel WC devono finire carta igienica compatibile e quantità limitate di materiale; tutto il resto va smaltito seguendo le indicazioni locali.
Per una famiglia italiana il primo passo è usare con regolarità il bidet già disponibile. Se lo spazio non consente di aggiungere un sanitario, una doccetta installata correttamente può ridurre il consumo senza ristrutturare il bagno. Prima dell’acquisto vanno controllati pressione, attacchi e valvole di sicurezza; l’installazione dovrebbe essere affidata a personale competente.
Anche un kit per WC o un washlet richiede verifiche preliminari. Nei bagni già esistenti bisogna accertare la compatibilità elettrica e idraulica, oltre alla possibilità di collegamento. Un dispositivo inadatto rischia di trasformare il risparmio previsto in una spesa aggiuntiva.
La carta conserva comunque il suo posto: serve per asciugare, fuori casa e quando il lavaggio ad acqua non è possibile. In questi casi si possono preferire prodotti riciclati o certificati, controllando la quantità effettiva contenuta nella confezione. Morbidezza e colore bianco non misurano da soli la sostenibilità. Prima di diventare un prodotto utilizzato per pochi secondi, la cellulosa vergine richiede alberi, acqua, energia, sbiancamento, imballaggi e trasporti.
Il punto, in Italia, è sfruttare una dotazione domestica già normale. Bidet o doccetta al posto dei materiali impropri, carta quando serve e attenzione al costo complessivo possono ridurre la spesa familiare senza trasferire il problema alle tubature e alle reti fognarie.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, č sempre curiosa su tutte le novitą delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...