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Aderire a una class action o rivolgersi a un avvocato per conto proprio: tempi, costi e risultati a confronto

di Chiara Compagnucci pubblicato il

Class action o azione individuale? Differenze normative, tempi, costi, vantaggi e rischi delle due strade legali, offrendo strumenti per capire chi può aderire, quali risultati aspettarsi.

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Quando si affronta una lesione ai propri diritti, il dilemma tra procedere individualmente oppure unirsi ad altri attraverso azioni collettive emerge con forza. La pratica di unirsi in una class action si è consolidata inizialmente nei sistemi anglosassoni, trovando terreno fertile anche in Italia dopo una progressiva estensione normativa. Ogni soluzione presenta peculiarità rilevanti: tempi, costi e risultati possono variare sensibilmente a seconda della scelta.

Cosa sono la Class Action e l'azione collettiva in Italia

Il panorama italiano prevede due strumenti distinti per la tutela collettiva: la class action, prevista dagli artt. 840-bis e ss. del Codice di procedura civile (c.p.c.), e l'azione rappresentativa dei consumatori, regolata dal Codice del Consumo e dalle integrazioni del D.lgs. 28/2023:

  • Class action: consente a chiunque abbia subito un danno riconducibile alla medesima condotta di impresa o ente gestore di servizi pubblici di unirsi in giudizio, anche tramite associazioni iscritte negli elenchi ufficiali.
  • Azione collettiva rappresentativa: vincolata a enti e associazioni riconosciute, è riservata alle materie di tutela dei diritti dei consumatori.
L'ampiezza della tutela è stata progressivamente incrementata. Originariamente limitata ai consumatori, la class action oggi è accessibile anche a soggetti non consumatori, purché il diritto sia individuale e omogeneo. Il carattere alternativo e complementare dell'azione collettiva rispetto a quella individuale consente al singolo di scegliere quale percorso seguire, a seconda delle circostanze meglio ponderate.

Obiettivo primario di queste azioni è ottenere risarcimenti per danni seriali di origine omogenea o, nelle azioni rappresentative, bloccare comportamenti ritenuti illeciti (azioni inibitorie). Per legge, sono sempre fatte salve le tutele ordinarie che il singolo può esercitare rivolgendosi al proprio avvocato. Tra le novità normativamente rilevanti, il passaggio della regolamentazione della class action dal solo Codice del Consumo al Codice di procedura civile (in vigore dal 2021), con un ampliamento dei presupposti e della platea dei soggetti legittimati a agire, sia sul fronte attivo che passivo.

Quanto costa aderire a una class action

Presentare l'adesione senza un difensore evita il compenso di un avvocato personale. Non equivale però a partecipare sempre a costo zero. Con la sentenza che accoglie l'azione, il giudice può stabilire un importo a carico di ciascun aderente come fondo spese. Può chiedere anche un'integrazione nel corso della procedura. Il mancato versamento rende inefficace l'adesione. Se il cittadino decide di incaricare un proprio legale per preparare o depositare la domanda, dovrà considerare anche il relativo compenso.

Quando il giudice riconosce le somme dovute, l'impresa soccombente viene condannata a pagare il compenso del rappresentante comune. La normativa prevede anche un compenso premiale per l'avvocato che ha difeso il promotore vittorioso, calcolato secondo percentuali collegate al numero degli aderenti e all'importo complessivamente dovuto.

Per il partecipante il vantaggio economico resta evidente: non deve finanziare da solo l'intero giudizio contro una grande impresa. Prima di aderire deve però leggere le condizioni dell'iniziativa, le eventuali quote associative, gli incarichi sottoscritti e le indicazioni sul fondo spese. La parola class action non garantisce, da sola, gratuità.

Quanto costa rivolgersi a un avvocato per causa individuale

Il costo di una causa autonoma non può essere riassunto con una tariffa unica. Dipende dal valore della domanda, dalla complessità, dal tribunale competente, dal numero delle udienze, dalle attività richieste e dall'eventuale passaggio in appello o in Cassazione. Le principali voci sono:

  • compenso dell'avvocato per studio, introduzione, istruttoria e decisione;
  • contributo unificato, il cui importo varia in base al valore e al tipo di procedimento;
  • notifiche, copie, marche e anticipazioni;
  • consulente tecnico di parte;
  • quota della consulenza tecnica disposta dal giudice;
  • eventuali spese della mediazione o della negoziazione;
  • compensi per appello, esecuzione e recupero del credito;
  • spese della controparte in caso di soccombenza, secondo la decisione del giudice.
Prima di conferire l'incarico conviene chiedere un preventivo scritto articolato per fasi e domandare cosa accade in caso di accordo anticipato, rigetto, appello o insolvenza della controparte. Un preventivo che indica solo il costo dell'atto introduttivo non fotografa l'esborso potenziale dell'intera controversia.

