LAeffe affronta una profonda crisi con licenziamenti confermati, mentre lo Stato si muove al Mimit e mostra apertura a investimenti milionari. Le cause, strategie di rilancio e conseguenze sociali della vertenza.
L’industria italiana della moda si trova ad affrontare uno dei suoi momenti più delicati: la situazione del gruppo Aeffe, proprietario di storici brand come Alberta Ferretti, Moschino e Pollini, ha suscitato forte preoccupazione nei territori di Rimini, Milano e in tutto il comparto del lusso nazionale. Nelle scorse settimane, la società ha avviato una procedura di licenziamento collettivo, confemrate nelle ultime notizie, che ha riguardato oltre 220 lavoratrici e lavoratori, con una prevalenza di esuberi nello stabilimento di San Giovanni in Marignano, in provincia di Rimini. Questo passaggio segna un punto di svolta, dopo mesi di trattative tra direzione, rappresentanze sindacali e istituzioni regionali e nazionali.
Il contesto economico e gestionale appare particolarmente complesso: da un lato si evidenziano le difficoltà del settore, dall’altro emergono critiche alla gestione della crisi, soprattutto per la tempistica dell’invio delle lettere di licenziamento, avvenuto prima di un’aperta discussione sulle alternative concrete. La situazione è ora al centro di un ampio dibattito politico e istituzionale, con richieste di maggior tutela occupazionale e garanzie di continuità produttiva. In questo contesto si inserisce anche la disponibilità dichiarata dalla componente statale a intervenire con risorse significative..
Nel corso della profonda crisi che ha investito Aeffe, emerge un quadro in cui la presenza dello Stato e la definizione di nuove strategie di rilancio industriale appaiono essenziali per il futuro dell’azienda e del territorio. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), insieme al Ministero del Lavoro, ha seguito attivamente le trattative, convocando ripetuti tavoli di crisi e offrendo strumenti di supporto per accompagnare l’impresa verso una ristrutturazione non solo finanziaria, ma anche organizzativa.
Uno degli elementi più rilevanti è rappresentato dalla disponibilità dello Stato a entrare temporaneamente nel capitale di Aeffe. Attraverso una partecipazione che potrebbe durare fino a cinque anni, lo Stato italiano valuta l’iniezione di risorse fino a 30 milioni di euro, finalizzata alla realizzazione di un piano industriale credibile e al rafforzamento della compagine societaria. Tale scelta segue esperienze analoghe maturate recentemente in altri distretti manifatturieri dell’Emilia-Romagna e rappresenta uno strumento attivo di politica industriale.
Il quadro degli interventi pubblici mette al centro:
Durante i recenti incontri, le istituzioni hanno insistito sulla presentazione di un progetto industriale solido e duraturo, individuando come condizioni imprescindibili:
L’ondata di licenziamenti avviata da Aeffe incide profondamente sul tessuto economico e sociale dei territori coinvolti, in particolare sulla comunità di San Giovanni in Marignano e sull’area metropolitana milanese. Il peso degli esuberi, con oltre tre quarti concentrati in Emilia-Romagna, evidenzia una criticità che va oltre la semplice dimensione aziendale e coinvolge anche il sistema degli enti locali e delle associazioni di categoria.
Le istituzioni regionali, a partire dall’assessorato al lavoro dell’Emilia-Romagna, si sono da subito attivate per sostenere i lavoratori colpiti attraverso l’offerta di percorsi di formazione e orientamento mirati alla riqualificazione e alla ricollocazione. Queste iniziative intendono limitare le conseguenze occupazionali negative e rafforzare la coesione sociale delle comunità colpite. In parallelo, i sindacati mantengono una pressione costante sulla direzione per ottenere garanzie di salvaguardia dei diritti e chiarezza sul futuro dei dipendenti ancora in forza.
Dal dialogo tra istituzioni, rappresentanze dei lavoratori e azienda sono emerse alcune priorità condivise:
Le prospettive occupazionali restano legate alla capacità dell’azienda di attuare una vera inversione di tendenza, ma anche alla possibilità di inserire nuovi investitori o partner industriali che condividano la sfida della trasformazione produttiva. La tutela dei lavoratori licenziati passa, in ultima analisi, da una governance trasparente, dall’elaborazione di soluzioni condivise e dal ricorso a strumenti normativi quali contratti di solidarietà, ammortizzatori sociali e politiche attive del lavoro, previsti dalle attuali disposizioni nazionali e regionali.