Quando si è obbligati ad andare in ufficio se si lavora in smart working (telelavoro) da casa

Cosa accade se si è chiamati dal proprio responsabile in ufficio a tornare in sede? Quando scatta l'obbligo per il lavoratore di abbandonare lo smart working?

Quando si è obbligati ad andare in uffic

Quando è obbligatorio andare in ufficio anche in smart working?

Se il proprio responsabile in ufficio chiama, il lavoratore in smart working deve rispondere. A patto però che la presenza del dipendente sia richiesta per occasioni particolari e di comprovata necessità. La presenza in sede del lavoratore deve essere considerata indispensabile. Solo in questa circostanza il dipendente deve tornare in sede nel rispetto dell'accordo individuale firmato tra le parti. 

Il ricorso allo smart working o al telelavoro è in costante aumento anche in Italia. Il primo è la modalità di svolgimento del lavoro subordinato, frutto di un preciso accordo tra datore di lavoro e lavoratore. Si tratta insomma del cosiddetto lavoro agile.

Il telelavoro è una forma di lavoro a distanza meno agile e in cui al dipendente è assegnata una sede ben precisa di lavoro. Ma cosa accade se si è chiamati dal proprio responsabile in ufficio a tornare in sede? Quando scatta l'obbligo?

Lo scopriamo in questo articolo ricordando che lo smart working permette di agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e, più in generale, di incentivare il cambiamento culturale nella concezione del lavoro ovvero il passaggio dal lavoro sulla base del tempo impiegato e quello per il raggiungimento degli obiettivi.

Per i lavoratori significa migliorare il bilanciamento complessivo tra lavoro e vita sociale così come aumentare il benessere personale. Per le aziende vuol dire aumentare la produttività, ridurre l'assenteismo e i costi per gli spazi fisici. Vediamo quindi

  • Smart working, quando si è obbligati ad andare in ufficio
  • Cosa fare se chiamati dal proprio responsabile in ufficio

Smart working, quando si è obbligati ad andare in ufficio

Per capire se ci può essere l'obbligo di andare in ufficio anche nel caso in cui si sia nel pieno del lavoro a distanza bisogna fare un passo indietro e capire quali sono i principi e i termini dello smart working. A norma di legge si tratta di una modalità differente di organizzare il rapporto di lavoro subordinato.

Fondamentale è l'accordo tra le parti e altrettanto necessario è che non ci sia diversità di trattamento tra lavoratori in sede e lavoratori a distanza. La forma più ricorrente prevede lo svolgimento del lavoro in parte all'interno della sede aziendale in parte all'esterno nel rispetto della durata massima dell'orario di lavoro settimanale.

Nel caso di un contratto full time è di 40 ore, a cui aggiungere non più di 8 ore di straordinari. Il lavoro a distanza si caratterizza quindi per l'assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro al di fuori della sede di lavoro, la possibilità di utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell'attività lavorativa e l'organizzazione anche per fasi, cicli e obiettivi.

Se alla base di questo rapporto di lavoro c'è un accordo individuale stipulato in forma scritta, il datore può imporre al dipendente di rientrare in sede? La risposta è affermativa, ma solo nel caso di circostanze di necessità oggettiva per cui la presenza in sede del lavoratore è indispensabile.

In tutti i casi, al lavoratore a distanza sono riconosciuti tutela in materia di salute e sicurezza sul lavoro, tutela in caso di infortuni e malattie professionali, parità di trattamento economico e normativo, diritto all'apprendimento permanente.

Cosa fare se chiamati dal proprio responsabile in ufficio

Se il proprio responsabile in ufficio chiama, il lavoratore in smart working deve rispondere. A patto però che la presenza del dipendente sia richiesta per occasioni particolari e di comprovata necessità.

Non potrebbe essere diversamente perché, come abbiamo visto, alla base dello smart working c'è un accordo individuale scritto tra datore di lavoro e dipendente, a tempo indeterminato o determinato.

Ogni aspetto è attentamente disciplinato, compresi il diritto alla disconnessione del dipendente dalle strumentazioni tecnologiche fermi i limiti di durata massima dell'orario di lavoro, la disciplina dell'esecuzione esterna all'azienda della prestazione compresi strumenti assegnati e potere direttivo, tempi di riposo del lavoratore.

E nel caso di passo indietro, il recesso dal lavoro a distanza (ad esempio per cambiamento delle ragioni personali del lavoratore, per motivi organizzativi dell'azienda, per mutamento delle mansioni assegnate) può avvenire con un preavviso di 30 giorni se l'accordo è a tempo indeterminato o senza preavviso in presenza di un giustificato motivo.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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