Rivoluzione alle poste: cambiano orari consegna pacchi, lettere, pacchi. E problemi posta persa e risparmiatori

Poste sempre più vicino alle esigenze del cliente, ecco tutti i cambiamenti. Ma non mancano i problemi.

Rivoluzione alle poste: cambiano orari c

Rivoluzione alle Poste: pacchi e raccomandate anche al pomeriggio


Poste si amplia nei servizi e cerca di venire sempre più incontro alle esigenze dei clienti, anche se non mancano alcune questioni da risolvere ch esono state sollevate anche recentemente.

Consegna al pomeriggio

Non più solo nella fascia oraria mattutina. E' rivoluzione in casa Poste Italiane: pacchi e raccomandate potranno essere recapitate a casa anche nel pomeriggio, per andare incontro alle nuove abitudini degli italiani, come spiegato dal responsabile Recapito della Lombardia, Gabriele Marocchi. Il nuovo servizio sta per debuttare a Genova ma, stando alle ultime notizie, presto dovrebbe diffondersi anche in altre città della Penisola.

Da lunedì 16 aprile, invece, il servizio di consegne pacchi e raccomandate nel pomeriggio è già partito in 34 Comuni di Milano. Pacchi e raccomandate potranno, dunque, arrivare per tutto il giorno fino alle 19:45 e anche il sabato fino alle 14. Su richiesta, sarà possibile chiedere anche recapiti la domenica e nei festivi. Nessuna novità, invece, per quanto riguarda i tempi di consegna della corrispondenza tradizionale che continuerà ad arrivare solo al mattino.

E ulteriori ampliamenti servizi

L'accordo tra Poste Italiane e Intesa Sanpaolo è importante proprio per via delle ripercussioni dirette sulla clientela di entrambi gli istituti. Per intenderci, Poste può adesso proporre prestiti e prodotti di risparmio di Intesa Sanpaolo mentre per quest'ultimi diventa più immediato ricaricare la carta PostePay o eseguire un versamento con bollettino tramite i canali fisici e remoti. Stando ai termini dell'intesa sulla distribuzione di prodotti e servizi, la validità è di tre anni e l'accordo non è esclusivo. Significa che entrambe la parti possono stipulare altre collaborazioni. Non solo mutui e prestiti personali, oggetto della partnership sono anche prodotti di wealth & asset management gestiti da Eurizon Capital. Entrambi gli isituti puntano allora ad allargare la clientela ovvero ad aumentare gli spazi di business. Resta da vedere se elaboreranno, come prevedibile, una strategia commerciale per rendere questa intesa più produttiva sia per Poste Italiane e sia Intesa Sanpaolo.

Poste Italiane non vuole farsi trovare impreparata alla sfida della modernità. Soprattutto in virtù del ruolo di più grande operatore che riveste in Italia nel settore dei pagamenti con oltre venticinque milioni di carte emesse. E quale occasione migliore per avviare questo percorso di innovazione se non quella di avviare una collaborazione con Talent garden, lo spazio co-working fondato da Davide Dattoli presente in diverse città europee? Non è un mistero, quindi, che Poste Italiane studia la moneta del futuro. E i pagamenti innovativi.

Il digitale

Il progresso tecnologico che sta rivoluzionando letteralmente il processo produttivo e le abitudini di milioni di individui. I cambiamenti epocali riguardano tutti gli aspetti che sembravano essere ormai giunti a uno stadio definitivo. E invece non è così. Anche le modalità di pagamento sono interessate da queste novità. E proprio in ragione di questo Poste Italiane, la più grande società in questo settore, almeno in Italia, non può restare indietro in questa corsa. Ecco perché l’azienda studia la moneta del futuro come sottolineato nel suo ultimo piano industriale.

Rivestire il ruolo di leader nei pagamenti significa rafforzarsi sulla sicurezza e creare servizi a valore aggiunto per intercettare clienti privati, mondo delle imprese e della pubblica amministrazione. La contaminazione con idee innovative, anche attraverso gli hackaton, potrà aiutare a intercettare i progetti più brillanti. L’obiettivo è creare valore, anche con l’aiuto della pubblica amministrazione perché Poste Italiane si pone sempre di più come un attore capace di aiutare a creare quell’ecosistema digitale utile a imprese, clienti e Pubblica Amministrazione.

Ma anche casi di chi non consegna la posta

Al postino i carabinieri hanno trovato 400 chili di posta mai consegnata. Significa che ha smesso per molto tempo di eseguire le mansioni per cui è stato pagato. Ma è proprio questa la giustificazione con cui ha motivato il suo comparto. L'uomo di Poirino, nel Torinese, si è lamentato dello scarso compenso ricevuto in relazione al lavoro svolto e da qui la decisione di sospendere la consegna di lettere e bollette, trattenerle per sé e presentare una bella lettera di dimissioni. Se quest'ultimo passaggio è naturalmente corretto e rientrante nelle sue facoltà, lo stesso non si può dire per la posta non consegnata. Inevitabile allora la denuncia dai carabinieri di Santena.

