Negli ultimi anni il mondo del lavoro è cambiato rapidamente. Smartworking, collaborazioni flessibili e progetti paralleli hanno reso sempre più comune il cosiddetto multitasking contrattuale, ovvero la possibilità di lavorare per più soggetti contemporaneamente. Ma cosa significa davvero? E soprattutto è sempre legale?
Nel lavoro subordinato, la regola generale è che ogni datore di lavoro ha il proprio contratto. Non esiste, salvo casi particolari, un contratto “standard” valido per più aziende. Detto questo, un dipendente può avere più rapporti di lavoro contemporaneamente, purché siano rispettate alcune condizioni fondamentali.
Clausola di esclusiva
Se prevista dal contratto, vieta qualsiasi altra attività lavorativa, anche non concorrente.
Obbligo di fedeltà (art. 2105 Codice Civile)
È sempre vietato:
lavorare per concorrenti;
usare informazioni riservate;
danneggiare l’azienda, anche indirettamente.
Orario massimo di lavoro
La somma delle ore non può superare i limiti previsti dalla legge (48 ore settimanali medie).
Riposi obbligatori
Devono essere garantiti riposo giornaliero e settimanale.
Se queste condizioni sono rispettate, il doppio lavoro è legittimo, ma con contratti distinti.
Esistono però forme contrattuali particolari che permettono di lavorare per più soggetti con un unico inquadramento formale.
Caratteristiche principali:
Caratteristiche principali:
Caratteristiche principali:
Per lavoratori autonomi, professionisti e freelance, lavorare per più aziende è perfettamente legittimo ed è anzi parte integrante del modello. Tuttavia, esistono alcuni rischi da evitare. Attenzione a:
In questi casi si può configurare una falsa partita IVA, con conseguenze fiscali e contributive.
Chi lavora per più aziende deve gestire correttamente:
Un errore comune è sottovalutare l’impatto fiscale del reddito complessivo, con il rischio di conguagli elevati o sanzioni.
Il multitasking contrattuale può diventare rischioso quando non si rispettano le regole stabilite dai contratti o dalla legge. Ad esempio, violare una clausola di esclusiva imposta dal datore di lavoro può avere conseguenze serie, così come svolgere attività per un concorrente, che può configurare un conflitto di interessi. Allo stesso modo, superare l’orario massimo consentito dalla normativa sul lavoro può esporre a problemi legali, così come mascherare un rapporto di lavoro subordinato sotto forma di collaborazione autonoma o partita IVA.
Le conseguenze di queste violazioni possono essere significative: il lavoratore rischia sanzioni disciplinari da parte del datore di lavoro, fino al licenziamento per giusta causa nei casi più gravi. Sul piano fiscale e previdenziale, invece, possono esserci accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate e il recupero di contributi e imposte non versate correttamente. Per questo motivo, chi gestisce più incarichi o lavori contemporanei deve sempre prestare attenzione a clausole contrattuali, limiti di orario e corrette modalità di inquadramento del rapporto di lavoro.