Dal 2026 esercenti e professionisti dovranno accettare pagamenti tramite app e smartphone proprio come avviene col POS: obblighi, sanzioni, strumenti digitali ammessi e le nuove sfide per chi vende.
L’entrata in vigore delle nuove regole sui pagamenti elettronici in Italia segna un punto di svolta per il mondo dei commercianti, dei professionisti e per tutti i clienti che scelgono strumenti di moneta digitale. A partire dal 2026, nessun esercente potrà lecitamente respingere una transazione effettuata tramite app su smartphone o altri dispositivi digitali, estendendo l’obbligo già previsto per carte di credito e bancomat anche ai sistemi di pagamento più innovativi. La posta in gioco è molto alta: chi non si adegua rischia una sanzione immediata e proporzionale al valore dell’operazione rifiutata, elemento che rende questo cambiamento pressante per tutte le attività, grandi o piccole.
La riformulazione della legge si basa sul concetto che la digitalizzazione non è più una semplice opzione, ma una vera necessità per operatori e utenti. Il progresso tecnologico, il passaggio dalle carte alle app e i wallet su dispositivi mobile hanno cambiato le abitudini di spesa, offrendo maggiore sicurezza e tracciabilità.
È importante chiarire che il cambiamento normativo coinvolge chiunque eserciti un’attività commerciale o professionale: dai negozianti agli artigiani, dagli avvocati ai medici fino agli esercenti di ogni genere di servizio o vendita. L’obbligatorietà non lascia spazio a interpretazioni: l’accesso ai pagamenti digitali attraverso app e smartphone è un diritto degli utenti, con una copertura comprensiva di tutti i nuovi strumenti disponibili nel mercato.
Questa rivoluzione non riguarda solo l’aspetto tecnico, ma impatta a fondo sull’organizzazione interna delle imprese, richiedendo adeguamenti ai software gestionali, investimenti in terminali aggiornati e formazione del personale. Lasciare la propria attività indietro su questi aspetti può tradursi in costi immediati – non solo economici, ma anche in termini di reputazione e affidabilità.
L’evoluzione normativa degli ultimi anni ha modificato il quadro degli obblighi per esercenti e professionisti in Italia. Inizialmente si è partiti dall'introduzione dell’obbligo di accettare pagamenti elettronici tramite POS; tuttavia, il perimetro è stato ampliato drasticamente con l’approvazione delle modifiche al decreto Carburanti ter n. 63/2026, rendendo il pagamento digitale obbligatorio in tutte le sue forme.
Secondo la disciplina aggiornata, non solo le carte tradizionali rientrano nell’obbligo di accettazione, ma anche tutti gli strumenti più evoluti di pagamento:
Il sistema sanzionatorio prevede una doppia componente di penalità:
Di fatto, è diventato illegittmo per ogni esercente in Italia voler ricevere soltanto contanti o imporre una soglia minima per i pagamenti digitali. Qualsiasi restrizione posta dal commerciante rispetto alla modalità di incasso elettronico – per esempio accettare solo alcune app o rifiutare specifici wallet contactless – può essere oggetto di denuncia e sanzione immediata da parte degli organi preposti.
L’origine normativa si trova nell’articolo 15, comma 4-bis del DL 179/2012 come modificato dagli emendamenti 2026: la terminologia passa da “carta di pagamento” a “strumento di pagamento”, includendo quindi la platea integrale degli strumenti elettronici oggi a disposizione.
La ratio del cambiamento va cercata in una duplice esigenza:
Per quanto riguarda la contestazione e l’avvio della procedura sanzionatoria, la normativa attribuisce la legittimazione sia al cliente rifiutato che alle autorità di controllo (Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate) che possono intervenire anche d’ufficio, specie nei controlli incrociati durante ispezioni fiscali o di routine; la multa è immediatamente eseguibile, senza bisogno di preavvisi.
Non è tutto: l’obbligo coinvolge anche i professionisti iscritti agli albi (avvocati, commercialisti, medici), chi emette fattura è tenuto a dotarsi di sistemi aggiornati che accettino ogni pagamento elettronico, anche attraverso dispositivi personali del cliente.
| Strumento di pagamento | Accettazione obbligatoria | Sanzione per rifiuto |
| Carta di credito/bancomat | Sì | 30 € + 4% |
| App mobile (Satispay, Bancomat Pay) | Sì | 30 € + 4% |
| Wallet su smartphone/smartwatch | Sì | 30 € + 4% |
| POS tradizionale e evoluti | Sì | 30 € + 4% |
Attenzione ai tentativi di aggiramento della regola: non è lecito applicare costi aggiuntivi ai clienti che pagano con strumenti digitali o proporre limitazioni che escludano alcuni sistemi. Tali comportamenti sono assimilati a un rifiuto e sono quindi sanzionabili.
Se l’attività commerciale o professionale non dispone di un terminale o software aggiornato alla nuova normativa, la responsabilità è sempre dell’esercente, che deve dotarsi di dispositivi idonei (hardware e software) compatibili con tutti i canali digitali citati dalla legge. Le ripercussioni possono essere pesanti anche dal punto di vista reputazionale e fiscale.
Infine, è importante menzionare il quadro europeo: la proposta di regolamento sull’euro digitale rafforza questa direzione, prevedendo la gratuità dei servizi base e l’inclusione sociale nell’accesso ai pagamenti elettronici – ma tale tema verrà trattato nella prossima sezione sotto il profilo operativo e delle sfide di implementazione.
L’obbligo di accettare ogni forma di incasso digitale, oltre all’aspetto normativo, comporta conseguenze operative complesse per esercizi commerciali e professionisti. Le problematiche reali vanno dalla scelta dei terminali giusti alla formazione dello staff, fino alla gestione di errori tecnici che potrebbero invalidare una transazione.
Vediamo quali azioni sono richieste concretamente:
Riassumendo le best practice immediate per i professionisti e i titolari di attività:
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...