Caffè in ghiaccio Nespresso, nuova capsula e gusti come alla mandorla di Lecce e Salento

Nuovo caffè chiamato ispirazione Salentina, in ghiaccio per le capsule Nespresso, ma non c'è solo questo.

Caffè in ghiaccio Nespresso, nuova capsu

“Ispirazione salentina”. Una capsula Nespresso per fare il caffè in ghiaccio con il latte di mandorla


Nuovo caffè Nespresso in ghiacco in omaggio al Salento e alla città di Lecce, ma anche la Nespresso che ritorna in Italia come diverse imprese e delocalizza a Milano. E poi i costi del caffè in costante crestita, spesso inspiegabile e eprchè fa bene il caffè

Caffè in ghiaccio alla Mandorla da Nespresso

Ispirazione salentina: è questo il nome del nuovo caffè Nespresso ispirato proprio al modo salentino di fare il caffè freddo con latte di mandorla.  Intenso, cremoso, consigliato nella versione ristretta, Ispirazione salentina, Ispirazione salentina sarà disponibile in due capsule da poter bere con ghiaccio.

Una delizia tutta italiana che si prepara a fare il giro del mondo. L’immagine promozionale del nuovo caffè Nespresso raffigura il mare e le spiagge locali e sullo sfondo il bicchiere di caffè con ghiaccio con latte di mandorla. E’ questo, del resto, la tipica bevanda estiva del posto. La pubblicità è tradotta anche in inglese e francese e si prepara, dunque, ad esportare la bontà salentina oltreconfine, alla conquista del gusto di tutti,

Nespresso: si torna in Italia

Stando a quanto riportano le ultime notizie, Nespresso avrebbe deciso di riportare un'ottantina di collaboratori fuori dalla Svizzera, investendo a Milano in un progetto di sviluppo del retail, come precisato da Alphonse Daudrè-Vignier, portavoce di Nespresso. Secondo le ultime notizie, il piano sarebbe quello di realizzare a Milano un atelier, responsabile del design dei punti vendita del marchio svizzero del caffè in cialde, dimostrando così di avere fiducia e credere nel Belpaese, nonostante le ultime notizie di grande incertezza che interessano l’aspetto politico del nostro Paese.

Gli ottanta impiegati che dovrebbero essere spostati non saranno spostati solo in Italia ma anche in altri Paesi, come la Spagna e il Portogallo, e molti di loro saranno impiegati nel settore informatico della multinazionale. Decisamente positiva la reazione degli investitori al piano di ristrutturazione di Nestlè e cresce la curiosità di vedere quale sarà la bellezza dei nuovi punti vendita Nespresso di Milano.

Moka, cialde o capsule?

Di tazzina in tazzina, quanto spendiamo all'anno di caffè? L'importo finale non è niente male perché arriva alla cifra di 260 a testa. Una cifra a cui si arriva perché il consumo della bevanda magica è abituale per il 95%. Ma non tutti amano l'espresso. O meglio, la stragrande maggioranza degli italiani (93%) è evidentemente una estimatrice del classico caffè perché non ammette variazione al tema. Tuttavia c'è chi non disdegna soluzioni alternative, come il caffè americano, l'orzo o altro. E cambia anche la modalità di consumo perché se è vero che il mattino è sempre il momento migliore della giornata, in tanti lo preferiscono di sera se non di notte, con poco preoccupazioni sull'effetto eccitante.

E c'è anche un altro tabù che è ormai venuto meno, adesso portato alla luce da Coffee Monitor, il primo focus dell'Osservatorio social monitoring di Nomisma sviluppato in collaborazione con Datalytics. La classica moka non è più il solo strumento per la produzione del caffè a casa. Perché un numero crescente di italiani fa ricorso alle più rapide cialde o capsule, comunque pressoché indispensabili in ufficio. E a far pendere la bilancia da una parte o dall'altra non sono solo il gusto o la marca (comunque gli indicatori più importanti) ma anche il prezzo. E se solo una piccolissima parte lamenta problemi di agitazione o di nervosismo per il consumo di caffè, in tanti evocano momenti di relax, piacere, rito o tradizione da rispettare, abitudine o necessità.

Quanto caffè al giorno bevono gli italiani?