Ci sono allora tutte le ragioni per considerare il 33enne un portalettere infedele. Uno di quelli che ha evidentemente causato un bel po' di problemi agli interessati. Facile infatti immaginare come tra le 4 tonnellate di posta gli uomini della Benemerita abbiano trovato un po' di tutto: dalla corrispondenza privata alle bollette da pagare fino ad arrivare a estratti conto, lettere di banche e comunicazioni importanti.

Eppure solo casualmente l'ex postino è stato intercettato dai carabinieri e tutta la vicenda è venuta a galla. L'uomo è stato infatti fermato per un consueto controllo stradale e a catturare l'attenzione degli uomini dell'Arma erano stata quelle 70 lettere sul sedile posteriore della macchina.

Non erano indirizzate a lui ed erano recapitate da un corriere privato. Di più: in tasca gli avevano trovato anche un coltello a serramanico. Andando più a fondo della vicenda è saltato fuori che da due anni l'uomo si era licenziato e la corrispondenza a enti, aziende e privati non veniva portata a destinazione. Le spiegazioni sulla paga insufficiente che l'uomo avrebbe ricevuto non sono state allora sufficienti per evitare la denuncia per sottrazione e appropriazione indebita di corrispondenza e porto abusivo di armi.

E altre questioni, finanziarie...

Innanzitutto le parti in causa: da una parte c'è Vegagest, società di gestione del FIA italiano immobiliare, istituito in forma chiusa e denominato Europa Immobiliare 1. Dall'altra c'è Poste italiane, presso cui il Fondo è stato collocato. Nel mezzo c'è l'Aduc, associazione dei consumatori, che riferisce di un episodio paradossale: la sospensione del pagamento da parte della società di gestione nello stesso giorno in cui era previsto. Secondo il sodalizio, dietro questo improvviso dietro fronte c'è qualcosa di molto grave e non convince il richiamo a "circostanze non note e non prevedibili" di Vegagest che, si ricorda apparteneva alla Cassa di Risparmio di Ferrara, adesso in liquidazione coatta.

L'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori ricorda che tra i motivi per cui Carife era finita in dissesto ci sono anche finanziamenti discutibili concessi alla controllata Vegagest. Vale la pena ricordare che il procedimento penale si era concluso con l'assoluzione per alcuni reati e la prescrizione di altri. Il passato è passato e della nuova situazione è ancora da scrivere il finale. Ma secondo Aduc, Poste dovrà rifare i conti, "e molto in peggio". A rimetterci potrebbero essere proprio i clienti finali.

La questione va al di là

Il problema di fondo è la scarsa trasparenza nei confronti dei clienti. Il mancato rispetto del puntuale obbligo di informazione di prodotti finanziari ad alto rischio è infatti costato caro a Poste Italiane. E si tratta di un aspetto che, come ha sottolineato il giudice nella sua sentenza di accoglimento delle istanze formulate da due anziani coniugi con tanto di restituzione dei 100.000 investiti, ha una valore maggiore se la clientela non è qualificata. Ovvero non è in possesso di tutte le conoscenza e della preparazione di base per comprendere adeguatamente il grado di rischio a cui va incontro. In circostanze come queste la responsabilità di Poste (ma anche di banche e intermediari italiani) è evidentemente maggiore.

La sentenza del Tribunale di Ragusa è allora importante perché crea un importante precedente giurisprudenziale sui versanti della vendita e della commercializzazione di strumenti finanziari a rischio a soggetti ignari e privi di minime competenze in materia; sulla sottoscrizione di moduli e prospetti informativi in bianco; sulla promessa di ottimi rendimenti a fini previdenziali. Secondo il giudice, Poste Italiane non si è comportata con diligenza nel caso dell'investimento di 100.000 euro di due anziani coniugi di Modica nel fondo immobiliare chiuso Europa Immobiliare 1 avvenuto nel lontano 2004. I due hanno sottoscritto il modulo prestampato di autorizzazione all'investimento rischioso, ma evidentemente non basta a dimostrate la dovuta diligenza di Poste rispetto agli obblighi informativi dei risparmiatori.

E se l'obbligo di puntuale informazione ai clienti è universale, ha ancora più valore nel caso di una coppia - come questa di anziani siciliani - uno dei due ha solo la licenza elementare. Ecco allora che il magistrato non ha alcun dubbio e nella sua sentenza di condanna dell'importante player spiega come non possa essere dato dall'intermediario mediante una generica frase prestampata, ma comunicato mediante una condotta intesa a rappresentare in modo puntuale e compiuto le caratteristiche dell'operazione, con peculiare riguardo ai rischi.

