Le truffe ai distributori lungo strade e autostrade sono sempre più diffuse e non riguardano più solo diesel e benzina, che sono, comunque, le più frequenti. Cosa sta succedendo, come accorgersi e difendersi
Per anni il Gpl è stato considerato il carburante "tranquillo", quello scelto da chi vuole risparmiare senza troppi pensieri, lontano dalle polemiche su adulterazioni e pompe manomesse che periodicamente colpiscono benzina e diesel. Le ultime indagini della Guardia di Finanza raccontano però una realtà diversa: anche il Gpl non è immune da pratiche fraudolente, mentre il fenomeno delle truffe sui carburanti tradizionali continua a crescere, con percentuali di irregolarità che ormai riguardano la maggioranza dei controlli effettuati.
L'episodio più recente arriva dalla provincia di Brindisi, dove i finanzieri hanno posto sotto sequestro un distributore stradale a Latiano. Ad attirare l'attenzione degli investigatori è stato un impianto di erogazione con una cisterna interrata, insieme a un'autocisterna utilizzata per il trasporto del prodotto. All'interno, gli accertamenti hanno rilevato oltre 76.000 litri di Gpl miscelato in modo abusivo, sia per uso domestico che per autotrazione.
Il gestore è stato denunciato per truffa aggravata e per il reato di miscelazione abusiva del prodotto. Si tratta di una fattispecie che ricorre periodicamente nelle cronache del settore: già in passato, in altre zone d'Italia, sono stati scoperti casi simili, come quello di un distributore in provincia di Palermo, il cui titolare imbottigliava illegalmente bombole destinate ai privati, alterando di fatto la tracciabilità e la sicurezza del prodotto venduto.
La miscelazione abusiva non è un dettaglio tecnico irrilevante: significa che il Gpl venduto al consumatore non corrisponde più, per composizione, a quanto dichiarato e pagato, con conseguenze sia sul piano economico, un prodotto di qualità inferiore venduto al prezzo di quello originale, sia su quello della sicurezza, dato che impianti e bombole sono progettati per gestire caratteristiche chimiche precise.
Se il caso di Latiano riguarda specificamente il Gpl, i dati più allarmanti arrivano dal monitoraggio nazionale su benzina e diesel. Tra il 12 e il 15 aprile 2026, la Guardia di Finanza ha condotto oltre 1.000 verifiche in tutta Italia nei distributori di carburante. Il risultato è stato sorprendente per la sua portata: le irregolarità riscontrate sono state 795, pari a circa il 73% dei controlli effettuati.
Una percentuale di questa entità racconta un problema che va ben oltre i singoli episodi di cronaca: non si tratta più di casi isolati riconducibili a gestori disonesti, ma di un fenomeno strutturale che coinvolge una parte molto ampia della rete distributiva italiana. Tra le violazioni più frequenti, gli investigatori hanno individuato diverse tipologie ricorrenti, ciascuna con un impatto diverso sul consumatore finale.
La prima e più insidiosa riguarda la qualità del carburante. In alcuni distributori sono state trovate miscele non conformi, ottenute aggiungendo sostanze che ne alterano le caratteristiche chimiche per abbattere i costi di produzione o smaltire prodotti di scarto. A Roma, in alcune stazioni di servizio indipendenti, sono stati trovati oltre 10.000 litri di gasolio non conforme alle specifiche. In un altro episodio, nella zona industriale di Anzio, la Guardia di Finanza ha sequestrato più di 3.400 litri di carburante adulterato, individuato grazie all'intervento dei chimici del laboratorio mobile dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Le conseguenze di un pieno con carburante alterato non si limitano al portafoglio: chi guida rischia danni seri al motore, fino alla necessità di sostituire componenti meccanici fondamentali, con riparazioni che possono superare anche le migliaia di euro. Nei casi più gravi, la presenza di sostanze chimiche non compatibili con il sistema di alimentazione può portare addirittura al rischio di incendio.
La seconda tipologia di irregolarità riguarda invece la quantità erogata. Alcuni distributori, attraverso pompe manomesse, fanno pagare al cliente un quantitativo di carburante superiore a quello effettivamente versato nel serbatoio. È una truffa difficile da individuare a occhio nudo, perché il contatore digitale sembra funzionare normalmente: in alcuni casi documentati anche sui social network, il dispositivo ha continuato a far scorrere l'importo anche quando l'erogazione non era in corso, oppure ha iniziato il conteggio prima ancora che la pistola toccasse il serbatoio.
La terza criticità è più amministrativa ma non meno rilevante per la trasparenza del mercato: riguarda gli obblighi di comunicazione dei prezzi al portale Osservaprezzi carburanti del Ministero delle Imprese. Diversi distributori non avrebbero aggiornato correttamente i prezzi esposti, rendendo più difficile per gli automobilisti confrontare le offerte reali e individuare le stazioni più convenienti, in un periodo in cui il costo dei carburanti resta comunque sotto pressione.
Non è un caso che le truffe ai distributori tendano a intensificarsi nei periodi di rincaro dei prezzi. Quando il costo di benzina e diesel sale, aumenta anche la tentazione, per alcuni gestori meno scrupolosi, di proporre prezzi più bassi della media per attirare clientela, compensando i margini ridotti con carburante di qualità inferiore o quantità erogate scorrette. Lo stesso meccanismo si applica al Gpl: pur restando il carburante più economico sul mercato, con un pieno che può costare fino alla metà rispetto alla benzina, anche in questo segmento la pressione sui margini può spingere verso scorciatoie illegali come la miscelazione abusiva.
A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono le tensioni internazionali sui prezzi del petrolio, che negli ultimi mesi hanno mantenuto alta la pressione sui listini italiani, alimentando un contesto in cui il risparmio promesso da alcuni distributori può rivelarsi, in realtà, un rischio nascosto.
Difendersi da queste pratiche non è semplice, ma alcuni accorgimenti possono ridurre il rischio. È utile osservare il contatore della pompa nel momento in cui si inserisce la pistola nel serbatoio: se l'importo inizia a salire prima che il carburante venga effettivamente erogato, o continua a scorrere anche quando l'erogazione è interrotta, si tratta di un segnale d'allarme da documentare immediatamente con foto o video dal proprio smartphone.
Per quanto riguarda la qualità del prodotto, il sospetto nasce più spesso a posteriori, quando il veicolo manifesta problemi di funzionamento subito dopo un rifornimento in una stazione poco conosciuta o con prezzi sensibilmente inferiori alla media di zona. In questi casi, conservare lo scontrino del rifornimento è il primo passo per poter eventualmente dimostrare dove e quando è stato fatto il pieno, utile sia per un esposto alle autorità sia per eventuali richieste di risarcimento.
In presenza di un sospetto fondato, la segnalazione può essere indirizzata alla Guardia di Finanza o ai Carabinieri, che dispongono degli strumenti tecnici per verificare sia la conformità del carburante sia la corretta calibrazione delle pompe. Restano inoltre utili le app di comparazione prezzi, non solo per individuare le offerte più convenienti, ma anche per farsi un'idea di quando un prezzo è "troppo buono per essere vero", un campanello d'allarme che, alla luce dei dati emersi dai controlli nazionali, vale la pena non ignorare.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...