Aristide Polla, commesso di Porte di Rendena in Trentino, ha completato la SwissPeaks Odyssey: 650 km, 44.000 metri di dislivello e 195 ore di corsa. La storia di un ultra trailer che si allena prima di andare al lavoro.
Alle 3:30 del mattino, mentre la Val Rendena dorme, c’è un uomo che si allaccia le scarpe e comincia a correre. Non è un professionista e non ha uno sponsor che gli paga i viaggi. Dopo l’allenamento lo aspetta il suo turno in un negozio di ferramenta. Si chiama Aristide Polla e a ottobre 2026 ha concluso la SwissPeaks Odyssey, una delle prove di ultra trail più dure del pianeta: 650 chilometri e 44.000 metri di dislivello positivo in 195 ore. È una storia che racconta quanto possano fare disciplina, costanza e testa, anche partendo da una vita normale.
Aristide Polla è nato nel 1975 e vive a Vigo Rendena, nel comune di Porte di Rendena, in provincia di Trento. Il comune è nato nel 2016 dalla fusione di Darè, Vigo Rendena e Villa Rendena e si trova all’ingresso della Val Rendena, vicino al Parco Naturale Adamello Brenta, tra Pinzolo e Madonna di Campiglio.
Di lavoro fa il commesso in un negozio di ferramenta. Chi lo conosce lo descrive come una persona riservata, quasi taciturna, che ama la solitudine ma considera fondamentali la famiglia e poche amicizie solide, legate da valori condivisi. Non cerca applausi e non corre per dimostrare qualcosa agli altri. A spingerlo, ha spiegato, è la sfida con sé stesso.
Non è un esordiente improvvisato. Già nel 2025 Polla si era fatto notare nel panorama dell’endurance trentino. Alla Top Dolomites di Pinzolo aveva chiuso i 50 chilometri in 5 ore e 41 minuti, decimo assoluto e primo tra i trentini. Risultati che parlano la lingua dei grandi, ottenuti da un atleta che non vive di corsa.
Il dettaglio che ha colpito di più i lettori è l’orario. Polla si alza prima dell’alba e si allena tra le tre e le sei del mattino, in modo da avere la giornata libera per il lavoro e per la famiglia. Poi arriva in negozio, serve i clienti, consiglia viti, attrezzi e vernici, come qualunque altro giorno.
Questa routine, ripetuta per mesi e per anni, è il vero segreto della sua impresa. Nessun ritiro in altura, nessuno staff dedicato: solo una sveglia puntata nel cuore della notte e la volontà di non saltare l’appuntamento con le proprie montagne. Il territorio, del resto, lo aiuta. Le Dolomiti di Brenta, l’Adamello e i sentieri della Val Rendena sono una palestra naturale, che Polla considera ancora poco sfruttata rispetto al potenziale che offre il Trentino.
Chi pratica sport amatoriale conosce bene il problema: trovare il tempo. La risposta di Aristide è semplice e radicale, cioè anticipare la giornata. Il sacrificio più grande, ha raccontato, è proprio questo, fatto di rinunce quotidiane che dall’esterno si vedono poco.
La SwissPeaks Odyssey si corre sulle montagne svizzere ed è considerata una delle competizioni di ultra trail più estreme che esistano. Il percorso supera i 650 chilometri e accumula circa 44.000 metri di dislivello positivo. Per capirci, è come scalare l’Everest più di cinque volte, partendo ogni volta dal livello del mare, senza una vera pausa.
Il tempo massimo è di diversi giorni e le notti si trascorrono in gran parte in movimento. Gli organizzatori la presentano come una ricerca interiore prima ancora che come una gara. È una prova a eliminazione naturale: più della metà dei partecipanti si ritira prima del traguardo. Su un percorso così lungo possono cedere i piedi, lo stomaco, le articolazioni o la concentrazione. Spesso, a un certo punto, cede la testa.
Per questo concludere la SwissPeaks Odyssey è già un risultato di enorme valore, indipendentemente dalla classifica. Polla ha tagliato il traguardo dopo 195 ore, poco più di otto giorni. Ecco i numeri che raccontano la sua prova:
Nei racconti di Polla colpisce la sincerità. Non c’è la retorica dell’eroe infallibile. Ci sono momenti di sconforto, dolori fortissimi, gambe che sembravano pesare come blocchi di marmo, lacrime per la fatica. In un ultra trail la sofferenza fisica si alterna a fasi di grande leggerezza. L’atleta stesso ha spiegato che in un attimo si passa dalla gioia alle crisi, fisiche e psicologiche.
Quando le gambe smettono di girare, ha sottolineato, entra in gioco la mente. È la chiave di tutte le gare estreme, e lui la descrive come il vero allenamento nascosto: imparare a restare lucidi quando il corpo chiede di fermarsi.
Per gestire il sonno, che in una gara di otto giorni diventa un nemico, Polla ha usato la tecnica dei microsonni: pause di quattro o cinque minuti per ritrovare concentrazione ed energie in poco tempo. Pochi minuti di riposo, poi di nuovo in cammino. Una strategia che richiede esperienza, perché sbagliare il momento significa perdere ritmo o, peggio, lucidità sui sentieri più tecnici.
Il racconto di Polla non è fatto solo di fatica. L’atleta ha definito la SwissPeaks un percorso fatto di gioia, libertà e momenti di purezza mentale. Dopo giorni di corsa a contatto con la natura, ha spiegato, si raggiunge una dimensione quasi spirituale, difficile da provare in altre circostanze.
Il punto in cui questa sensazione è stata più forte è stato sul colle della Forclaz, davanti a uno scorcio di ghiacciaio che gli è rimasto impresso. Sulla gara ha detto che il nome Odissea è perfetto, perché chilometri e dislivello sembrano infiniti, mentre i panorami si susseguono uno dopo l’altro.
Per un uomo che ama la solitudine, l’ultra trail è forse la disciplina ideale. Ore e ore di silenzio, il rumore dei passi, la montagna che cambia colore con la luce. Una forma di libertà che, nelle sue parole, è l’opposto di una corsa contro qualcuno e somiglia a un confronto con i propri limiti.
Il momento più emozionante è arrivato alla fine. Polla ha condiviso con la moglie gli ultimi 500 metri della SwissPeaks Odyssey, un tratto che ha definito magico. Dopo 650 chilometri e quasi otto giorni di fatica, il traguardo ha avuto il volto di chi lo aveva sostenuto da vicino, nelle notti di preparazione come nei giorni di attesa.
Quell’arrivo, per lui, ha rappresentato la realizzazione di un sogno di una vita. Non un trofeo da esibire, ma il compimento di un percorso lungo anni, fatto di sveglie all’alba, chilometri solitari e piccole rinunce.
La vicenda di Aristide Polla offre spunti concreti per chi corre, per chi lavora e per chi ha un sogno nel cassetto, come:
Per un lettore appassionato di corsa, la sua parabola è un invito a guardare con occhi nuovi i sentieri sotto casa. Non servono quote altissime o attrezzature esclusive per cominciare: serve la voglia di mettersi in gioco, un passo dopo l’altro.
Aristide Polla, classe 1975, commesso in un negozio di ferramenta di Porte di Rendena, ha completato la SwissPeaks Odyssey in 195 ore, 650 km e 44.000 metri di dislivello, arrivando 23° assoluto e secondo tra gli italiani. Si è allenato per anni tra le tre e le sei del mattino, ha gestito il sonno con microsonni di pochi minuti, ha attraversato crisi e dolori e ha chiuso la gara abbracciato alla moglie negli ultimi 500 metri.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...