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Italia-Cina: commercio e import-export 2010-2011 fino al 2015

Nuova strategia di accordi commerciali tra Italia e Cina. I piani



E’ arrivato nella Capitale il premier cinese, Wen Jiabao, che ha aperto la sua visita ufficiale prima con un colloquio al Quirinale con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e poi a Palazzo Chigi con Silvio Berlusconi. Poi ha incontrato Fini e Schifani, prima di partecipare alla tavola rotonda a Villa Madama.

La visita si è svolta in occasione del Quarantennale dei rapporti diplomatici tra Roma e Pechino e per l'apertura dell'Anno culturale della Cina nel nostro paese. Ta Italia e Cina il progetto di collaborazione è decisamente ambizioso: si tratta di raggiungere gli 80, 100 miliardi di dollari di interscambio tra i due Paesi entro i prossimi 5 anni. Si tratta di “un obiettivo importante”, ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che ha assicurato che le imprese italiane lavoreranno in questa direzione, sottolineando gli ‘ottimi’ rapporti già esistenti sul piano politico, culturale, economico e delle relazioni personali.

La Marcegaglia specifica come “la Cina rappresenti un mercato di enormi opportunità: lo è già oggi, e lo sarà sempre di più in futuro”. Wen Jiabao spiega, infatti, che la Cina ha spalancato le porte a un aumento degli investimenti delle imprese italiane e “Spero, si augura il premier cinese, che le imprese italiane possano camminare in prima fila tra i paesi dell'Ue, anzi del mondo.

Fino a questo momento si registrano investimenti italiani da 5 miliardi di dollari e seimila progetti di imprese, ma questi numeri sono ancora troppo poco e non corrispondono ai reali rapporti economici tra Italia e Cina. Basti pensare che gli investimenti Usa nel nostro Paese hanno superato i 60 miliardi di dollari e quelli europei nel loro complesso i 50 miliardi di dollari. La Cina considera l'introduzione di tecnologie e gli investimenti esteri come un punto chiave del suo sviluppo”.

La Cina intende coltivare i suoi rapporti di interesse con Roma e Roma non si sottrae. I cinesi cercano di sviluppare i loro marchi, condendoli con il gusto italiano. I numeri dell’inseguito successo parlano chiaro: 200 milioni di dollari di investimenti dalla Repubblica Popolare negli ultimi 4 anni. E così insieme ai settori classici di investimento come moda o industria meccanica, i cinesi ora guardano al settore high tech, al design, alla logistica, alle energie rinnovabili.

Le prime strategie vedono il porto di Taranto passato alla Hutchison Whampoa di Li Ka-shing, l'interesse per il porto di Genova con accordi doganali con la città di Tianjin, e l'acquisto da parte di Qianjiang della Benelli, senza considerare il centro di design e ricerca aperto a Torino dalla Jianghuai, la Fiat della Cina, l'istituto di ricerca Ebri della Montalcini salvato da Xiamen Biotech, e lo sbarco del gruppo China Energy Conservation & Environment Protection per sviluppare, in Puglia, il settore delle energie rinnovabili.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il