Stufe a pellet, legna, gas ed elettriche: cosa controllare prima di accenderle, come usarle senza rischi e quali multe si rischiano. Non c’è un divieto nazionale, ma le regole cambiano per ogni stufa.
In Italia non esiste un divieto nazionale di accendere stufe e camini. Esistono però obblighi di manutenzione, regole regionali sulle emissioni e norme di sicurezza che cambiano a seconda del combustibile. Chi accende la stufa a inizio inverno senza controllare nulla rischia due cose diverse: un incidente, che per gas e legna significa soprattutto monossido di carbonio e incendio, e una sanzione amministrativa che per la mancata manutenzione va da 500 a 3.000 euro.
Per le stufe a legna e a pellet il primo controllo riguarda la classe ambientale, cioè le «stelle» assegnate dal decreto ministeriale 186 del 2017. Si legge sul libretto o sulla certificazione del produttore: se mancano, bisogna recuperare marca, modello, potenza e certificazione, perché dalle stelle dipende se l’apparecchio può essere usato nella tua regione. Il secondo controllo è la canna fumaria: deve essere pulita e in buone condizioni, perché fuliggine e incrostazioni aumentano emissioni e rischio di incendio.
La revisione annuale della stufa a pellet deve essere eseguita da un tecnico e registrata nel libretto di impianto: verifica guarnizioni, fumi, componenti elettromeccanici e residui. I costi indicati sono di circa 80 euro per la manutenzione base e da 150 a 200 euro con la pulizia della canna fumaria. Il controllo dei fumi ha frequenze separate: per i combustibili solidi fino a 100 kW le frequenze indicative previste dal decreto 74 del 2013 sono ogni due anni, e per gas metano o Gpl fino a 100 kW ogni quattro anni. Non è chiaro se le singole stufe rientrino sempre in queste regole, quindi conviene verificare con il manutentore e con la propria Regione.
In Lombardia a questo si aggiunge la registrazione nel catasto regionale degli impianti termici (Curit): il manutentore rilascia un rapporto e lo registra. Sempre in Lombardia la pulizia della canna fumaria va fatta almeno una volta all’anno oppure ogni quattro tonnellate di biomassa bruciata.
Per le stufe a gas, in particolare quelle a bombola Gpl, valgono altre regole. Le bombole non collegate all’utenza, piene o vuote, non possono essere tenute in casa: lo indica come obbligo di legge una guida del Dipartimento della Prevenzione dell’Asl Toscana Centro. Prima di accendere conviene controllare la scadenza del tubo in gomma e far sostituire la bombola da personale qualificato. Per installazioni e manutenzioni annuali la stessa guida raccomanda ditte autorizzate, che devono rilasciare la dichiarazione di conformità.
Per le stufe elettriche non c’è una manutenzione obbligatoria da libretto, ma c’è una regola pratica che riduce il rischio più comune: la presa. Le stufe producono calore intenso e assorbono molta energia, e vanno tra gli apparecchi da non collegare a prolunghe o ciabatte, perché il sovraccarico può causare cortocircuiti e incendi. Prima di accenderle va controllato anche lo stato di cavo e spina.
Con legna e pellet le regole d’uso sono semplici e vanno rispettate sempre: tenere chiusa la portella dopo il caricamento, usare il parascintille nei caminetti, mantenere divani, poltrone e tappeti alla distanza indicata dal costruttore e non lasciare un focolare acceso incustodito. La pulizia ordinaria del focolare va fatta circa ogni due giorni, in base all’uso, anche se la legge non fissa una scadenza.
Con il gas il pericolo cambia: il Gpl tende a ristagnare a terra, e basta una scintilla per innescare un’esplosione, anche da un interruttore o da un frigorifero. Le stufe portatili richiedono afflusso di aria esterna e ricambio d’aria, spesso assenti in casa, e le griglie di ventilazione per le bombole devono trovarsi vicino al pavimento. Vanno evitate in camera da letto, in bagno e nei locali piccoli, e non sono adatte come riscaldamento principale e continuo, perché i fumi finiscono nell’ambiente.
Il rischio che accomuna gas e legna è il monossido di carbonio: è incolore, inodore e insapore, e gli incidenti avvengono spesso di notte, mentre si dorme. La guida dell’Asl indica anche che i bracieri di legna sono all’origine di circa il 50% delle intossicazioni domestiche da monossido e non vanno mai usati per riscaldare ambienti interni. La guida risale al 2022 ma i principi non sono cambiati.
Con le stufe elettriche la regola d’uso è una sola: una presa dedicata, senza prolunghe e senza ciabatte. Se non si può evitare l’allungo, conviene almeno una ciabatta con protezione dal sovraccarico e fusibili e verificare che il carico complessivo resti entro la capacità.
Nessun divieto nazionale, quindi le limitazioni dipendono dalla Regione e, nei periodi di smog, anche dal Comune. Qui le fonti che abbiamo letto non coincidono su tutto, e per questo indichiamo le differenze invece di scegliere una versione.
In Lombardia dal 15 ottobre 2026 scattano i nuovi requisiti per i generatori a biomassa sopra i 35 kW, mentre per quelli pari o inferiori a 35 kW sono previste ulteriori disposizioni dal 15 ottobre 2027. Per le nuove installazioni serve almeno la classe quattro stelle, e dal 2020 non si possono usare generatori sotto le tre stelle. Il caminetto può essere acceso saltuariamente a scopo ricreativo, con potenza al focolare fino a 10 kW, ma la deroga non è automatica.
Nel Veneto le fonti divergono: una parla di divieto per le stufe sotto le tre stelle fino al 30 aprile, tranne la zona Prealpi e Alpi, un’altra di restrizioni per le classi da una a due stelle. In Emilia-Romagna il Piano aria integrato regionale limita le stufe a una e due stelle, con misure più restrittive nei comuni di pianura e nei giorni di inquinamento. In Piemonte si segnalano divieti sotto le tre stelle e, durante l’allerta Pm10, solo apparecchi a cinque stelle. In caso di inquinamento le Regioni possono inasprire le misure. Prima di accendere, il consiglio concreto è leggere l’ordinanza del proprio Comune.
La sanzione più certa riguarda la manutenzione. Secondo il decreto del presidente della Repubblica 74 del 2013, il proprietario che non fa i controlli o non ha il libretto rischia da 500 a 3.000 euro. L’installatore che non rilascia la documentazione paga da 1.000 a 6.000 euro, e la violazione può emergere anche da controlli automatici sul catasto.
Per le emissioni, cioè per chi usa una stufa vietata nella propria Regione, le sanzioni indicate vanno da 500 a 5.000 euro, con riferimento al decreto legislativo 152 del 2006, ma non è una multa uniforme valida in tutta Italia: dipende dalla Regione e dalla violazione. Per gas ed elettriche non abbiamo trovato una sanzione specifica sull’uso domestico: restano i rischi di sicurezza e, per le bombole tenute in casa, il divieto di legge.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...