Quanti gradi servono davvero in casa al mattino, di giorno, la sera e di notte? Le indicazioni di Enea e Oms per stare bene, spendere meno in bolletta e tenere lontane umidità e muffa a ogni ora.
Con l’arrivo del freddo la domanda è sempre la stessa: quanti gradi tenere in casa, e a che ora? Per Enea bastano 19 gradi per stare bene, mentre l’Oms indica un minimo di 18 gradi, che salgono a 21 se in casa ci sono neonati o anziani. La legge fissa invece un limite massimo di 20 gradi con 2 di tolleranza. Tra questi numeri c’è lo spazio per scegliere la temperatura giusta nelle diverse ore del giorno, risparmiando sulla bolletta e tenendo lontane umidità e muffa. Ecco le indicazioni che arrivano dalle due fonti e come tradurle in una giornata tipo.
Il riferimento principale per i consumi è Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie e l’energia, che indica 19 gradi come temperatura sufficiente per il comfort domestico. È una scelta volontaria, perché la normativa consente fino a 20 gradi con una tolleranza di 2 (quindi fino a 22) nelle abitazioni e negli uffici, mentre gli edifici industriali e artigianali hanno un limite di 18 gradi, più 2 di tolleranza. Enea precisa anche che ogni grado in meno può ridurre i consumi di combustibile fino al 10%.
Sul fronte della salute il riferimento è l’Oms. Secondo una sintesi che cita le sue indicazioni, il minimo consigliato è 18 gradi, che diventano 21 gradi se in casa vivono neonati o persone anziane, e sotto i 16 gradi aumenta il rischio di malattie respiratorie. Questo dato è riportato da una fonte secondaria e non dal documento originale dell’Oms, quindi va considerato un’indicazione di massima. Il limite di 18 gradi è utile per capire fino a dove ci si può spingere con il risparmio: sotto quella soglia la casa non protegge più chi ci vive.
Un punto importante: Enea non fissa temperature diverse per le varie ore della giornata. Si limita a raccomandare di rispettare le ore massime di accensione della propria zona climatica, che sono un tetto giornaliero distribuibile tra le 5 e le 23. In zona E, per esempio, il riscaldamento può restare acceso fino a 14 ore al giorno dal 15 ottobre al 15 aprile, mentre i Comuni possono anticipare, posticipare o allungare i tempi in caso di necessità. Le indicazioni orarie che seguono sono quindi pratiche comuni di buon senso, coerenti con i valori di Enea e Oms ma non attribuibili a loro.
Il modo più semplice per ragionare è dividere la giornata in quattro fasce, tenendo come riferimento i 19-20 gradi di Enea nelle ore in cui si vive la casa.
Mattina. Al risveglio e mentre ci si prepara conviene portare soggiorno e cucina intorno ai 19-20 gradi. Il bagno può salire fino a 22-24 gradi, ma solo mentre lo si usa, per esempio con la valvola più aperta per la mezz’ora della doccia. Subito dopo si può ridurre di nuovo, evitando di scaldare un ambiente vuoto.
Giorno, quando non c’è nessuno. Con la casa vuota si può abbassare a 16-17 gradi invece di spegnere tutto, perché mantenere una base di calore evita che le pareti si raffreddino e rende più rapida la risalita al rientro. Le stanze inutilizzate non dovrebbero scendere sotto i 14 gradi: pareti troppo fredde fanno condensare l’umidità e favoriscono la muffa, e chiudere del tutto una stanza è una delle cause più comuni di muffa dietro armadi e mobili.
Sera. Quando la famiglia è a casa si torna a 19-20 gradi in soggiorno e in cucina, che sono i valori in linea con Enea. Se in casa ci sono anziani o persone fragili, la sera conviene arrivare a 20-21 gradi in soggiorno, in linea con l’indicazione dell’Oms di salire a 21 gradi in presenza di persone più vulnerabili.
Notte. In camera da letto bastano 16-18 gradi per dormire bene: una stanza fresca aiuta il corpo ad abbassare la temperatura interna, mentre sopra i 20 gradi ci si può svegliare sudati e con la bocca secca. Per neonati e persone fragili il minimo da non scendere è 18 gradi, e nella cameretta dei bambini si indicano 18-20 gradi: invece di scaldare di più, è meglio vestirli con un sacco nanna.
Se si scende di un grado, Enea stima fino al 10% di combustibile in meno. Portare il termostato da 22 a 20 gradi significa quindi un risparmio fino al 20% circa, e su una spesa annua di gas di 1.200 euro il vantaggio può arrivare a circa 240 euro (calcolo nostro, valido solo come ordine di grandezza e più alto nelle case poco isolate). Un’altra fonte privata parla del 7% per grado: le stime cambiano in base all’isolamento e all’impianto, e per questo si parla di “fino a”.
Oltre al termostato, Enea indica alcune abitudini che incidono sui consumi. I termosifoni vanno tenuti liberi da tende, mobili e biancheria, perché il calore non si diffonde bene se è bloccato. Di notte conviene abbassare le persiane o usare tende pesanti, mentre i mobili vanno spostati dalle pareti esterne fredde. Le valvole termostatiche, abbinate a caldaie a condensazione o a pompe di calore e a una buona regolazione, possono ridurre i consumi complessivi fino al 25%, e una manutenzione periodica dell’impianto fino al 40%, sempre secondo Enea. Anche gli spifferi pesano, come ricordano guide non attribuite a Enea: una candela accesa lungo gli infissi mostra dove l’aria passa, e un nastro adesivo isolante sistema i casi più semplici.
Per gestire gli orari senza pensarci serve un cronotermostato, che alterna in automatico temperature più alte e più basse, e che con la funzione smart può tenere conto anche di quando si è fuori casa. È la soluzione più semplice per applicare lo schema della giornata tipo.
La temperatura non basta: per evitare la muffa conta anche l’umidità relativa, che Enea indica ideale tra il 40% e il 60%. Si misura con un igrometro, un apparecchio che costa pochi euro e va tenuto in soggiorno e in camera. Sopra il 60% l’umidità condensa sulle superfici fredde, mentre sotto il 40% l’aria diventa secca e irrita la gola.
L’Oms ha dedicato linee guida specifiche a umidità e muffa negli ambienti chiusi, basate sulla revisione di oltre cento studi: chi vive in case umide o ammuffite ha fino al 75% di rischio in più di sintomi respiratori e asma, e i bambini sono i più vulnerabili. I dati sulla diffusione risalgono al 2009 e indicano problemi di umidità nel 20-30% delle famiglie di molti Paesi europei.
Per prevenire il problema Enea consiglia di aprire completamente le finestre per 5-10 minuti, meglio nelle ore più calde del mezzogiorno, e di evitare di lasciarle socchiuse a lungo, perché disperdono più calore. Il bucato non va steso sui termosifoni, e il bagno va arieggiato per almeno 15 minuti dopo la doccia secondo altri esperti, perché l’umidità prodotta in casa si accumula. In caso di valori sopra il 60% con temperature oltre i 18 gradi può aiutare un deumidificatore, mentre le macchie estese di muffa richiedono un intervento specializzato.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...