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Affitti brevi: le nuove regole e tassazione nel 2026 ufficiali con esempi pratici.

di Arch. Giuseppe Bergodi pubblicato il

Il 2026 porta una svolta negli affitti brevi con nuove regole fiscali, cedolare secca differenziata e obblighi per chi affitta più immobili. Novità anche per le piattaforme digitali e impatti su mercato e concorrenza.

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L’ambito delle locazioni turistiche brevi in Italia subisce nel 2026 una decisa revisione normativa. Gli obiettivi principali delle nuove disposizioni sono rafforzare il controllo fiscale, differenziare l’attività privata da quella imprenditoriale e rendere più trasparente la concorrenza con il settore alberghiero. Dopo un iter parlamentare complesso, la Legge di Bilancio 2026 è finalmente in vigore e introduce una serie di misure innovative a tutela sia della fiscalità che dell’equità del mercato immobiliare. In particolare, si segnala una profonda ridefinizione dello scaglione della cedolare secca e l’introduzione di nuovi obblighi per chi gestisce più immobili, oltre a chiarimenti sostanziali sulle dinamiche di intermediazione digitale delle locazioni.

Il nuovo regime fiscale degli affitti brevi: cedolare secca e scaglioni

La disciplina fiscale sulle locazioni turistiche viene modificata da una struttura unica a uno schema a scaglioni, concepito per adattarsi al grado di professionalità degli operatori. Da un lato, la riforma garantisce la tutela dell’affitto occasionale svolto da piccoli proprietari; dall’altro, assicura che le attività di natura imprenditoriale siano inquadrate in modo specifico con una tassazione coerente. La normativa si fonda ora su tre livelli distinti di imposizione, a seconda del numero di unità abitative destinate agli affitti brevi e delle modalità con cui esse sono gestite.

La principale innovazione è rappresentata dalla remodulazione della cedolare secca. Il primo immobile concesso in locazione breve, se gestito direttamente dal proprietario, resta soggetto a un’aliquota ridotta, per sostenere chi integra il proprio reddito familiare mediante affitti occasionali. Con il secondo immobile scatta invece una tassazione più accentuata, segnalando la soglia tra casualità e attività più organizzata. Infine, dal terzo immobile in poi, la caratterizzazione pienamente imprenditoriale viene presunta di diritto, introducendo l’obbligo di apertura della partita Iva e l’adozione di un assetto contabile da impresa vera e propria. In queste condizioni, non è più accessibile il regime agevolato della cedolare secca (secondo quanto disposto dall’articolo 1, comma 595, Legge 178/2020 e articolo 4 del D.L. 50/2017).

  • La cedolare secca al 21% si applica solo sul primo immobile, anche per contratti intermediati digitalmente, qualora l’attività rimanga non imprenditoriale.
  • Il secondo immobile passa a un’aliquota ordinaria del 26%, rendendo evidente la distinzione tra chi svolge locazione in modo occasionale e chi avvia una gestione più strutturata.
  • Oltre i due immobili, l’attività viene automaticamente considerata d’impresa: è quindi obbligatorio dotarsi di partita IVA e si accede al regime fiscale delle imprese, uscendo dall’ambito della cedolare secca.
Così strutturata, la normativa punta a ridurre le zone grigie, favorendo chiarezza fiscale e prevenendo fenomeni di evasione e abuso delle agevolazioni.

Cedolare secca: 21% sul primo immobile e 26% dal secondo

La nuova struttura a scaglioni per la cedolare secca risponde alle richieste di uniformità e trasparenza avanzate negli ultimi anni dal settore ricettivo italiano. Per un solo appartamento concesso in affitto breve, il proprietario può mantenere l’aliquota agevolata del 21%. L’estensione di questa aliquota anche agli immobili gestiti tramite piattaforme digitali è confermata, purché il locatore non superi i limiti dell’attività non imprenditoriale e non possieda più di due unità destinate a tale scopo nel corso dell’anno fiscale.

Nel caso in cui il contribuente possegga e conceda in affitto due immobili, l’agevolazione al 21% si applica sul primo, mentre il secondo viene assoggettato all’aliquota ordinaria del 26%. È possibile scegliere a quale unità applicare la percentuale minore, mentre la più alta si applica automaticamente alla rimanente. Questa soluzione intende scongiurare l’utilizzo della cedolare secca come strumento elusivo di attività imprenditoriali non dichiarate, distinguendo chiaramente la dimensione privata da quella organizzata.

Va sottolineato che il superamento della soglia di due immobili locati comporta l’applicazione di presunzioni legali relative all’esercizio d’impresa, con l’automatica esclusione dal sistema della cedolare secca. La disciplina è stata pensata anche per uniformare il trattamento fiscale tra locazioni dirette e affitti gestiti tramite mediatori o portali telematici, risolvendo aree di incertezza interpretativa e praticando una maggiore equità fiscale nel comparto.

Obbligo di partita IVA e inquadramento imprenditoriale dal terzo immobile

Chi gestisce tre o più unità destinate alle locazioni turistiche viene considerato, agli effetti di legge (art. 4 D.L. 50/2017 così come modificato), come soggetto imprenditore. La normativa esclude integralmente la possibilità di usufruire della cedolare secca per queste attività, imponendo il passaggio al regime fiscale d’impresa, la registrazione di una partita IVA e la tenuta delle scritture contabili.

