Il dibattito sulla partecipazione popolare nelle squadre di calcio italiane si intreccia con il percorso legislativo, il ruolo delle istituzioni e le esperienze internazionali, tra ostacoli e rischi.
La partecipazione attiva dei tifosi nel mondo del calcio italiano è sempre stata una questione di forte rilevanza sociale, culturale ed economica. Nel corso degli anni, il dibattito sull'inclusione dei sostenitori nelle decisioni chiave delle società sportive si è intensificato, anche per rispondere alle crisi di governance e di identità che hanno attraversato numerosi club. Negli stadi italiani, la passione dei supporter rappresenta una risorsa irrinunciabile, ma la loro presenza nelle stanze dei bottoni resta un'opzione ancora poco sviluppata.
Oggi il tema torna di attualità con il percorso ancora incerto di una proposta di legge che mira a rafforzare il coinvolgimento delle tifoserie nei processi decisionali sia delle società professionistiche che dilettantistiche. Tuttavia, nonostante un crescente interesse, il sistema normativo si mostra ancora frammentato e segnato da resistenze culturali e politiche.
Il disegno di legge n. 1120 nasce con l'obiettivo di strutturare la presenza dei tifosi nella proprietà e nella governance delle società calcistiche italiane. Presentato in Parlamento per la prima volta quasi due anni fa, con la firma di Riccardo Molinari e il sostegno di diversi gruppi politici, il testo propone una serie di disposizioni innovative che distinguono tra club dilettantistici e professionistici.
Nelle società dilettantistiche, il modello suggerito è di tipo democratico-associativo: ogni socio avrebbe diritto a un voto, indipendentemente dalla quota posseduta. Per i club professionistici, invece, si introducono presidi minimi di partecipazione, garantendo la presenza di un ente associativo composto da tifosi nel capitale sociale, con quote che partono da almeno l'1%. L'obiettivo dichiarato è di bilanciare l'interesse degli investitori con strumenti che mantengano il radicamento territoriale. Il disegno di legge prevede inoltre:
Dopo l'approvazione della Camera nell'aprile 2024, il DDL ha visto ripetuti rinvii, emendamenti e dibattiti, rispecchiando un confronto delicato sulle modalità che dovrebbero regolare la presenza attiva delle tifoserie e sulle potenziali ricadute normative per le società quotate in Borsa o a capitale internazionale.
Il nodo centrale della discussione è rappresentato dal valore aggiunto e dai potenziali rischi dell'azionariato popolare. Da un lato, associazioni come Supporters in Campo sottolineano come forme strutturate di partecipazione attiva, fondate su principi di rappresentanza democratica, possano riportare al centro i valori sociali, l'identità territoriale e la sostenibilità dei club.
I sostenitori della riforma ritengono che:
Le resistenze delle società si fondano su alcune specificità del settore, tra le quali:
In parallelo al dibattito parlamentare, una disposizione già presente nel quadro legislativo nazionale prevede l'istituzione di una consulta dei tifosi come organo consultivo all'interno delle società sportive professionistiche. Tale norma trova fondamento nel decreto legislativo 28 febbraio 2021 n. 36, la cui piena attuazione è stata progressivamente rinviata, ma che dal dicembre 2027 obbligherà i club ad adeguare i propri statuti.
I punti salienti di questa novità sono:
L'analisi comparativa dei modelli di governance calcistica evidenzia differenze marcate tra Italia e altre realtà europee. In Germania, la regola del 50+1 riserva agli associati (in gran parte tifosi) la maggioranza dei diritti di voto, vincolando la proprietà delle società sportive a una base associativa ampia e attiva. Questo sistema, supportato da inflessibili regole di trasparenza e partecipazione, ha consentito alla maggior parte dei club di mantenere un forte radicamento territoriale e una gestione democratica delle scelte strategiche.
Nel Regno Unito, invece, il modello dei Supporters' Trust, organizzazioni no-profit democratiche dei sostenitori, vede i tifosi coinvolti sia come azionisti sia come partecipanti ai processi deliberativi dei club, con la possibilità di esercitare diritti di prelazione e presenza nei CDA. Almeno 140 Trust sono riconosciuti in Inghilterra, con una significativa incidenza in numerose realtà, a conferma della bontà del metodo.
Anche in Italia non mancano esperienze locali: associazioni di tifosi, cooperative e società fan owned operanti in Serie D e nei campionati minori testimoniano che modelli di partecipazione dal basso sono già funzionali, soprattutto ove fondate su autonomia, trasparenza e attivismo civico:
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Paese |
Modello/Norma |
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Germania |
Regola 50+1, associazionismo diffuso |
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Regno Unito |
Supporters' Trust, diritto di prelazione |
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Italia |
Consulta tifosi (in vigore dal 2027), esperienze fan owned locali |
Questi modelli, seppur diversi, condividono l'attenzione all'inclusione e alla rappresentanza dei supporter come garanzia di sostenibilità a lungo termine.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...