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A che punto è la legge sulla partecipazione popolare dei tifosi nelle squadre di calcio italiane?

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Il dibattito sulla partecipazione popolare nelle squadre di calcio italiane si intreccia con il percorso legislativo, il ruolo delle istituzioni e le esperienze internazionali, tra ostacoli e rischi.

La partecipazione attiva dei tifosi nel mondo del calcio italiano è sempre stata una questione di forte rilevanza sociale, culturale ed economica. Nel corso degli anni, il dibattito sull'inclusione dei sostenitori nelle decisioni chiave delle società sportive si è intensificato, anche per rispondere alle crisi di governance e di identità che hanno attraversato numerosi club. Negli stadi italiani, la passione dei supporter rappresenta una risorsa irrinunciabile, ma la loro presenza nelle stanze dei bottoni resta un'opzione ancora poco sviluppata.

Oggi il tema torna di attualità con il percorso ancora incerto di una proposta di legge che mira a rafforzare il coinvolgimento delle tifoserie nei processi decisionali sia delle società professionistiche che dilettantistiche. Tuttavia, nonostante un crescente interesse, il sistema normativo si mostra ancora frammentato e segnato da resistenze culturali e politiche.

Il percorso del DDL 1120: origine, contenuti e blocchi politici

Il disegno di legge n. 1120 nasce con l'obiettivo di strutturare la presenza dei tifosi nella proprietà e nella governance delle società calcistiche italiane. Presentato in Parlamento per la prima volta quasi due anni fa, con la firma di Riccardo Molinari e il sostegno di diversi gruppi politici, il testo propone una serie di disposizioni innovative che distinguono tra club dilettantistici e professionistici.

Nelle società dilettantistiche, il modello suggerito è di tipo democratico-associativo: ogni socio avrebbe diritto a un voto, indipendentemente dalla quota posseduta. Per i club professionistici, invece, si introducono presidi minimi di partecipazione, garantendo la presenza di un ente associativo composto da tifosi nel capitale sociale, con quote che partono da almeno l'1%. L'obiettivo dichiarato è di bilanciare l'interesse degli investitori con strumenti che mantengano il radicamento territoriale. Il disegno di legge prevede inoltre:

  • Il diritto di prelazione nelle operazioni straordinarie, come fusioni e cambi di proprietà, a difesa dell'identità sportiva locale.
  • Requisiti stringenti di democraticità, trasparenza e rappresentatività per l'ente dei tifosi.
  • Divieto totale di distribuzione degli utili per tali enti e imposizione di investimenti in settori giovanili e sport per disabili.
This iter, però, si è arenato proprio in prossimità del voto al Senato: il confronto politico tra Lega e Forza Italia si è fatto serrato, con la richiesta di ulteriori approfondimenti sul testo da parte di alcuni senatori, in particolare, Claudio Lotito, e la pressione delle società di vertice.

Dopo l'approvazione della Camera nell'aprile 2024, il DDL ha visto ripetuti rinvii, emendamenti e dibattiti, rispecchiando un confronto delicato sulle modalità che dovrebbero regolare la presenza attiva delle tifoserie e sulle potenziali ricadute normative per le società quotate in Borsa o a capitale internazionale.

Le ragioni del dibattito tra sostenitori e oppositori

Il nodo centrale della discussione è rappresentato dal valore aggiunto e dai potenziali rischi dell'azionariato popolare. Da un lato, associazioni come Supporters in Campo sottolineano come forme strutturate di partecipazione attiva, fondate su principi di rappresentanza democratica, possano riportare al centro i valori sociali, l'identità territoriale e la sostenibilità dei club.

I sostenitori della riforma ritengono che:

  • Il coinvolgimento dei tifosi può fungere da presidio di legalità e trasparenza nei processi decisionali e nella gestione economica, riducendo il rischio di gestioni opache e speculative.
  • La presenza dei supporter contribuisce a radicare il club nella comunità, rafforzando la coesione sociale e il senso di appartenenza.
  • La rappresentanza democratica avvicina i decisori alle esigenze reali delle tifoserie e incentiva la responsabilità collettiva.
Gli oppositori, prevalentemente rappresentati dagli organi delle leghe professionistiche e da alcuni proprietari di società, vedono invece nella proposta una minaccia alla stabilità proprietaria, alla rapidità decisionale e all'attrattività di investimenti esteri. Le perplessità si concentrano su:
  • Compatibilità con le regole delle società quotate e a controllo internazionale.
  • Timore di infiltrazioni della criminalità organizzata, connesso alla preoccupazione che enti formali possano essere cooptati da gruppi meno trasparenti.
  • Possibili conflitti tra diversi gruppi di tifosi e frammentazione della rappresentanza.