Da qui l'imposizione della restituzione di 100.000 euro, oltre agli interessi, a distanza di circa 14 anni dall'impegno dei risparmi perché gli ordini di acquisto delle quote sono risultati nulli. Secondo lo Sportello dei Diritti, che si è occupato della vicenda, sono da mettere in conto casi simili anche per i vari Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara, Mps.

E c'è il via libera al bilancio

Come previsto alla vigilia, il Consiglio di amministrazione di Poste presieduto da Maria Bianca Farina ha approvato la relazione finanziaria annuale per il 2017. Si tratta di quella che contiene sia il bilancio d'esercizio e sia il bilancio consolidato del Gruppo per il 2017. Il risultato? Confermati i risultati preliminari consolidati già annunciati il 19 febbraio. Di più: il cda ha proposto il pagamento di un dividendo di 0,42 euro per azione, a valere sull'utile netto della capogruppo. La data prevista di stacco della cedola è il 18 giugno, quella di registrazione il 19 giugno e il pagamento è fissato solamente per il 20 giugno.

Dal punto di vista procedurale, il bilancio d'esercizio di Poste Italiane al 31 dicembre 2017 e la proposta di dividendo devono adesso essere sottoposti all'approvazione dell'assemblea ordinaria degli azionisti in calendario il 29 maggio. La convocazione, come rende noto formalmente il gruppo deve essere pubblicata nei tempi previsti dalla normativa vigente. Per l'esercizio 2017 Poste Italiane distribuirà allora un dividendo agli azionisti pubblici pari a circa 160 milioni di euro per il Tesoro (che ha in portafoglio il 29,6%) e 192 milioni di euro per Cassa depositi e prestiti (primo socio con il 35%). Il pay-out complessivo è all'80% dei 689 milioni di euro di utile netto, registrando così un aumento rispetto ai 622 milioni di euro dei 12 mesi precedenti.

Consigli per risarcimenti

Il risarcimento danni contro le poste dunque fa parte dei diritti delle persone che risultano danneggiate dalla mancata consegna della corrispondenza. In ogni caso si possono intraprendere due strade, a seconda dell’entità del danno subito, per far valere i propri diritti. Una è quella del semplice reclamo che consente di tutelarsi in caso in caso di ritardi o mancata consegna della corrispondenza. Operazione che può essere effettuata anche online compilando l’apposito modello che si può trovare sul sito di Poste Italiane. L’altra, invece, è quella del giudice e deve essere intrapresa per ottenere il risarcimento quando il danno subito è di una entità importante.

Per quanto riguarda il reclamo bisogna proporlo rispettando delle scadenze molto precise: per la posta prioritaria spedita in Italia esso può essere presentato sei giorni lavorativi dopo la data di spedizione. Che scendono a tre se si tratta di raccomandata. Non si possono superare i tre mesi. Più lunghi invece i tempi per i reclami su spedizioni in Europa. Poste italiane, una volta ricevuto il reclamo, avrà 45 giorni di tempo per rispondere.

E....

Se il reclamo non è più possibile, l’unica strada allora resta quella di rivolgersi a un giudice per ottenere il risarcimento danni contro poste italiane. Il giudice al quale ricorrere sarà quello del foro di competenza del cliente, ovvero il giudice di pace o il tribunale del luogo in cui ha la residenza o il domicilio la persona che ha subito il danno. E il problema principale per quelli che decidono di arrivare al giudice è quello di dimostrare di aver subìto un danno dal ritardo o dalla mancata consegna della posta. Un danno che deve essere di tipo economico.

Quindi la perdita di soldi oppure un eventuale mancato guadagno. In queste ipotesi bisognerà, infatti, dare prova di aver subìto un danno ulteriore rispetto a quello derivante dal semplice disservizio, per il quale, abbiamo detto, sono previsti soltanto il rimborso spese ed eventualmente un indennizzo. La responsabilità delle poste potrebbe esclusa anche solo se l’indirizzo del destinatario è stato riportato in maniera errata. Quindi bisogna fare attenzione anche a questi aspetti nel momento in cui si decide di intraprendere questo percorso. Se la mancata consegna della posta provoca una mancata assunzione a lavoro la possibilità di essere risarcita è più elevata (alcuni giudici l’hanno valutata anche diverse migliaia di euro) rispetto a quello che accade quando si tratta di una mancata partecipazione a un concorso. Questi perché è difficile dimostrare che si sarebbe superato al cento per cento quel concorso. Quindi il danno è più difficile da dimostrare.