Nuove medicine per curare coronavirus e quali sono già in uso

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Da antivirali a farmaco per l’artrite reumatoide, a farmaci cinesi a nuove medicine in studio e sperimentazioni: come curare il coronavirus

Dal farmaco per l’artrite reumatoide, ad antivirali e non solo: in queste ultime settimane si parla molto dei medicinali che vengono usati per la curare il coronavirus. Non esiste, infatti, una cura specifica e universale, non esiste un farmaco specifico in grado di combattere e annientare questo virus e sono tante le squadre di specialisti, tra virologi e infettivologi, al lavoro su sperimentazione e ricerca di farmaci. Quali sono le nuove medicine per curare coronavirus e quali sono già in uso?

Nuove medicine per curare coronavirus quali sono già in uso

Per curare il coronavirus non ci sono farmaci specifici: nessun antivirale, nessun antibiotico ma solo ‘prove’, combinazioni e possibili nuovi farmaci allo studio.

Le ultime notizie confermano come per curare i pazienti di coronavirus che sono sempre più negli ospedali italiani soprattutto del Nord, e in particolare della Lombardia, si tentano combinazioni di farmaci per l’infezione da Hiv (Aids), medicinali già usati per la cura della Sars e dell’Ebola, il Remdesivir di Gilead. Si parla anche del ricorso alla clorochina, un antimalarico.

Sono queste le medicine per curare il coronavirus già in uso cui si affiancano nuovi farmaci come il Tolicizumab, solitamente usato in oncologia contro le infiammazioni polmonari, e che per curare il coronavirus viene usato in combinazione con altre medicine antivirali, per curare la polmonite, causa della morte di molti pazienti affetti da coronavirus. Il suo uso su alcuni pazienti ha dato risultati positivi tanto che l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, ha autorizzato la sperimentazione del Tocilizumab, prodotto dalla Roche.

La stessa Aifa ha dato il via libera alla sua sperimentazione in cinque grandi ospedali italiani, che sono Spallanzani di Roma, Sacco di Milano, Policlinico di Pavia, Policlinico di Parma, azienda ospedaliera di Padova e il policlinico di Parma. Già uso per contrastare il coronavirus anche anti retrovirali usati contro l’Hiv; il Remdisivir, medicina risultata inefficace contro l’Ebola e, come sopra detto, anche la Clorochina, medicina in realtà contro la malaria.

Nuove medicine per curare coronavirus quali sono allo studio

Nel frattempo, insieme all’uso di medicine per limitare e contrastare il coronavirus, si parla di nuove medicine da studiare e ‘verificare’ a partire da quelle della medicina cinese. I medici cinesi di Wuhan che sono arrivati qualche giorno fa in Italia per aiutare i nostri medici hanno portato medicine a base di erbe, dalle capsule Lianhuaqingwen (che contengono liquirizia, mentolo, rabarbaro, patchouli, caprifoglio, efedra, forsizia e rodiola) che hanno spiegato essersi dimostrate efficaci nel trattamento dell’infezione da Covid-19; al preparato shuanghuanglian, che contiene estratti di frutti secchi di forsizia.

Si tratta di novità che potrebbero essere usate come nuove medicine antivirali, antinfiammatorie e di difesa del sistema immunitario.

Sarebbe, intanto, pronta, stando alle ultime notizie, una nuova medicina per aggredire il coronavirus Sars-CoV2: si tratta di un anticorpo monoclonale che dovrebbe riconoscere la proteina usata dal virus per aggredire le cellule respiratorie umane. La ricerca è pubblicata sul sito BioRxiv dal gruppo dell'Università olandese di Utrecht guidato da Chunyan Wang ma i ricercatori hanno spiegato che servono mesi prima che il farmaco sia disponibile perché bisogna sperimentarlo per testarne l’effettiva efficacia.

Si parla, poi, di un’altra possibilità di cura: usare il plasma di pazienti guariti dalla Covid-19, con alti livelli di anticorpi. Si tratta di un sistema già pensato in Cina e che ora si sta mettendo a punto in Lombardia, anche se, come precisato da Fausto Baldanti, professore di microbiologia e microbiologia clinica all'università di Pavia e responsabile del Laboratorio di virologia molecolare del San Matteo, si tratta al momento solo an ancora di idee.

L'Unità di crisi di Asst di Mantova ha dato il via libera al prelievo del plasma da alcuni pazienti guariti dal coronavirus e che hanno elevati livelli di anticorpi contro il nuovo coronavirus, motivo per il quale possono diventare donatori per i malati gravi di Covid-19.

Il direttore del Servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale dell'ospedale Carlo Poma, Massimo Franchini, ha ben spiegato che il plasma prelevato dai guariti di coronavirus contiene alte concentrazioni di anticorpi che possono distruggere il virus. Per le infusioni di plasma ai malati si attende, però, il via libera dell'Istituto Superiore di Sanità.