Gianluigi Aponte e la moglie Rafaela Diamant guidano MSC da Ginevra. Dalla storia d’amore sul traghetto per Capri alle acquisizioni in Italia: Italo, Trieste, porti e treni.
C’è un uomo nato sulla costiera sorrentina che oggi muove più merci di qualsiasi altro armatore al mondo. Vive in Svizzera, ma continua a fare shopping in Italia. Si chiama Gianluigi Aponte, ha costruito insieme alla moglie Rafaela Diamant la Mediterranean Shipping Company, meglio nota come MSC, e negli ultimi anni ha trasformato il suo Paese d’origine in un terreno di investimento privilegiato. Treni, porti, rimorchiatori, fabbriche, giornali: la lista cresce di anno in anno.
Ma chi sono davvero Gianluigi e Rafaela? E perché la loro liquidità fa tanto discutere nel mondo della finanza?
Gianluigi Aponte è nato nel 1940 a Sant’Agnello, in provincia di Napoli, un paese della penisola sorrentina affacciato sul golfo. Il mare, da quelle parti, è un destino di famiglia: secondo la ricostruzione ufficiale del gruppo, le radici marittime degli Aponte risalgono al 1675, quando la famiglia trasportava merci e passeggeri nel golfo di Napoli.
Rimasto orfano di padre da bambino, Aponte entrò presto nel mondo della navigazione e divenne comandante di navi. Una carriera classica per un ragazzo della costiera, che nulla lasciava presagire di quello che sarebbe accaduto dopo.
Il vero punto di svolta arriva nel 1960, su un traghetto che collega Napoli a Capri. A bordo c’è una giovane di origine svizzera, Rafaela Diamant, figlia di un banchiere. I due si incontrano, si innamorano e si sposano. Non è soltanto una storia sentimentale: è l’inizio di una società a due che avrebbe cambiato la storia dei trasporti.
Rafaela non ha mai ricoperto un incarico formale ai vertici di MSC, ma tutte le ricostruzioni la indicano come figura decisiva nella crescita del gruppo. Ancora oggi si occupa in particolare degli allestimenti e degli interni delle navi da crociera, un lavoro che incide direttamente sull’identità del marchio.
Nel 1970 Gianluigi lascia il lavoro in banca. Con un prestito di circa 200 mila dollari acquista una vecchia nave da carico tedesca, la Patricia. L’anno successivo arriva la seconda imbarcazione, battezzata Rafaela in onore della moglie.
La scelta di fissare la sede a Ginevra si rivela strategica. La città svizzera offre stabilità, accesso ai capitali e un contesto favorevole alle società private. Ed è proprio la struttura privata a fare la differenza: nessun azionista da accontentare, nessuna trimestrale da pubblicare, nessuna pressione della Borsa.
MSC cresce con una formula semplice: prezzi competitivi e una rete di collegamenti sempre più fitta. Alla fine degli anni Ottanta il gruppo entra anche nel settore delle crociere, che oggi lo porta ad essere uno dei tre marchi più grandi del pianeta.
Il risultato è un colosso. MSC è oggi la più grande compagnia di trasporto container del mondo, avendo superato la rivale danese Maersk. Il gruppo impiega decine di migliaia di dipendenti diretti, e molti di più se si considerano le società controllate. Lungo la filiera ci sono navi, terminal portuali, logistica, ferrovie, rimorchiatori e traghetti.
Una caratteristica rende MSC particolarmente interessante per gli osservatori: la riservatezza. Il gruppo non diffonde i propri conti con la trasparenza di una società quotata, e persino il Financial Times ha più volte sottolineato come i numeri di MSC siano difficili da ricostruire. Questo non impedisce alle classifiche internazionali di stimare il patrimonio della famiglia in decine di miliardi di dollari. Secondo il Bloomberg Billionaires Index, la ricchezza di Gianluigi Aponte è di almeno 37 miliardi, mentre Forbes ha indicato Rafaela come una delle donne self made più ricche del mondo.
Perché si parla di una liquidità capace di competere con i grandi investitori americani? Perché, durante gli anni eccezionali delle tariffe di trasporto dei container, tra il 2020 e il 2022, i profitti del settore sono letteralmente esplosi. Per un gruppo privato e controllato da pochi azionisti, questo ha significato avere a disposizione enormi riserve di cassa, da reinvestire senza dover rendere conto a nessuno.
Gli Aponte hanno scelto di farlo in modo mirato: acquistare asset industriali che ruotano attorno al proprio business, dai porti alle ferrovie, e crescere lungo tutta la catena logistica. Una strategia di integrazione verticale che permette di controllare la merce dal momento in cui parte a quello in cui arriva.
Negli ultimi anni la famiglia Aponte ha moltiplicato le operazioni nel nostro Paese. Ecco le principali:
L’influenza della famiglia va oltre i confini italiani. Gianluigi Aponte è stato indicato come intermediario chiave nella trattativa sui porti del Canale di Panama che coinvolge il magnate di Hong Kong Li Ka-shing, un’operazione il cui esito resta incerto. Una conferma di come MSC sia ormai un attore con peso geopolitico, oltre che commerciale.
Dietro la strategia c’è anche una componente affettiva. Quando le navi MSC passano davanti alla costa sorrentina, raccontano le cronache, il richiamo delle origini si sente. Ma c’è soprattutto una ragione industriale: l’Italia è un Paese con una posizione geografica ideale nel Mediterraneo, porti da potenziare, una rete ferroviaria da integrare con la logistica e numerose aziende in difficoltà che possono essere rilevate a condizioni vantaggiose.
L’Italia resta centrale, ma l’attenzione del gruppo rimane forte anche sui mercati emergenti. MSC non sta quindi puntando tutto su un solo Paese, bensì costruendo una rete globale in cui l’Italia è uno snodo fondamentale.
L’espansione degli Aponte divide. Da un lato ci sono i salvataggi industriali, i posti di lavoro tutelati e gli investimenti in infrastrutture. Dall’altro restano le domande sulla concentrazione di potere in settori strategici come porti, ferrovie e traghetti, come dimostra il caso Moby davanti all’Antitrust. Il tema è delicato: un unico gruppo privato, con sede all’estero, che controlla pezzi sempre più grandi della logistica nazionale.
La storia di Gianluigi Aponte e Rafaela Diamant è un racconto di ambizione, intuito e pazienza. Da un incontro su un traghetto per Capri a un impero capace di competere con i colossi mondiali del mare, passando per una vecchia nave da carico comprata con un prestito. Oggi, dalla loro roccaforte di Ginevra, la coppia e i loro eredi continuano a investire in quell’Italia da cui tutto è partito. Resta da vedere quale sarà il prossimo capitolo: un nuovo porto, una nuova ferrovia o, forse, una nuova partita per Ita Airways.
Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...