La verità sulle morti del coronavirus Alzano, Nembro, il Pio Albergo Trivulzio e Bergamo

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Rimpallo di responsabilità tra Regione Lombardia e governo centrale, mancata istituzione della zona rossa tra Alzano e Nembro, le morti: cosa è andato storto in Lombardia

Bergamo e la bergamasca tra le zone più colpite dal coronavirus dopo Codogno e il Lodigiano, insieme alla vicina Brescia, un numero infinito di decessi, la scena notturna dei camion dell'esercito che portano fuori città le bare dei deceduti da coronavirus, troppi per i cimiteri di Bergamo, una richiesta inascoltata di diventare zona rossa prima dell'esplosione della situazione incontenibile. E poi i casi di Alzano, Nembro, il Pio Albergo Trivulzio. Le notizie delle tante, tantissime morti, dei medici coinvolti, di ospedali al collasso, nascondono molte più verità sui decessi di Alzano, Nembro, Bergamo.

Verità morti coronavirus nel Bergamasco e rimpalli tra Regione Lombardia e governo

Il premier Conte, quando l’Italia sembra avviarsi verso la fase due dell’emergenza coronavirus, con meo contagi e decessi i Lombardia ma con una guardia che si raccomanda di tenere sempre alta perché i numeri sono comunque ancora elevati, risponde alle accuse della Regione Lombardia.

La Lombardia ha, infatti, accusato il governo di ritardi nell’istituzione di zone rosse nel bergamasco ma il premier Conte ha chiaramente spiegato come a Bergamo avrebbero potuto decidere in piena autonomia di dichiarare zone rosse come accaduto in altre regioni.

E mentre il presidente del Consiglio sostiene che se la Regione Lombardia avesse davvero voluto avrebbe tranquillamente potuto isolare Alzano e Nembro, esattamente come accaduto in altre Regioni, da Lazio, a Basilicata, a Calabria, dove sono state create zone rosse in specifici comuni, l’assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera, precisa che si trattava di una decisione che spettava al governo, che avrebbe dovuto dichiarare la zona rossa ad Alzano e Nembro come a Codogno, perché nelle competenze istituzionali e costituzionali della Regione non rientra quella di predisporre forze dell’ordine e forze armate. Insomma, un rimpallo di responsabilità che ad oggi non hanno molto senso di fronte a migliaia ormai di vittime.

E dalle ultime notizie emerse, è stata la stessa Regione Lombardia a sbagliare alcune mosse. Il 4 marzo al Pio Albergo Trivulzio si registravano già persone contagiate dal coronavirus con i primi sospetti di una situazione che sarebbe diventata quasi ingestibile e il numero crescente dei contagiati da Covid-19 al Pio Albergo Trivulzio ma anche a Alzano lombardo, Nembro e Bergamo distribuiti nei diversi ospedali ha alla fine raggiunto un picco davvero incredibile con gli stessi ospedali al collasso, medici  e infermieri perennemente in corsia ma anche contagiati e, purtroppo, deceduti.

Eppure, secondo molti, la forte diffusione dei contagiati da coronavirus nella bergamasca poteva essere ridotta o addirittura evitata se si fosse effettivamente istituita una zona rossa fin da subito. Questo era il progetto ma non è accaduto. Cosa è successo? Qual è la verità sulle morti di Alzano, Nembro, il Pio Albergo Trivulzio e Bergamo?

Verità sulle morti di Alzano, Nembro, il Pio Albergo Trivulzio e Bergamo cosa è successo

Con una delibera regionale dell’8 marzo scorso, quando l’emergenza Coronavirus era già iniziata, la Regione Lombardia disponeva di ospitare nelle case di riposo per anziani persone contagiate da Covid-19. In realtà, le residenze sanitarie assistenziali (Rsa) lombarde, già a fine febbraio, avevano deciso di chiudere tutto per tutelare i loro ospiti, persone di età compresa tra i 70 e gli 80 ani e spesso con patologie.

Ma la Regione ha bloccato tutto e il caso del Pio Albergo Trivulzio di Milano, dove si sarebbero registrati circa 70 morti per coronavirus ha dimostrato che la decisione della Regione è stata decisamente sbagliata e ha spinto il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri ad aprire una pratica interna.

Ma non solo: i casi di Alzano Lombardo e Nembro, che insieme a Bergamo città hanno picchi altissimi di contagi e numero elevatissimi di morti, sono finiti del mirino di indagini. La mancata chiusura dell'ospedale di Alzano Lombardo e la mancata istituzione della zona rossa intorno ad Alzano e Nembro hanno portato a galla diverse verità. Non solo la Regione Lombardia che non ha tutelato le case di riposo per anziani diventate fucine di malati, ma anche racconti da chi dall’interno ha visto le cose non andare come avrebbero dovuto.

Sulla vicenda dell’ospedale di Alzano lombardo, un tecnico sanitario impiegato nel reparto Covid di Bergamo ha raccontato la storia forse dell’inizio di quella che poi si è rivelata una catena di contagi che ha portato a decine e decine e decine di decessi.

A fine febbraio il tecnico e la moglie, coordinatrice di una struttura sanitaria del bergamasco, vengono a sapere del primo caso di contagio da coronavirus a Codogno. Lo stesso giorno uno dei pazienti della moglie finisce in pronto soccorso e il giorno successivo lui e l’operatore sanitario che lo accompagnava arrivano ad Alzano Lombardo, con un codice di bassa priorità al triage, e dimessi dopo essere stati visitati dopo una lunga attesa.

Il giorno dopo la moglie del tecnico riceve la notizia che il pronto soccorso di Alzano è stato chiuso per Covid e pensa subito al rischio che il paziente del giorno precedente insieme all’operatore sanitario arrivato con lui al pronto possono aver corso e all’eventuale comportamento da assumere per evitare la diffusione dei contagi tra tamponi e isolamenti eventuali.

E così ha iniziato a contattare tutti: 112, ospedale di Alzano, Regione. Nessuno, però, ha mai fatto sapere notizie. Poi, dopo indagini private, si è saputo che paziente della sua struttura e l’operatore sanitario con lui non hanno corso alcun rischio. Tuttavia, ciò che ci si chiede è quante altre persone possono aver avuto tale fortuna al pronto soccorso di Alzano, poi chiuso e riaperto d’ufficio dall’Ats di Bergamo Est dopo poche ore.

E con nessuna precauzione: si è preferito scegliere la corsa all’ospedalizzazione piuttosto che la precauzione con il risultato di centinaia di malati da Covid-19 e vittime. Un clamoroso errore di valutazione di cui, come spiegato dal tecnico, tutti i responsabili, da consiglio lombardo a tutti i responsabili delle Ats, dovranno rispondere.