Infarto sul lavoro è un infortunio sul lavoro? E se si ha un infarto non in ufficio ma collegato allo stress lavoro?

L'importo del risarcimento dei lavoratori per un ictus sul lavoro con conseguente disabilità a lungo termine può essere sfumato e difficile da determinare.

Infarto sul lavoro è un infortunio sul l

Tra gli infortuni sul lavoro c'è anche l'infarto?

L'infarto del dipendente può essere causato dall'eccessiva mole di lavoro. Si tratta di un vero e proprio infortunio sul lavoro che dal punto di vista pratico viene indennizzato dall'Inail.

Attività come il sollevamento di carichi pesanti, lo sforzo pesante o lo stress significativo possono rivelarsi fatali per salute del lavoratore. A tal punto da collegare l'insorgenza dell'infarto sul lavoro o di lesioni da ictus al lavoro. Essere colpito da un attacco cardiaco mette a repentaglio non solo le condizioni attuali del dipendente, ma anche le prospettive future.

Gli infarti e gli ictus legati al lavoro sono più difficili da dimostrare rispetto ad altri tipi di casi di infortunio sul lavoro, ma l'eventualità è tutt'altro che rara. A differenza di molte altre circostanze di risarcimento dei lavoratori, è probabile che i casi di infarto e ictus richiedano che esperti medici specializzati colleghino queste lesioni direttamente al lavoro dei dipendenti.

Lo stress sul posto di lavoro è il problema principale per la salute sul posto di lavoro, anche prima dell'inattività fisica e dell'obesità. Facciamo allora il punto su:

  • Tra gli infortuni sul lavoro c'è anche l'infarto o no
  • Infarto non in ufficio ma collegato allo stress lavoro, è riconosciuto o no

Tra gli infortuni sul lavoro c'è anche l'infarto o no

Ci sono molti fattori di rischio associati all'infarto, dovuti all'età, ipertensione, diabete, fumo. Il richiedente di un forma di risarcimento sotto forma di infortunio sul lavoro deve dimostrare che la sua attività ha contribuito all'infarto e in quale misura.

Lo stress e lo sforzo sul lavoro possono contribuire a un infarto in molti tipi di lavoro. Potrebbe essere dovuto a movimenti ripetitivi in una fabbrica, o al sollevamento di oggetti pesanti in un magazzino con temperature eccessive o a un lavoro d'ufficio ad alto stress. L'esistenza di una condizione di salute preesistente non ferma una richiesta di risarcimento dei lavoratori se possono dimostrare che l'ambiente di lavoro ha esacerbato, aggravato o innescato la condizione.

Appare quindi chiaro che l'infarto del dipendente può essere causato dall'eccessiva mole di lavoro. Si tratta di un vero e proprio infortunio sul lavoro che dal punto di vista pratico viene indennizzato dall'Inail.

Più precisamente, il primo giorno di infortunio è retribuito al 100% dello stipendio dal datore di lavoro. Nei 2 successivi giorni l'indennità economica è pari al 60% della retribuzione.

Dopodiché scatta l'indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta viene erogata dal quarto giorno successivo all'infarto e fino alla guarigione clinica. L'importo è pari al 60% della retribuzione media giornaliera fino al 90esimo giorno e al 75% della retribuzione media giornaliera dal 91esimo giorno fino alla guarigione clinica.

L'importo del risarcimento per i lavoratori per un infarto sul lavoro con conseguente disabilità a lungo termine può essere sfumato e difficile da determinare. Se l'infortunato aveva precedenti condizioni di salute otterrà una percentuale di risarcimento dei lavoratori inferiore rispetto a una persona precedentemente sana.

Infarto non in ufficio ma collegato allo stress lavoro, è riconosciuto o no

Anche se il lavoratore viene colpito da infarto non in ufficio può ottenere l'indennizzo Inail se dimostra il nesso tra l'evento e la troppa mole di lavoro. Una importante sentenza della Corte di Cassazione sul rapporto tra infortunio sul lavoro e stress è andata oltre fino al punto di fissare anche il metodo di calcolo.

Ancora più precisamente, per i giudici in caso di infortunio sul lavoro, se si accerta la sussistenza di fattori patologici preesistenti non aventi origine professionale, il giudice deve fare applicazione alle norme secondo cui il grado di riduzione permanente dell'attitudine al lavoro causata da infortunio, quando risulti aggravata da inabilità preesistenti derivanti da fatti estranei al lavoro, deve essere rapportata non alla normale attitudine al lavoro ma a quella ridotta per effetto delle preesistenti inabilità, e deve essere calcolata secondo la cosiddetta formula Gabrielli senza che abbia rilievo la circostanza che l’inabilità preesistente e quella da infortunio incidano sullo stesso apparato anatomo-funzionale.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il