Contratto a chiamata: stipendio, malattia, permessi, naspi, licenziamento

Quali sono norme e regole che disciplinano i rapporti di lavoro con contratto a chiamata e come funziona: cosa sapere

Contratto a chiamata: stipendio, malattia, permessi, naspi, licenziamento

Cos’è il contratto a chiamata?

Il contratto a chiamata è un contratto di lavoro subordinato dove tempi e modalità di svolgimento del lavoro vengono stabiliti dal datore di lavoro, e può essere sia a tempo determinato che indeterminato, con stipendi proporzionati alle prestazioni lavorative effettuate.

 

Il contratto di lavoro a chiamata disciplina le regole della tipologia di lavoro intermittente, un lavoratore viene cioè chiamato ogni qualvolta il datore di lavoro ne abbia bisogno di particolari periodi, ma al pari delle altre tipologie contrattuali deve prevede in forma scritta e ufficiale la durata, cioè se a tempo determinato o indeterminato, la causale del ricorso al lavoro intermittente e dove e come si sviluppa il rapporto di lavoro, trattamento economico previsto e modalità di chiamata del lavoratore. Devono essere, inoltre, previste dal contratto anche eventuali misure di sicurezza

Contratto a chiamata: stipendio

Lo stipendio previsto del contratto a chiamata si basa principio di proporzionalità: in base, infatti, alla prestazione effettivamente eseguita e alla durata del lavoro, il lavoratore intermittente deve ricevere lo stesso stipendio previsto dal relativo Ccnl di riferimento, per cui percepisce lo stesso stipendio percepito da un lavoratore assunto con contratto di lavoro subordinato di pari livello e che svolga le stesse mansioni.

Il contratto a chiamata prevede anche il versamento dei contributi previdenziali che si versano in modo proporzionale alle reali ore in cui si è effettivamente lavorato.

Contratto a chiamata: durata

Per quanto riguarda la durata del contratto a chiamata può essere a tempo determinato, quando il contratto ha una precisa scadenza; o a tempo indeterminato, quando cioè il contratto non ha scadenza, ma la durata non può essere superiore alle 400 giornate nell’arco di tre anni solari.

Contratto a chiamata: malattia

Per i periodi di malattia, i lavoratori con i contratti a chiamata hanno diritto a percepire l’indennità per malattia a condizione di comunicare tempestivamente al datore di lavoro l’assenza dal lavoro e inviando relativa comunicazione con certificato medico. Se non si informa subito il datore di lavoro della malattia, si perde il diritto all’indennità di disponibilità per un periodo di 15 giorni, a meno che il contratto non preveda altro.

Contratto a chiamata: permessi

Per quanto riguarda i permessi, a differenza di quanto previsto dai Ccnl, che stabiliscono ore e giorni di permesso fissi in base alla tipologia di settore di lavoro, per il contratto a chiamata i permessi che sono proporzionati alle giornate effettive di lavoro e in base ad esse vengono calcolati e retribuiti.

Contratto a chiamata: Naspi

La domanda per l’indennità di disoccupazione Naspi si può presentare nel caso in cui si sia senza lavoro e ogni tanto si lavora con contratto a chiamata e può essere accolta solo se il reddito previsto dall’occupazione a chiamata non supera gli 8.000 euro annui.

Nel caso di lavoro intermittente con obbligo di risposta, l’Inps non prevede la possibilità di sospensione della Naspi, prevista per occupazioni di durata pari o inferiore a 6 mesi. Se, poi, il lavoratore è titolare di un contratto di lavoro intermittente senza obbligo di risposta allora si può procedere alla sospensione della Naspi, ma solo per i giorni di effettiva prestazione se la durata del rapporto è pari o inferiore a 6 mesi.

Se il contratto a chiamata supera i 6 mesi ma il reddito è inferiore a 8.000 euro annui il lavoratore mantiene il diritto alla disoccupazione. La Naspi si può, dunque, richiedere anche con contratto a chiamata a condizione di maturare i requisiti richiesti dalla Naspi e cioè: 30 giornate di lavoro nell’anno che con il contratto intermittente si possono calcolare le giornate effettivamente lavorate e non i periodi di inattività; o 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti.

Contratto a chiamata: licenziamento

Passando al capitolo licenziamento, per i rapporti di lavoro con contratto a chiamata è ammesso per giusta causa, cioè per motivi talmente gravi che non permettono, neppure momentaneamente, di proseguire il rapporto di lavoro; o per giustificato motivo oggettivo o soggettivo. Nel caso di licenziamento per giustificato motivo, il datore di lavoro deve dare al lavoratore un periodo di preavviso, che varia in base al tipo di contratto di riferimento, mentre non è previsto obbligo di preavviso nei casi di licenziamento per giusta causa.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
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