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A che ora si inizia realmente a lavorare in Italia e quando si finisce secondo Herrmann International

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

L'orario di lavoro in Italia riflette tradizioni, cronotipi e crescenti esigenze di flessibilità. Herrmann International esplora diversità di abitudini, impostazioni culturali e le conseguenze per aziende.

La giornata lavorativa italiana affonda le radici in un modello storicamente costruito a misura di chi predilige iniziare presto la mattina. Per decenni, gli orari del lavoro sono stati scanditi da riunioni mattutine, presenza fissa in ufficio nelle prime ore e una cultura manageriale che premia la presenza dalle primissime ore del giorno. Questo schema si basa sull'idea che la produttività sia massima nei momenti in cui si è più freschi, tipicamente all'inizio della giornata. Tuttavia, una ricerca condotta da Herrmann International in collaborazione con il CV perfetto mette in discussione questo paradigma, mostrando come la diversità nei ritmi biologici influenzi la produttività individuale.

Questa indagine globale ha coinvolto oltre 1,5 milioni di persone, inclusi almeno 1.000 lavoratori italiani. Dallo studio sono emerse profonde differenze nei periodi di maggiore efficienza, che non si possono spiegare solo con l'abitudine, ma che dipendono anche da fattori genetici e sociali. Il concetto di cronotipo, cioè la predisposizione naturale ad essere più attivi in specifici momenti della giornata, emerge come elemento chiave per comprendere la reale distribuzione della produttività nella popolazione lavorativa. Abbiamo costruito il mondo del lavoro partendo dall'idea che tutti funzionino meglio al mattino, che è un po' come ignorare che alcune persone siano mancine, spiega Karim Morgan Nehdi, CEO della società di ricerca. Si tratta, come vedremo, di una sfida attuale per le imprese italiane e per chi affronta il mondo del lavoro, chiamate a trovare un equilibrio tra modelli tradizionali e necessità emergenti.

Come si è formato l'orario di lavoro tradizionale in Italia

L'organizzazione temporale del lavoro in Italia si è strutturata nel tempo attorno a necessità sociali, produttive e culturali. L'adozione di orari mattutini è stata storicamente legata ai ritmi dell'industria, dove la luce naturale e le priorità produttive hanno imposto una sveglia anticipata. L'istituzione della giornata lavorativa di 8 ore, sancita dal Regio Decreto Legge n. 692/1923 e successivamente regolamentata, ha quindi collocato l'avvio delle attività nella prima mattina, spesso tra le 8 e le 9. Questo schema, divenuto standard anche negli uffici e negli enti pubblici, si fonda su alcuni principi:

  • Sfruttamento massimo delle ore di luce nei contesti produttivi, soprattutto prima dell'avvento diffuso dell'illuminazione artificiale;
  • Uniformità delle abitudini, per favorire coordinamento e comunicazione tra diversi reparti o servizi;
  • Una tradizione scolastica e amministrativa che attribuisce valore all'anticipo come segno di efficienza, disciplina e rispetto;
  • Assenza di flessibilità regolamentata fino all'inizio del XXI secolo, periodo in cui sono comparsi primi esperimenti di smart working e orari adattivi.
Sebbene la Legge 66/2003 abbia introdotto disposizioni in materia di orario di lavoro flessibile, il modello 9-17 continua a essere dominante nella percezione pubblica e nel funzionamento quotidiano di molte imprese. Questo ha favorito l'affermazione di una cultura allodola, ossia orientata a privilegiare chi offre il meglio di sé alle prime luci del giorno, penalizzando implicitamente chi mostra livelli di energia crescenti nel corso del pomeriggio e della sera.

Il cronotipo e la variabilità dei momenti di produttività

Lo Studio globale sui cronotipi promosso da Herrmann International punta i riflettori su un dato scientificamente rilevante: non esiste un unico momento ideale di produttività valido per tutte le persone. Secondo le evidenze raccolte, la tendenza ad essere più energici e vigili in determinati momenti della giornata, il cosiddetto cronotipo, non è frutto di semplice abitudine, ma di fattori sia genetici sia ambientali. I cronotipi più diffusi sono tre:

  • Mattutini (allodole): prediligono le prime ore della giornata e risultano rapidamente operativi dopo il risveglio;
  • Serotini (gufi o civette): tipicamente più attivi ed efficienti nel tardo pomeriggio o in serata;
  • Intermedi (colibrì): si adattano meglio alle esigenze sociali e lavorative, mantenendo una produttività più stabile nell'arco delle ore.
Lo studio ha mostrato che gli orari di lavoro troppo rigidi favoriscono chi ha un cronotipo mattutino e penalizzano, invece, i lavoratori giovani, chi opera in contesti creativi e le figure coinvolte in collaborazioni su scala internazionale, dove i fusi orari creano necessità diverse. Circa il doppio della popolazione analizzata (oltre il 50% in Italia) si percepisce più produttivo al mattino, ma una quota non trascurabile, soprattutto tra i giovani e i professionisti con compiti creativi, identifica il pomeriggio e la sera come momento migliore per la performance lavorativa.

