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2.350 abitanti, un solo bar, 138 anni di storia: i cittadini lo riaprono in Puglia (ma non per fare soldi)

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di Marianna Quatraro pubblicato il

A Pietramontecorvino, in Puglia, chiude dopo 138 anni l'unico bar del paese. I 2.350 abitanti si mobilitano e lo riaprono in forma collettiva, non per fare soldi. Le motivazioni reali dietro l'iniziativa

A Pietramontecorvino, piccolo comune della provincia di Foggia incastonato sui Monti Dauni, la chiusura di un bar è bastata a far scattare un allarme sociale. Non un bar qualunque, ma il Bar Caffè Basile, punto di riferimento della comunità dal lontano 1888. Quando lo scorso 26 gennaio la saracinesca si è abbassata dopo 138 anni di attività ininterrotta, il paese di 2.350 abitanti si è trovato improvvisamente senza il suo unico spazio di socialità. Ma invece di rassegnarsi, i cittadini hanno deciso di riaprirlo. Non per guadagnarci, bensì per salvare l'anima del paese.

La storia del Bar Caffè Basile, istituzione di Pietramontecorvino

Fondato nel 1888 da Aniello Basile, il bar è stato per generazioni il primo e più importante punto d'incontro del paese. Il fondatore, racconta la stampa locale, si spinse fino a Napoli per imparare l'arte della gelateria artigianale, portando anche i gelati fatti in casa tra i vicoli di Pietramontecorvino. Negli ultimi anni l'attività era stata portata avanti da Nicola e Lucia, ultimi custodi di un'eredità lunga quasi un secolo e mezzo.

Il locale sorgeva nella storica piazzetta tra Piazza Cavour e Corso Aldo Moro, a due passi dal quartiere medievale di Terravecchia e dalla Chiesa Madre: il cuore pulsante del centro storico. Tavolini, sedie, il rumore della macchina del caffè, le partite a carte, le chiacchiere tra vicini: per 138 anni questa è stata, letteralmente, la colonna sonora quotidiana del paese.

Quando a gennaio 2026 il bar ha chiuso, la reazione della comunità è stata immediata. Ecco perché:

  • il locale non era un semplice esercizio commerciale, ma l'unico spazio di aggregazione del paese;
  • la chiusura rischiava di aggravare fenomeni già diffusi nei borghi dell'entroterra pugliese, come isolamento sociale e spopolamento;
  • per molti anziani il bar rappresentava l'unica occasione quotidiana di socialità fuori casa.

"Ce vedeme o' cafè": il progetto che riporta in vita la piazzetta

A raccogliere l'appello dei cittadini è stata l'associazione "Dalla parte dei paesi", che ha lavorato insieme al Comune di Pietramontecorvino per trasformare il rammarico collettivo in un progetto concreto. Il risultato si chiama "Ce vedeme o' cafè" (in dialetto locale, "ci vediamo al caffè"), inaugurato il 25 agosto 2026, con la prima iniziativa pubblica di presentazione il giorno successivo.

Il punto chiave del progetto è che non si tratta della riapertura di un'attività commerciale tradizionale, ma della nascita di uno spazio a gestione collettiva, aperto a tutta la cittadinanza. L'idea, che richiama esplicitamente il modello francese "1000 bistrot" (nato in Francia proprio per contrastare la chiusura dei bar nei piccoli comuni), punta a restituire alla piazzetta la sua funzione originaria: luogo di incontro, non di profitto.

Nel nuovo spazio, ribattezzato "la piazzetta di comunità di Corso Aldo Moro", i cittadini potranno:

  • sedersi per un caffè o una bibita, come si è sempre fatto;
  • giocare a carte o a giochi da tavolo condivisi;
  • partecipare a micro-attività culturali organizzate dalla comunità;
  • usufruire di arredi, mobili e una piccola biblioteca condivisa;
  • ritrovarsi semplicemente per una chiacchierata, senza obbligo di consumazione.

Un modello di rigenerazione sociale, non un'operazione di business

Il dato più interessante di questa vicenda, dal punto di vista economico e sociale, è proprio la natura non profit dell'operazione. A differenza di una normale riapertura commerciale, il progetto pugliese nasce con un obiettivo dichiaratamente diverso: sottrarre uno spazio pubblico al vuoto e al silenzio, più che generare margini di guadagno.

Si tratta di un approccio che si inserisce in un trend più ampio, osservabile anche in altri contesti europei: quello della rigenerazione dei borghi attraverso l'economia della comunità. Il riferimento al modello francese "1000 bistrot" non è casuale: anche oltralpe, molti piccoli comuni si trovano ad affrontare la stessa sfida, ovvero mantenere in vita gli ultimi presìdi commerciali e sociali dei centri minori, spesso l'unico bar, l'unica edicola, l'unico negozio di alimentari rimasti.

In Italia il fenomeno dello spopolamento dei piccoli comuni interessa in modo particolare le aree interne e montane, dove la chiusura delle attività commerciali innesca un circolo vizioso: meno servizi significano meno attrattività per nuovi residenti, che a loro volta significano ulteriore contrazione della domanda per i servizi rimasti. La chiusura di un bar, in questo contesto, non è mai solo una questione economica: è un segnale di declino demografico e sociale.

Perché la vicenda di Pietramontecorvino interessa anche fuori dalla Puglia

La storia del Bar Caffè Basile ha attirato l'attenzione di testate nazionali proprio perché offre un possibile modello replicabile per altri piccoli comuni italiani alle prese con problemi simili. Gli elementi che rendono il caso di Pietramontecorvino particolarmente significativo sono:

  • la rapidità della mobilitazione, passata dalla chiusura alla riapertura in circa sette mesi;
  • il coinvolgimento diretto delle istituzioni locali, con il Comune che ha accolto e sostenuto il progetto fin da subito;
  • la scelta di un modello di gestione collettiva anziché la ricerca di un nuovo gestore privato;
  • il richiamo esplicito a un'esperienza europea di successo, quella del "1000 bistrot" francese.
Al di là del singolo episodio, la vicenda pone una domanda più ampia, che riguarda migliaia di piccoli centri italiani: quando il mercato non basta più a garantire la sopravvivenza di un servizio essenziale per la coesione sociale, può essere la comunità stessa a colmare il vuoto? A Pietramontecorvino, almeno per ora, la risposta sembra essere sì.

Cosa cambia e cosa resta nel nuovo bar della comunità

Con l'apertura di "Ce vedeme o' cafè", Pietramontecorvino non recupera semplicemente un locale: recupera un pezzo della propria identità collettiva. Il nome scelto per il nuovo spazio, un invito informale a ritrovarsi al bar, racchiude bene lo spirito dell'iniziativa: continuità con il passato, ma gestione condivisa nel presente.

Resta da vedere se il modello sarà sostenibile nel tempo e se potrà essere replicato in altri borghi pugliesi e italiani alle prese con la stessa emergenza. Nel frattempo, la piazzetta di Corso Aldo Moro, per 138 anni cuore pulsante di Pietramontecorvino, torna ad accogliere sedie, tavolini e le voci di chi, semplicemente, non voleva vederla svuotarsi.




Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...