Un automobilista riceve 5 multe in pochi minuti sulla SS53 a causa di autovelox ravvicinati. Ma la conoscenza della normativa e il ricorso lo salvano.
Un episodio occorso nel maggio sulla SS53 Postumia ha stimolato un vivace dibattito nazionale sulla gestione degli autovelox e sulla relazione tra sicurezza stradale ed equità sanzionatoria. Un automobilista di Belluno, percorrendo questo tratto di strada, ha ricevuto cinque sanzioni per eccesso di velocità nell’arco di soli sette minuti, con sanzioni che hanno superato i 700 euro e una penalizzazione sulla patente di sei punti, per superamenti del limite di velocità contenuti tra 5 e 20 km/h rispetto ai 70 consentiti. Sul tratto vigilato da ben tredici rilevatori elettronici, la serialità delle multe ha suscitato riflessioni sui criteri di installazione e utilizzo di tali dispositivi e sulle modalità di tutela riconosciute agli automobilisti di fronte a simili accadimenti.
Le regole sulla collocazione e l’utilizzo degli autovelox sono state rafforzate dalla riforma del Codice della Strada e dal recente decreto Autovelox. I dispositivi devono essere autorizzati esclusivamente dal Prefetto, e il posizionamento è ammesso solo su tratti di strada che presentano elevati tassi di incidentalità o criticità nell’effettuare la contestazione immediata. In ambito urbano, gli apparecchi possono essere installati solo su strade con limiti non inferiori a 50 km/h, mentre sulle extraurbane il limite minimo è 70 km/h.
Le distanze minime tra i dispositivi rappresentano un altro cardine della disciplina:
Nel caso di più infrazioni accertate a breve distanza di tempo e sullo stesso tratto stradale, il Codice della Strada stabilisce criteri precisi. Ai sensi dell’articolo 198, chi, con una sola condotta, commette diverse violazioni della stessa disposizione soggiace a una sola sanzione, aumentata fino al triplo rispetto a quella prevista per la violazione più grave. La ratio è quella di evitare un effetto moltiplicatore per condotte che, di fatto, sono unitaria per spazio e tempo.
La valutazione si concentra su:
Nell’esperienza concreta, quando un cittadino riceve più multe per eccesso di velocità lungo un tratto vigilato da diversi autovelox, può agire per chiedere l’unificazione delle sanzioni facendo leva su questi principi. In conclusione, il diritto al cumulo giuridico è tutelato solo se le violazioni seriali sono effettivamente riconducibili a una sola azione di guida, come riconosciuto dai giudici di merito in molteplici sentenze.
Il proprietario del veicolo che si trovi a gestire molteplici verbali notificati a distanza di pochi minuti può presentare ricorso secondo le procedure ordinarie previste dal Codice della Strada, rivolgendosi al Prefetto o al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica. Oltre ai motivi «classici» (vizi di forma, mancanza segnaletica, differenze tra dati rilevati e documentazione fotografica, mancata omologazione del dispositivo), nel caso di contestazioni ravvicinate si può allegare l’esistenza di un “comportamento unitario”, richiedendo il cumulo giuridico delle sanzioni.
La pratica prevede la seguente modalità:
L’impatto delle contestazioni multiple non si limita all’aspetto economico. Il sistema della patente a punti prevede che per ogni violazione sia prevista una decurtazione, ma nel caso di condotta unitariamente valutata (art. 198 CdS), l’automobilista subisce l’unica decurtazione prevista dalla sanzione più grave contestata, evitando la sommatoria cumulativa.
Le principali conseguenze sono:
L’apertura di numerosi autovelox su brevi tratti, come nel caso studiato, ha sollevato interrogativi anche in termini sociali e di equità. In Italia si contano circa 11.300 rilevatori elettronici, un primato europeo, e la densità anomala su talune arterie alimenta il sospetto che le finalità di sicurezza vengano talvolta subordinate a quelle di bilancio per gli enti territoriali.
Il codice impone che l’installazione sia motivata da reali esigenze di prevenzione, basate su statistiche di sinistrosità e difficoltà di fermare i mezzi sul posto. Tuttavia, l’impatto sulla vita degli utenti della strada diventa rilevante laddove la proliferazione dei dispositivi aumenti in modo sproporzionato la probabilità di infrazioni a breve distanza, e il rischio è che la funzione educativa del controllo si trasformi in una logica di “ragnatela” sanzionatoria.
L’esperienza del guidatore sulla SS53 Postumia mostra l’urgenza di una migliore armonizzazione delle competenze tra i diversi enti preposti e invita a riflettere sull’esigenza di sistemi sanzionatori trasparenti e coerenti, capaci di bilanciare la prevenzione reale del rischio con i diritti del cittadino: trasparenza e tracciabilità delle motivazioni, corretta segnalazione delle postazioni e verifica periodica delle condizioni di legittimità degli autovelox installati dovrebbero essere elementi diffusi e garantiti da ciascuna amministrazione.