Il Ciclone Harry ha sconvolto la Sicilia, lasciando danni ingenti a imprese, famiglie e agricoltori. Tra dichiarazioni di emergenza, richieste di aiuto e interventi istituzionali, si discute ricostruzione e prevenzione futura.
La Sicilia orientale si ritrova dopo un’ondata di maltempo senza precedenti, sconvolta dalla furia del ciclone Harry che ha duramente colpito coste, aree urbane, infrastrutture e tessuto produttivo. Migliaia di cittadini, famiglie e imprese si trovano a fronteggiare una nuova, difficile realtà fatta di danni ingenti e interruzioni alle normali attività quotidiane. In queste ore si susseguono le richieste di misure urgenti per garantire il sostegno necessario a una regione che, ancora una volta, è chiamata a fare i conti con gli effetti estremi del cambiamento climatico.
I giorni compresi tra il 19 e il 21 gennaio hanno visto l’isola battuta da piogge torrenziali, venti fino a 100 km/h e mareggiate di eccezionale intensità. Dati raccolti dalle autorità regionali e dalla Protezione Civile parlano di oltre 100 chilometri di litorale ionico coinvolto, con danni ingenti che hanno interessato strade costiere, stabilimenti turistici, abitazioni civili e porti.
Siracusa, Catania, Messina e Ragusa risultano le province maggiormente colpite. Nei centri urbani costieri come Taormina, Acireale, Riposto e Marzamemi, si sono riversate onde di eccezionale violenza, che hanno provocato crolli, allagamenti ed evacuazioni preventive. Le scuole sono rimaste chiuse in oltre 150 Comuni e, secondo stime provvisorie, almeno 200 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case.
Le attività produttive, soprattutto quelle inerenti il turismo balneare, il commercio locale, la pesca, l’agricoltura e i servizi, hanno registrato danni materiali diretti per circa mezzo miliardo di euro, secondo le prime valutazioni. Le interruzioni nella viabilità e i numerosi blackout ai servizi pubblici hanno aggravato la situazione, impedendo il regolare svolgimento delle attività lavorative e dei trasporti.
Nelle zone rurali, le piogge hanno causato smottamenti, distruzione di agrumeti e allagamenti nelle aziende agricole, mentre i litorali sono stati stravolti da una serie di erosioni e danni strutturali imprevedibili. In particolare, la tempesta ha messo a dura prova l’equilibrio ambientale e sociale delle comunità locali, che ora richiedono risposte tempestive e coordinate.
La recente calamità naturale ha messo in ginocchio il tessuto socio-economico dell’isola. Le imprese locali, già provate da difficoltà strutturali, sono costrette ad affrontare costi straordinari per la messa in sicurezza e il ripristino delle attività. I danni documentati riguardano direttamente negozi, bar, ristoranti, stabilimenti balneari e piccole imprese. Molti operatori sono stati costretti a sospendere l’attività a tempo indeterminato, anticipando personalmente le risorse per la ristrutturazione delle strutture e l’acquisto di attrezzature sostitutive.
Il comparto agricolo paga un prezzo elevatissimo: intere aree di coltivazione – specialmente agrumeti e ortaggi – sono state sommerse dalle acque o danneggiate da frane e smottamenti. Numerosi imprenditori agricoli parlano di perdite che rischiano la sopravvivenza delle aziende e compromettono l’intera filiera agroalimentare.
Dal punto di vista familiare, centinaia di abitazioni sono state lesionate o dichiarate temporaneamente inagibili. Le famiglie si ritrovano a dover affrontare ingenti spese di riparazione e, in molti casi, la perdita temporanea dell’alloggio. L’interruzione delle attività scolastiche e l’isolamento di molte comunità hanno ulteriormente minato la quotidianità, creando senso di smarrimento e urgenza.
Secondo le associazioni datoriali, le ripercussioni su turismo, commercio e artigianato rischiano di espandersi all’intero 2026, con effetti a catena su occupazione, servizi e reddito delle famiglie.
L’entità e la diffusione dei danni hanno richiesto l’immediata convocazione della Giunta regionale per la dichiarazione dello stato di crisi ed emergenza. Gli organi istituzionali hanno avviato la raccolta di segnalazioni ufficiali dai comuni colpiti e procedono a una valutazione puntuale delle necessità:
Il grido d’allarme sollevato dalle comunità della Sicilia orientale ha trovato eco nelle risposte di rappresentanti istituzionali, associazioni datoriali e sigle sindacali. Le principali richieste avanzate includono:
Tra le principali misure invocate e in fase di valutazione da parte delle autorità figurano:
L’efficacia della risposta nella fase acuta dell’emergenza è stata possibile grazie all’azione sinergica della Protezione Civile regionale, in stretto raccordo con il Dipartimento nazionale, i sindaci dei Comuni colpiti, le Prefetture e le forze dell’ordine.
Il coinvolgimento di circa 200 unità della Protezione Civile, 5.000 operatori e oltre 1.000 volontari si è rivelato determinante per: