Acqua con Arsenico contaminata in Italia nei supermercati. E' realtà o falso?

La falsa notizia sulla vendita di acque italiane contaminate da arsenico: in dubbio la veridicità di quanto circola sul web

Acqua con Arsenico contaminata in Italia

Acqua contaminata Arsenico Verità bufala


SI parla da diverso tempo dopo una ricerca pubblicata che l'acqua venduta nei supermercati italiani possa contenere arsenico. Ma è davvero così, la verità o una bufala?
 

Dall'indagine è, infatti, emersa la composizione delle acque minerali europee e ne è derivata una lista delle acque minerali italiane con contenuto relativo di arsenico. E' stato, quindi, precisato come l'arsenico sia una sostanza chimica fortemente nociva per l'organismo umano, cancerogeno di classe 1, tanto che l’Unione Europea per la tutela della salute dei cittadini ha imposto un limite di 10 microgrammi per litro di arsenico, limite che non può in alcun modo essere superato.

Sembra, da alcune notizie che periodicamente vengono rilanciate, che le acque minerali con livelli superiori siano vendute nei supermercati italiani. Tuttavia, si tratta non di una notizia vera ma di una vera e propria bufala, considerando che la notizia riportata dagli articoli che circolano sul web sulla presenza di arsenico nelle acque minerali italiane risalgono a ben otto anni fa. Nessun timore, dunque, e nessuna paura per l'acquisto di acque minerali nei supermercati italiani.

E l'acqua del rubinetto?

Bere acqua del rubinetto? Certo. C'è una ricerca che racconta come sia molto ben vista dagli italiani. O da almeno la metà di loro se il 53,6% la consuma regolarmente e la preferisce a quella in bottiglia. Alla base di questa tendenza ci sono ragioni ben precise. Da una parte la sensibilità per l'ambiente, tenendo conto l'impatto limitato rispetto a quella minerale con il suo carico di plastica o di vetro che porta con sé e senza considerare i costi ambientali per il trasporto. Dall'altra il sollievo per le tasche perché basta poco, pochissimo per dissetarsi. La soluzione viene insomma ritenuta infinitamente più conveniente sotto più punti di vista.

C'è un numero ben preciso che il Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, mette in pasto al grande pubblico: il 53,6%, degli italiani beve acqua del rubinetto. Poco più della metà e si tratta di un record considerando la cifra molto più bassa che circolava solo qualche anno fa. Le ragioni sono appunto chiare:

  1. il 25% la preferisce perché è a chilometro zero e aiuta a ridurre la produzione e lo smaltimento di plastica.
  2. i 16% perché consente di risparmiare centinaia di euro all'anno

Ma guai a demonizzare l'acqua in bottiglia perché una larga fetta di consumatore pensa che contenga meno sostanze dannose per l'organismo, come per esempio il cloro.

Dal punto di vista metodologico vale la pena fare notare che l'analisi si basa su un anno di conversazioni online. Ad averla condotta ci ha pensato Reputation Manager (naturalmente per conto di Gruppo Cap) e presentata in occasione dell'incontro "Il benessere passa dal rubinetto di casa tua" alla Milano Digital Week. A illustrarne i risultati sono stati Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo Cap, e da Andrea Barchiesi, ceo di Reputation Manager.

Più controlli per l'acqua del rubinetto

Idee chiare da parte del Gruppo Cap, secondo cui l'acqua del rubinetto riscuote un consenso sempre più crescente perché è sempre più controllata in tutta Italia. Ama poi ricordare di essere il primo ad aver introdotto introdotto nel nostro Paese il Water Safety Plan. Realizzato con l'Istituto superiore di sanità, si tratta di un sistema di analisi dell'acqua che prevede più controlli, più prelievi, più parametri nell'intera filiera idro-potabile, da quando l'acqua entra nell'acquedotto fino al punto di erogazione finale ovvero fino alla tavola. Per i consumatori si tratta quindi di una spinta a preferire l'acqua che sgorga dal rubinetto di casa.

Importanti risparmi per le famiglie (e anche un aumento)

Ci sono due ragioni per cui la Commissione europea sta spingendo sul pedale dell'acceleratore del consumo di acqua pubblica e potabile. La prima è quella del contenimento dell'impatto ambientale e le ultime iniziative vanno esattamente in linea dell'azione complessiva. Ma c'è anche un secondo motivo per cui il passaggio viene caldeggiato ed è il risparmio per le casse dei consumatori. C'è anche una stima bene precisa: nel caso di applicazione della direttiva sulle acqua potabili si abbatterebbe del 17% l'utilizzo di acqua in bottiglie di plastica e per gli utenti significherebbe mantenere in tasca 600 milioni di euro l'anno. Non solo, ma Bruxelles vuole che i consumatori abbiano accesso a informazioni online più dettagliate con la bolletta chiara in cui sia indicato il prezzo al litro e al metro cubo, i volumi consumati e la tendenza annuale dei consumi dei destinatari.

Per i cittadini, anche italiani, il risparmio sarebbe evidente. Basti pensare tutte le volte che andiamo in un ristorante: il costo di una bottiglia d'acqua è spesso e volentieri spropositato e di conseguenza la sostituzione con acqua corrente e potabile alleggerirebbe l'impegno di spesa per i consumatori. Certo, per i ristoratori si tratterebbe di una perdita, ma di fronte a rincari eccessivi è inevitabile che si arrivi a questo sbocco. E siccome è importante anche la qualità dell'acqua che si bene, ecco che la proposta di Bruxelles è di aggiornare gli standard di qualità con l'introduzione di 18 nuovi parametri in grado di stanare anche la presenza di microplastiche. L'applicazione dei nuovi standard è pensata per ridurre i rischi potenziali per la salute dei cittadini europei all'1% rispetto all'attuale 4%.

Le nuove regole avranno il loro impatto soprattutto su amministrazioni nazionali e operatori, con un incremento nei costi stimato dalla stessa Bruxelles tra 1,6 e 2,2 miliardi l'anno a livello europeo. Per i consumatori gli aumenti dovrebbero essere molto contenuti, tra lo 0,75% e lo 0,76%.

Perché bere acqua dal rubinetto

Secondo il vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen, responsabile per la crescita, l'occupazione, gli investimenti e la competitività, la proposta permette di facilitare il passaggio a un'economia circolare, aiutando gli Stati membri a gestire l'acqua potabile in modo efficiente sotto il profilo delle risorse. Comporta riduzioni sia nell'uso dell'energia sia nelle perdite d'acqua evitabili. L'obiettivo è mettere in moto un circolo virtuoso che dovrebbe spingere i consumatori a una maggiore responsabilità e a scelte più sostenibili, come l'utilizzo dell'acqua di rubinetto. Gli fa eco il primo vicepresidente Frans Timmermans per cui i cittadini hanno fatto sentire la voce con forza e chiarezza chiedendo l'accesso garantito all'acqua potabile. L'idea è quindi di migliore la qualità dell'acqua potabile e facilitare l'accesso dei cittadini. Il tutto per tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini.

Ma c'è anche chi dice che non è salutare

Stando a quanto emerso dalla ricerca, sarebbe allarme a livello globale per l’inquinamento da plastiche delle acque che, in gran parte delle case, vanno a finire in bottiglie o caraffe pronte per essere bevute. Queste acque, infatti, è stato evidenziato che contengono una grande quantità di fibre di plastica. Si tratta di una contaminazione per cui, secondo le ultime notizie, gli Usa avrebbero il primato, con il 94% di fibre contenute nelle sue acque, seguiti da Libano e India, mentre la contaminazione più bassa sarebbe emersa in Regno Unito, Germania e Francia.

I risultati della ricerca di Orb Media rappresentano la prima prova concreta di quanto diversi studiosi già da tempo sostengono, vale a dire che le acque cosiddette potabili delle nostre case poi tanto potabili non sono. Non è, dunque, salutare bere acqua del rubinetto nelle proprie case, considerando che insieme alle plastiche in esse contenute vi sono anche altri elementi che possono rivelarsi decisamente dannosi per la salute del nostro organismo.

