Il parroco di Altamura perde 120mila euro dopo aver risposto «ok» a un messaggio. La Procura di Bari indaga: come difendersi dalle truffe telefoniche.
Basta una parola di due lettere, scritta in fretta su uno smartphone, per avviare un raggiro che può svuotare un conto corrente. È la truffa telefonica che ha colpito Vito Colonna, parroco di Altamura, in provincia di Bari. La Procura di Bari ha aperto un’inchiesta dopo la sua denuncia. Questa vicenda dice molto sui rischi che corrono oggi privati, enti, associazioni e piccole attività. Vediamo cosa è emerso e come proteggersi.
Secondo la ricostruzione della truffa, il parroco avrebbe risposto con un semplice «ok» a un messaggio ricevuto sul cellulare da un numero riconducibile a presunti carabinieri. Da quel momento sarebbe iniziata una truffa durata cinque mesi, da marzo ad agosto, che gli sarebbe costata circa 120mila euro.
Non si tratta solo di risparmi personali. La somma comprenderebbe anche denaro appartenente alla parrocchia Sacro Cuore di Gesù e alla scuola d’infanzia paritaria “Pasquale e Maria Sabini”. Questo è un punto centrale: quando la vittima gestisce fondi di una comunità, il danno si moltiplica. Cade il singolo, e con lui rischiano di cadere servizi, stipendi e attività che dipendono da quei soldi.
Il caso è diventato pubblico solo in un secondo momento, dopo l’avvio degli accertamenti e dopo che è stata informata la diocesi. Come accade spesso, prima di parlare serve capire cosa si è perso, come e dove sia finito il denaro.
Il 18 settembre il parroco ha scritto al vescovo, monsignor Giuseppe Russo, e alla comunità, parlando di una truffa economica ad opera di un’organizzazione criminale, probabilmente internazionale. Nella lettera chiedeva ai fedeli di contribuire, secondo le proprie possibilità, a ricostituire il fondo necessario per le spese ordinarie di parrocchia e scuola.
Tra le famiglie degli alunni la preoccupazione è stata immediata, ma la scuola ha risposto con un messaggio social per rassicurare sul fatto che le attività continuano. È un esempio di buona gestione della crisi: trasparenza verso la comunità e una comunicazione rapida per evitare il panico.
Secondo quanto riportato dal Corriere del Mezzogiorno, la Procura di Bari ha avviato un’indagine dopo la denuncia di Colonna e si sospetta che dietro il raggiro ci siano professionisti della truffa, anche internazionali.
Questa ipotesi è plausibile. Le truffe telefoniche e digitali sono ormai un settore criminale strutturato, con call center abusivi, reti di prestanome, conti usati come ponte e flussi di denaro che attraversano più Paesi in poche ore. Più le somme vengono spostate lontano e in fretta, più il recupero diventa difficile. Per questo la tempestività della denuncia conta moltissimo.Va però detto con chiarezza che la dinamica esatta non è nota. Il parroco e la sua difesa mantengono il massimo riserbo, e toccherà agli inquirenti ricostruire come il denaro sia stato trasferito e dove sia finito. Tutto ciò che riguarda i meccanismi precisi resta quindi in attesa degli accertamenti, e a questo caso non va attribuito nulla che non sia stato accertato. Quello che possiamo fare è guardare agli schemi più frequenti di questo tipo di frodi, per imparare a riconoscerli.
L’episodio mostra un meccanismo che i truffatori conoscono bene: non serve forzare nulla, basta ottenere una reazione. Un «ok», un clic su un link, una conferma data a voce, il codice di una password monouso letto al telefono. Sono gesti che sembrano banali e che invece, nelle mani di chi sa come usarli, possono diventare il primo anello di una catena.
Le truffe di ingegneria sociale si fondano su tre leve psicologiche:
1. Mai rispondere d’impulso a messaggi da numeri sconosciuti
Un messaggio che sembra arrivare dalle forze dell’ordine, dalla banca o da un ente pubblico non va mai assecondato subito. Nemmeno con una risposta breve: una conferma può servire a capire che il numero è attivo e che dall’altra parte c’è una persona disposta a interagire. Meglio non rispondere e verificare.
2. Verificare sempre da un canale ufficiale
Se qualcuno dice di chiamare da un ufficio pubblico o dalla banca, interrompi la comunicazione e richiama tu, usando un numero preso dal sito ufficiale, dalla tessera o dagli estratti conto. Attenzione: il numero che compare sul display può essere falsificato (la tecnica si chiama spoofing) e far comparire proprio il recapito reale di un’istituzione. Fidarsi del display non basta.
3. Non comunicare mai codici, password o dati di accesso
Nessuna banca e nessuna forza dell’ordine chiede al telefono codici OTP, PIN, password dell’home banking o l’approvazione di operazioni non richieste. Se ti chiedono di autorizzare un bonifico «per proteggere i tuoi risparmi», è una truffa.
4. Diffidare di chi chiede segretezza
Quando qualcuno ti dice di non parlarne con parenti, colleghi o con il direttore della filiale, è un campanello d’allarme. Parlarne con una persona di fiducia è la difesa più efficace: un parere esterno spesso basta a spezzare l’incantesimo.
5. Controllare spesso i movimenti del conto
Una truffa che si protrae per mesi lascia tracce: bonifici ripetuti, importi crescenti, nuovi beneficiari. Controllare con regolarità l’estratto conto e attivare le notifiche per ogni operazione permette di accorgersene prima. Molte banche consentono anche di impostare limiti giornalieri e mensili sui bonifici, un freno prezioso.
6. Per enti, parrocchie, associazioni e PMI: più firme, più controlli
Il caso di Altamura ricorda che chi amministra fondi altrui è un bersaglio. Alcune misure di governance riducono il rischio:
Se hai il dubbio di aver risposto, cliccato o autorizzato qualcosa che non dovevi, ogni ora conta:
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...