Il ruolo delle Leghe, delle società e delle istituzioni

La posizione delle Leghe professionistiche rappresenta una delle principali barriere all'implementazione di modelli partecipativi strutturati. Le assemblee della Serie A e i rappresentanti delle società hanno più volte espresso forti perplessità in merito alla proposta normativa, giudicata da loro lacunosa e viziata ab origine, soprattutto per quanto riguarda l'impatto sulle società quotate e il rischio di rallentamenti nei processi decisionali.

Le resistenze delle società si fondano su alcune specificità del settore, tra le quali:

  • L'assetto proprietario spesso internazionalizzato, con investitori esteri che richiedono massima flessibilità e tutela delle proprie quote.
  • La necessità di assicurare la compliance con le norme di governance e di circolazione delle azioni, in particolare per i club quotati in Borsa.
  • Le richieste di approfondimenti tecnici per garantire la coerenza tra le nuove disposizioni e le esigenze operative.
Parallelamente, le istituzioni si sono mostrate inclini a riconsiderare, integrare e correggere la proposta, riconoscendo la necessità di coinvolgere maggiormente soggetti esperti e rappresentanze di tifosi per costruire un assetto più efficace. Molti osservatori ritengono che l'avanzamento del DDL rappresenti anche uno spartiacque culturale, più che solo normativo, in cui la gestione del calcio viene ridefinita tra esclusività e apertura al pluralismo decisionale.

La consulta dei tifosi nei CdA delle società sportive

In parallelo al dibattito parlamentare, una disposizione già presente nel quadro legislativo nazionale prevede l'istituzione di una consulta dei tifosi come organo consultivo all'interno delle società sportive professionistiche. Tale norma trova fondamento nel decreto legislativo 28 febbraio 2021 n. 36, la cui piena attuazione è stata progressivamente rinviata, ma che dal dicembre 2027 obbligherà i club ad adeguare i propri statuti.

I punti salienti di questa novità sono:

  • Composizione dell'organo consultivo: da tre a cinque membri eletti ogni tre anni dagli abbonati della società sportiva con sistema elettronico.
  • Ruolo: la consulta esprime pareri obbligatori ma non vincolanti su ogni questione che possa interessare i tifosi, offrendo una presenza stabile all'interno dei CDA e la possibilità di assistenza alle assemblee societarie.
  • Vincoli etici rigorosi: tra le cause di ineleggibilità e decadenza compaiono la condanna per reati sportivi, misure di prevenzione e provvedimenti di divieto di accesso agli stadi.
Questo organo, sebbene limitato sul piano delle competenze effettive, rappresenta un primo passo verso una presenza istituzionalizzata della voce dei tifosi nei processi decisionali. La sua applicabilità è stata spesso oggetto di proroghe per le resistenze incontrate da parte di società e rappresentanti politici, ma in prospettiva costituisce una base normativa utile anche per allineare il calcio italiano ai modelli europei.

Esperienze italiane e internazionali di partecipazione

L'analisi comparativa dei modelli di governance calcistica evidenzia differenze marcate tra Italia e altre realtà europee. In Germania, la regola del 50+1 riserva agli associati (in gran parte tifosi) la maggioranza dei diritti di voto, vincolando la proprietà delle società sportive a una base associativa ampia e attiva. Questo sistema, supportato da inflessibili regole di trasparenza e partecipazione, ha consentito alla maggior parte dei club di mantenere un forte radicamento territoriale e una gestione democratica delle scelte strategiche.

Nel Regno Unito, invece, il modello dei Supporters' Trust, organizzazioni no-profit democratiche dei sostenitori, vede i tifosi coinvolti sia come azionisti sia come partecipanti ai processi deliberativi dei club, con la possibilità di esercitare diritti di prelazione e presenza nei CDA. Almeno 140 Trust sono riconosciuti in Inghilterra, con una significativa incidenza in numerose realtà, a conferma della bontà del metodo.

Anche in Italia non mancano esperienze locali: associazioni di tifosi, cooperative e società fan owned operanti in Serie D e nei campionati minori testimoniano che modelli di partecipazione dal basso sono già funzionali, soprattutto ove fondate su autonomia, trasparenza e attivismo civico:

Paese

Modello/Norma

Germania

Regola 50+1, associazionismo diffuso

Regno Unito

Supporters' Trust, diritto di prelazione

Italia

Consulta tifosi (in vigore dal 2027), esperienze fan owned locali

Questi modelli, seppur diversi, condividono l'attenzione all'inclusione e alla rappresentanza dei supporter come garanzia di sostenibilità a lungo termine.




Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...