Secondo le analisi condotte su oltre 2,5 milioni di valutazioni, la variabilità nei picchi di produttività non è casuale, ma collegata:

  • all'età (l'inizio carriera è spesso associato a energia serale);
  • al settore lavorativo (comparti come arte, istruzione, scrittura e servizi premiano maggiormente chi si esprime meglio nella seconda metà della giornata);
  • alla cultura e agli stili di vita dei vari Paesi.
Questa pluralità di approcci sfida le aspettative tradizionali, invitando aziende e lavoratori a nuovi modelli che valorizzino la differenza, senza imporre una forzata uniformità. Sono sempre più ricercate, nell'epoca del lavoro flessibile e digitale, forme di organizzazione che rispettino il profilo cronotipico dei singoli, favorendo sia la produttività sia il benessere personale.

L'Italia: il Paese con più lavoratori mattinieri

L'analisi dei dati raccolti da Herrmann International rivela un aspetto distintivo: l'Italia è il Paese con la percentuale più alta di lavoratori che si definiscono mattinieri. Il +52% degli intervistati nel campione italiano ha dichiarato di dare il massimo nelle prime ore della giornata, superando la Danimarca (+48%) e la Svezia (+43%). Questo dato si inquadra in un contesto dove la preferenza per la mattina è storicamente radicata nella cultura e nell'organizzazione sociale italiana:

Paese

% attivi al mattino

Italia

+52%

Danimarca

+48%

Svezia

+43%

Il dato italiano non rappresenta un valore assoluto tra l'intera popolazione mondiale, ma evidenzia uno scostamento significativo rispetto alla media internazionale. Questa impostazione favorisce l'affermazione del cronotipo allodola e determina un modello lavorativo che premia chi è operativo fin dalle prime ore del giorno.

Oltre ai motivi culturali, la struttura stessa delle attività produttive e amministrative in Italia incoraggia abitudini presto alzista. Tuttavia, la quota di lavoratori serali sta lentamente crescendo, soprattutto nei contesti digitali e nelle realtà più agili. Paesi come Singapore segnano invece la quota massima di lavoratori che rendono meglio la sera (+45%), mostrando una varietà di modelli e stili di vita globali. Anche Filippine (+39%) e Brasile (dato sopra la media) si caratterizzano per una pratica lavorativa e sociale che si protrae fino a notte avanzata

Produttività serale: chi lavora meglio nella seconda parte

Malgrado la prevalenza degli allodole, una parte significativa della forza lavoro italiana (fino al 20%) ritiene di essere più efficace nelle ore pomeridiane e serali. Questo segmento non è distribuito in modo omogeneo, ma presenta particolari concentrazioni in alcune categorie:

  • Giovani all'inizio della carriera: risultano quasi il doppio più orientati verso la produttività nella seconda parte della giornata rispetto a manager e quadri;
  • Settori creativi e dei servizi: arte (+52%), istruzione (+51%), scrittura (+33%), intrattenimento (+25%), consulenza (+30%), servizi (+22%);
  • Ruoli con forte componente di lavoro indipendente, smart working o attività prevalentemente remotizzate.
Le ragioni di questa distribuzione sono molteplici: nel mondo creativo, le ore serali offrono maggiore tranquillità e minor rischio di interruzioni, mentre nel settore dei servizi la presenza di turni consente di valorizzare energie e capacità anche fuori dagli orari canonici. Il modello classico, invece, rischia di penalizzare queste categorie, riducendo il loro potenziale e, di fatto, creando una barriera invisibile al pieno accesso alle posizioni di vertice, tradizionalmente riservato a chi aderisce allo schema early bird.

Cosa significano questi dati per le aziende italiane

L'analisi dei cronotipi suggerisce una chiara direzione: le imprese che intendono attrarre, motivare e trattenere talenti devono ripensare la rigidità degli orari. Lo studio evidenzia come il modello 9-17 penalizzi una quota non trascurabile di lavoratori, in particolare giovani, creativi e chi opera su progetti internazionali con esigenze diverse. Tra le soluzioni proposte dalla ricerca e dalle best practice troviamo:

  • Programmazione flessibile delle riunioni, anche in tarda mattinata o nel primo pomeriggio, per includere tutti i profili;
  • Scadenze adattabili e gestione per obiettivi, anziché solo per presenza fisica nelle ore canoniche;
  • Turni distribuiti su tutto l'arco della giornata nei settori che lo consentono o lo richiedono, in modo da rispettare le diverse curve di energia dei dipendenti.
Introdurre queste modifiche non significa abbandonare il coordinamento, ma piuttosto valorizzare il contributo diverso che ogni profilo può offrire. Il futuro del lavoro in Italia, anche secondo Herrmann International, passa attraverso un'organizzazione capace di accogliere la pluralità dei ritmi umani, migliorando la produttività collettiva e il benessere individuale. Riconoscere l'importanza della dimensione temporale rende le aziende più resilienti, attraenti e innovative nel contesto contemporaneo.


Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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