Le fonti di contaminazione delle acque, secondo gli studiosi, sarebbero diverse e si potrebbero rintracciare in:

  1. lavaggi dei vestiti industriali;
  2. gomme di auto e camion;
  3. vernici per le imbarcazioni e per le case;
  4. tutta la spazzatura gettata in mare, nei laghi e nei corsi d’acqua;
  5. presenza di micro fibre nell’aria e nei cosmetici.

Secondo un recente studio, dagli anni Cinquanta a oggi sono stati prodotti in tutto il mondo oltre 8,3 miliardi di tonnellate di plastica e miliardi e miliardi di pezzettini di questo materiale sono disseminati sulla superficie dell’oceano e sono stati trovati nello stomaco di pesci, cetacei, tartarughe. Le cattive notizie, però, non finiscono qui: se, infatti, tutte le acque mondiali sono contaminate da presenza di fibre di plastica ed altri elementi nocivi, anche tutti gli alimenti che si preparano con l’acqua (pane, pasta, zuppe) potrebbero esserlo, per cui sarebbe un problema anche ciò che mangiano.

Altri elementi nocivi contenuti nell’acqua del rubinetto

L’allarme mondiale per la forte presenza di fibre di plastica nell’acqua che sgorga dai rubinetti delle nostre case potrebbe diventare ancor più grande se si prendessero in considerazione anche tutti gli altri elementi classificati come nocivi sempre contenuti nell’acqua del rubinetto che tanti bevono. Secondo diverse analisi condotte, infatti, l’acqua del rubinetto contiene gli inquinanti derivanti dall'inquinamento ambientale, ma anche un altro pericoloso elemento per la salute dell’uomo, il cloro, impiegato dagli stessi acquedotti per pulire l’acqua dai batteri, ma il risultato è che anch’esso finisce nei nostri bicchieri e non va di certo bene, considerando che il cloro è dannoso per l’organismo umano, portando ad aumento delle allergie al cibo negli ultimi anni ma anche a rischi di problemi alla tiroide e di tumori. Insieme al cloro, a far male alla salute del nostro organismo ci sarebbero anche il calcare e l’arsenico.

Acqua dal rubinetto o acqua in bottiglia

Per evitare, dunque, di farsi del male e bere acqua inquinata, l’alternativa che da tempo tanti preferiscono è quella di consumare acqua in bottiglia. Secondo gli esperti della European Federation of bottled waters (EFBW), infatti, l'acqua in bottiglia ha un tasso ambientale tra i più bassi tra tutti gli alimenti e bevande. Secondo quanto spiegato dall’EFBW sull'imbottigliamento sul versante della responsabilità ambientale, il volume totale dell'estrazione dell'acqua è marginale rispetto alla disponibilità totale e gli ultimi dati riferiscono che rappresenta meno dello 0,02% delle risorse disponibili.

Due, in particolare, i parametri principali per rilevare l'impatto ambientale e si tratterebbe:
delle emissioni di gas, che sono pari a un millesimo di quelle prodotte ogni giorno da ogni singola persona;
dell'utilizzo di acqua nella produzione. Stando alle analisi, infatti, la produzione di 1 litro di acqua in bottiglia richiede mediamente meno di due litri supplementari di acqua, mentre per i prodotti di largo consumo e alcune tipologie di bevande la quantità per la loro preparazione sarebbe tra i 3.500 e 5.000 litri: per un bicchiere di birra, ad esempio, occorrono circa 300 litri di acqua.
Indipendentemente dalla produzione di acqua in bottiglia a livello ambientale, il consumo di acqua imbottigliata piuttosto che di acqua dal rubinetto è consigliato da esperti e studiosi proprio perché si tratta di un’acqua pura che non contiene tutti gli elementi inquinanti sopra riportati che invece, come dimostrato dalle ultime notizie, sono contenuti nell’acqua che esce dai rubinetti delle nostre case e che se a lungo consumata potrebbe rappresentare un vero pericolo per la salute umana. Sarebbe, dunque, preferibile non rischiare e acquistare acqua in bottiglia e il consiglio da parte degli esperti è soprattutto rivolto a coloro che abitano in prossimità di corsi di acqua che potrebbero risultare ancora più inquinate dalla presenza di sostanze inquinanti a livello industriale.