Chi rientra nei limiti di reddito può verificare l'accesso al patrocinio a spese dello Stato. Il limite aggiornato dal decreto ministeriale del 22 aprile 2025 è pari a 13.659,64 euro di reddito imponibile annuo, con le regole previste per i familiari conviventi.

Quale strada richiede meno tempo

Dire che la class action è più rapida perché esiste una sola causa è fuorviante. Il procedimento collettivo deve superare il filtro di ammissibilità, definire la responsabilità comune, raccogliere le adesioni, verificare la posizione di ogni partecipante e distribuire le somme. Reclami, appello, opposizioni sui crediti ed esecuzione possono allungare il percorso.

La legge fissa alcuni termini interni, come i 60-150 giorni per aderire, ma non assicura una data finale di pagamento. Una controversia complessa con migliaia di partecipanti può durare diversi anni. Neppure la causa individuale offre tempi certi. Se l'impresa accetta una diffida ben documentata, una mediazione o una proposta transattiva, il caso può chiudersi in pochi mesi. Se servono perizie e più gradi di giudizio, l'attesa può diventare lunga quanto quella collettiva o superarla:

Scenario

Percorso che può risultare più rapido

Piccolo rimborso negato a migliaia di clienti

Class action già ammessa e vicina alla fase di adesione

Danno elevato con prove chiare e disponibilità dell'impresa a trattare

Iniziativa individuale preceduta da diffida

Questione giuridica comune molto contestata

Azione collettiva, pur con tempi lunghi, per concentrare il contenzioso

Danno medico, patrimoniale o professionale diverso per ogni persona

Azione individuale costruita su perizie specifiche

Class action appena depositata e non ancora ammessa

La via individuale può evitare di attendere l'esito del filtro

Quali risultati si possono ottenere con l'azione collettiva

La class action può portare all'accertamento della responsabilità, al risarcimento e alla restituzione di somme. L'azione inibitoria collettiva mira invece a far cessare o vietare la ripetizione della condotta lesiva.

Nelle azioni rappresentative dei consumatori, introdotte dal decreto legislativo 28/2023, gli enti legittimati possono chiedere provvedimenti inibitori e compensativi. Il rimedio può consistere nel pagamento di denaro, nel rimborso del prezzo, nella riparazione o sostituzione del bene, nella riduzione del prezzo o nella risoluzione del contratto.

Una vittoria collettiva non produce automaticamente lo stesso assegno per tutti. Ogni aderente deve provare di appartenere alla classe e documentare l'importo che gli spetta. Il giudice può accogliere alcune domande, ridurne altre e rigettare quelle non supportate dai documenti richiesti.

Il risultato dipende anche dalla capacità dell'impresa di pagare. Avere un titolo esecutivo non coincide sempre con incassare subito. La procedura può chiudersi quando tutti i crediti sono soddisfatti oppure quando, tenuto conto dei costi, non appare realistico ottenere una ragionevole soddisfazione. Per la parte rimasta insoluta gli aderenti riacquistano il libero esercizio delle azioni verso il debitore.

Quali risultati può ottenere una causa individuale

L'azione autonoma permette di formulare domande aderenti alle conseguenze personali. Un cliente può chiedere il rimborso, la risoluzione del contratto, il risarcimento del danno emergente e del lucro cessante oppure altre voci ammesse dalla legge, purché ne provi presupposti e importi. Questa flessibilità pesa quando il comportamento comune ha prodotto effetti molto diversi. Un'interruzione del servizio può avere creato un disagio modesto a migliaia di utenti ma avere causato una perdita economica elevata a un professionista. Inserire entrambe le situazioni nella stessa griglia collettiva può non tutelare bene il secondo caso.

Il cliente individuale controlla anche la transazione. Può accettare, rifiutare o rilanciare una proposta sulla base delle proprie priorità. Nell'azione di classe la trattativa è gestita dal promotore o dal rappresentante comune secondo le regole della procedura; il singolo dispone degli strumenti di contestazione previsti, ma non conduce personalmente il negoziato.

La maggiore libertà ha un prezzo. Se le prove sono deboli o il valore della richiesta è gonfiato, il giudice può rigettare la domanda e condannare il ricorrente alle spese. Nessun avvocato serio può promettere la vittoria prima di avere esaminato documenti, prescrizione, nesso causale e solvibilità della controparte.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...