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Tessile in Italia: Prato e i cinesi. E le vere imprese made in Italy?

Sempre più cinesi impegnati nel tessile a Prat. L'inchiesta del New York Times



E’ di ieri l’inchiesta pubblicata sul New York Times in prima pagina dove un lungo articolo racconta l’avvento della comunità cinese di Prato sottolineando che si tratta della più grande concentrazione di cinesi in Europa e notando che la sua intensa produzione di articoli di vestiario ha offuscato la distinzione tra 'Made in Italy' e 'Made in China'.

Gli immigrati cinesi hanno trasformato il centro tessile di Prato "in una capitale della produzione di vestiario a basso prezzo: arricchendo molte persone, diffondendo risentimenti e facendo scattare una serie di interventi delle autorità che hanno a loro volta provocato proteste".

Ma il giornale sottolinea soprattutto come questo sia diventato effettivamente un grosso problema per il 'Made in Italy' e riporta “Favoriti dalla debolezza delle istituzioni italiane e dall'alta tolleranza per l'aggiramento delle norme, i cinesi hanno offuscato il confine tra 'Made in China' e 'Made in Italy', danneggiando la capacità dell'Italia di puntare sul mercato di alta qualità”, evidenziando come ciò che viene colpito è uno dei settori in cui l’Italia primeggia nel mondo e detiene grande importanza.

Così i cinesi, enza alcuna difficoltà, sono riusciti a trasformare Prato in una capitale manifatturiera, colpendo la capacità dell'Italia di commercializzare i propri prodotti esclusivamente come capi d'alta gamma. Il servizio di Rachel Donadio punta i riflettori su un fenomeno che tocca particolarmente la cittadina toscana e ha visto di recente un aumento dei controlli della polizia nelle imprese degli immigrati cinesi.

Secondo la Banca d’Italia, i cinesi di Prato mandano in Cina 1,5 milioni di dollari al giorno, in gran parte proveniente dal settore del tessile e dell'abbigliamento e nel settore dell'abbigliamento, il numero di imprese italiane registrate a Prato si è dimezzato dal 2001 ora sono poco meno di 3.000. Duecento in meno di quelle di proprietà di cinesi.

Ora il sindaco di Prato, Roberto Cenni, ha intensificato i raid verso le imprese cinesi e nella prima metà di quest'anno, le autorità hanno fatto blitz in 154 imprese di proprietà cinese e vari funzionari dell'ufficio immigrazione della polizia di Prato sono stato arrestati con l'accusa di avere preso tangenti in cambio di permessi di soggiorno. C’è chi ritiene che a Prato sia in atto una vera e propria strategia del governo cinese che mira a creare un punto d'appoggio economico in Europa.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il