Sotto il profilo della tassazione, il legislatore ha inteso premiare la legalità e la trasparenza: chi rispetta i requisiti può accedere, spesso, al regime forfettario agevolato (con un’aliquota del 15% o addirittura del 5% per i primi 5 anni, applicata solo sul 40% dei ricavi, entro i limiti previsti). Tale regime può risultare più vantaggioso della cedolare secca standard, almeno nelle fasi iniziali dell’attività, ma comporta automaticamente tutti gli adempimenti previsti per le imprese in tema di fatturazione elettronica, contributi previdenziali e gestione dei flussi finanziari.

È prevista peraltro una forma di opzionalità: anche chi gestisce uno o due immobili può scegliere volontariamente l’inquadramento d’impresa, se la fiscalità ordinaria risulti meno conveniente rispetto alla forfettizzazione dei proventi. Questo aspetto introduce maggiore flessibilità nel sistema, adattandosi alle diverse esigenze gestionali degli operatori e consentendo di strutturare modelli di business trasparenti e conformi alle nuove regole di mercato.

Modalità di locazione e ruolo degli intermediari: cosa cambia con le piattaforme digitali

Una delle novità più rilevanti riguarda le modalità operative di gestione degli affitti brevi tramite intermediari digitali. La nuova disciplina prevede che l’aliquota agevolata della cedolare secca sia applicata solo se il proprietario gestisce personalmente la locazione, intrattenendo rapporti diretti con il locatario dalla trattativa alla firma del contratto.

Basta la conclusione di anche un solo contratto tramite una piattaforma (come Airbnb, Booking o un’agenzia immobiliare) perché tutto il reddito prodotto da quell’immobile sia assoggettato all’aliquota ordinaria del 26%, senza possibilità di tornare al 21% per lo stesso anno fiscale. Questo presuppone una maggiore consapevolezza e responsabilizzazione da parte di chi desidera accedere ai benefici fiscali, dovendo valutare attentamente la propria operatività.

  • Per chi opera direttamente, senza utilizzare portali di intermediazione, resta accessibile l’aliquota ridotta.
  • L’utilizzo di un qualsiasi intermediario comporta l’applicazione della tassazione più elevata per tutto l’anno fiscale.
  • La norma si applica anche se la gestione avviene tramite intermediari tradizionali, non solo digitali.
Questa impostazione risponde all’esigenza di contrastare l’evasione e garantire trasparenza nel settore, riducendo i margini di elusione attraverso una sorveglianza più capillare delle transazioni digitali. I mediatori dovranno inoltre rispettare nuovi requisiti in tema di tracciabilità e comunicazione dei dati fiscali alle autorità competenti.

Entrata in vigore delle nuove disposizioni e scenari attesi per proprietari e property manager

Le nuove norme sulle locazioni brevi sono operative per i redditi maturati dal 2026, con effetti a partire dal 1° gennaio. L’approvazione definitiva della Legge di Bilancio è avvenuta nell’ultima parte del 2025 e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ha sancito l’avvio ufficiale del nuovo impianto normativo.

Sul piano pratico, i proprietari devono verificare con attenzione il numero di unità possedute e le modalità gestionali adottate, per evitare il rischio di inquadramento d’ufficio come imprenditori con tutto ciò che ne consegue in termini di obblighi fiscali e previdenziali. I cosiddetti property manager – soggetti che amministrano portafogli di immobili per conto di terzi – saranno tenuti a rivedere la propria strategia operativa per garantire la compliance con le nuove regole, valutando la possibilità di transitare verso modelli imprenditoriali più strutturati e trasparenti.

La fase iniziale di implementazione potrebbe generare dubbi applicativi e necessità di chiarimenti interpretativi; in tal senso, il ruolo delle associazioni di categoria e dell’amministrazione finanziaria sarà essenziale nella diffusione di linee guida e best practice per una transizione ordinata e senza rischi di condotte non conformi.

Impatto delle modifiche fiscali sul mercato delle locazioni brevi e sulla concorrenza alberghiera

L’impatto delle nuove soglie fiscali è destinato a essere significativo sull’intero comparto delle locazioni turistiche e sul rapporto competitivo con l’industria alberghiera. L’obiettivo dichiarato del legislatore è introdurre regole di maggiore equità, riducendo le distorsioni determinate da una tassazione privilegiata delle attività strutturate rispetto all’hôtellerie tradizionale.

  • La distinzione netta tra attività privata e imprenditoriale consente di preservare il vantaggio fiscale solo per chi realmente aggiunge un reddito accessorio, senza penalizzare coloro che devono invece adeguarsi a standard più elevati se svolgono locazione in modo organizzato.
  • La standardizzazione dei processi contabili e l’obbligo di partita IVA vanno nella direzione della professionalizzazione del settore, favorendo l’emersione dell’offerta sommersa e contrastando l’evasione.
  • Le nuove regole favoriscono una concorrenza più trasparente con il comparto alberghiero, avvicinando gradualmente trattamenti fiscali e obblighi di compliance tra gli operatori di maggiori dimensioni e le strutture alberghiere classiche.
Il riequilibrio competitivo potrà incidere anche sui prezzi e sulle dinamiche di offerta nei mercati turistici più maturi, ponendo le basi per processi di ristrutturazione e riqualificazione qualitativa dell’offerta di alloggi turistici brevi nel nostro Paese.


Arch. Giuseppe Bergodi

Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...