E allora, per quanto riguarda la quantità giornaliera, ben sapendo che il target di riferimento della ricerca è composto dai consumatori che negli ultimi 12 mesi hanno bevuto soprattutto caffè espresso, la situazione è la seguente:

  1. 1 o 2 tazzine al giorno: il 58%
  2. 3 o 4 tazzine al giorno: il 37%
  3. 5 o più tazzine al giorno: il 5%

Ma sono anche le ragioni del consumo di caffè a rivelarsi interessanti perché non vanno affatot nella stessa direzione. Più precisamente, i motivi più tirati sono in ballo sono nell'ordine "Mi dà energia e carica per affrontare la giornata", "Mi piace il gusto", "E' diventata una piacevole abitudine, un automatismo", "Rappresenta uno dei modi migliori per fare una pausa e rilassarsi", "Aumenta la concentrazione", "E' un momento di condivisione e socializzazione". Secondo Luca Dondi dall'Orologio, amministratore delegato Nomisma in un mercato sempre più competitivo la capacità di ascolto del consumatore è fondamentale: i social media sono i nuovi luoghi di informazione, comunicazione e confronto delle esperienze.

E aumenta il costo al bar

La nuova polemica è servita, scommettiamo? Nella lunga lista degli aumenti di questo inizio 2018 rientra anche quello sul costo della tazzina di caffè al bar. E considerando il larghissimo ricorso che gli italiani fanno di questa bevanda, c'è da scommettere che non mancherà una sollevazione popolare alla pari di quanto è accaduto con i recenti rincari. E allora, il suggerimento a tutti i consumatori delle città di Milano, Roma, Palermo, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Venezia, Potenza, Torino, Ancona, Perugia, Trieste, Genova, Cagliari, Catanzaro, Trento, L'Aquila, Campobasso, Aosta, ma anche di capoluoghi di provincia e di tutti i piccoli centri italiani è di verificare se anche il proprio bar di fiducia ha ritoccato verso l'alto il prezzo della tazzina. Certo, non ovunque il costo è uguale ma questa volta Federconsumatori lamenta l'assenza di valide giustificazione per questo nuovo rialzo.

Se c'è allora qualcosa che non va giù alle associazioni dei consumatori non è solo l'aumento in sé del costo della tazzina di caffè al bar. Che comunque andrà a impattare in misura rilevante sull'economia nazionale, considerando che tutti i giorni (e per più volte al giorno), gli italiani sono soliti recarsi da soli o in compagnia per gustare l'aroma del caffè. E anzi, c'è chi ricorda l'usanza di un tempo del caffè sospeso a Napoli, patria di intenditori dell'espresso, ovvero il pagamento di una tazzina per lo sconosciuto avventore successivo. Il principale punto di contestazione è la (mancata) ragione del ritocco dei prezzi in questa precisa fase congiunturale Quasi che fosse un obbligo rivedere le tariffe ogni inizio dell'anno. Tuttavia, ribadiamo, non c'è uniformità di costi e le differenze tra città e città, anche nella stessa regione, possono essere di rilievo.

E allora, rilevazioni alla mano, la tazzina di caffè più costosa è quella dei bar di Torino dove il prezzo medio è di 1 euro e 10 centesimi. Ma il capoluogo torinese non è quello che ha fatto registrare il maggiore aumento. Per quello occorre puntare a Roma dove, nel giro di un anno, il costo dell'espresso è schizzato verso l'alto dell'11,96%, Insomma, un aumento in doppia cifra che ha reso di fatto impossibile sperare di consumare un espresso a meno di euro. Nel complesso, l'aumento è stato mediamente del 5,95%. Se i consumatori di caffè di Torino e Roma non sorridono, non possono farlo neanche quelli di Firenze e Milano. Se però nella città rinascimentale il ritocco è stato dell'1,96%, nella città meneghina l'aumento registrato è stato di un tondo 8%. A proposito, e nelle città del sud, Napoli in testa, cosa è successo?

Nessun cambiamento di tendenza anche a Napoli. Il costo dell'espresso è stato rivisto all'insù: +5,81% a Napoli e +2,17% a Palermo. Ma con una differenza sostanziale: il tetto psicologico di un euro non è stato ancora raggiunto e il costo medio è rispettivamente di 0,91 e 0,94 euro. Qualcuno spiega che alla base di questa rivisitazione del prezzi ci sia il costo della materia prima acquistata in dollari e la (modesta) ripresa dell'inflazione. Ma si tratta delle solite spiegazioni quando si tratta di giustificare l'aumento dei prezzi.