Dopo l'avvertimento della Bce di tenere contanti in casa e gli stessi consigli con l'aggiunta di alimenti e di una lettera informativa inviata ai cittadini a Londra, anche i negozi Ikea si stanno predisponendo ad eventuali situazioni di emergenza e crisi
Torben Mortensen, responsabile sicurezza di IKEA Danimarca, ha mostrato nel grande negozio di Taastrup un generatore capace di alimentare la struttura per circa sette ore con il carburante nel serbatoio. Le riserve conservate sul posto possono prolungarne il funzionamento fino a circa trenta ore. In caso di emergenza, ha spiegato Mortensen, gli spazi potrebbero accogliere persone, servire per distribuire pasti o sostenere un’evacuazione. Un grande punto vendita dispone già di risorse che, in circostanze eccezionali, possono avere un impiego diverso da quello quotidiano.
Tra le esposizioni di materassi e mobili del negozio danese, Mortensen ha delineato una possibile risposta a eventi come un’alluvione o una lunga interruzione della corrente. Se un comune dovesse trasferire temporaneamente i residenti, IKEA potrebbe contribuire fornendo coperte, piumoni e letti. Potrebbe anche mettere a disposizione aree coperte per trascorrere la notte. Sono spazi già esistenti, da inserire nell’organizzazione dell’emergenza secondo le esigenze locali.
Un aiuto può arrivare anche dalla cucina del ristorante. Il personale è abituato a preparare cibo e le aree di servizio possono sostenere la distribuzione dei pasti, in presenza delle forniture e delle condizioni di sicurezza necessarie. In una crisi, questa capacità operativa si affianca alla disponibilità di spazi e materiali.
Fuori dagli edifici ci sono i parcheggi, superfici ampie e accessibili che, in determinate circostanze, possono servire a raccogliere persone, distribuire beni o ospitare strutture temporanee. IKEA li ha già utilizzati durante la pandemia per installare tende destinate alle vaccinazioni. In una crisi, l’impiego dei parcheggi come punto di supporto logistico dipenderebbe dal coordinamento con le autorità locali.
I mobili pronti da assemblare possono essere utili per allestire sistemazioni temporanee: letti e arredi si montano rapidamente. Un eventuale servizio di assistenza medica richiederebbe invece personale, dispositivi, autorizzazioni e una gestione sanitaria specifica. Spazio, energia e servizi di base sono risorse che un grande negozio può offrire; per le cure servono competenze e attrezzature dedicate.
L’uso degli spazi verrebbe deciso in base alle necessità del territorio e in accordo con le autorità. Nelle aree interessate l’attività commerciale potrebbe ridursi o fermarsi, mentre il punto vendita contribuirebbe alle operazioni di assistenza.
Il generatore di Taastrup dà una misura concreta delle risorse disponibili. Nel 2026 Mortensen ha indicato un’autonomia di circa sette ore con il carburante presente nel serbatoio e riserve sufficienti per arrivare a circa trenta ore. Ha riferito inoltre che i negozi IKEA danesi dispongono di generatori di emergenza. Questi impianti alimentano le funzioni essenziali per cui sono stati predisposti quando viene a mancare la corrente.
In una grande struttura commerciale si concentrano risorse che possono rivelarsi utili in un’emergenza: locali coperti, magazzini, cucine, parcheggi, alimentazione di riserva e personale con competenze operative. Sono dotazioni nate per l’attività aziendale, ma possono sostenere interventi di assistenza. La logistica, abituata a movimentare merci e a gestire il passaggio di persone, può contribuire alla distribuzione dei beni o all’organizzazione di un centro di raccolta.
L’impiego concreto richiede una valutazione delle condizioni operative e il coordinamento con chi gestisce l’emergenza. Un generatore alimenta le apparecchiature collegate; una cucina può preparare pasti quando sono disponibili forniture, personale e condizioni di sicurezza. Anche la scelta di usare un parcheggio per accogliere sfollati dipende dalle caratteristiche del luogo e dalle necessità del momento.
Le situazioni considerate comprendono alluvioni e interruzioni estese della corrente. Un’alluvione può costringere le famiglie a lasciare casa e richiedere luoghi temporanei dove dormire, mangiare e ricevere beni essenziali. Un blackout può fermare servizi e catene di approvvigionamento; diventano allora utili le strutture con alimentazione di riserva e capacità logistiche.
Tra le preoccupazioni figurano anche gli attacchi alle infrastrutture critiche, come le reti energetiche, idriche e di comunicazione, da cui dipendono le attività quotidiane. Nel 2024, secondo l’intelligence militare danese, hacker filorussi provocarono la rottura di tubature presso una società idrica. Alcune abitazioni rimasero temporaneamente senza acqua. L’anno successivo le autorità danesi riferirono di attacchi informatici contro siti web pubblici e aziendali.
Questi episodi mostrano come un’interruzione tecnica o informatica possa incidere sui servizi e sulle comunità. La valutazione dei servizi di intelligence danesi descrive le minacce ibride come un insieme di strumenti: sabotaggio, attacchi informatici, disinformazione e altre forme di pressione. Le conseguenze possono includere disordine, pressioni sulle istituzioni e un indebolimento della fiducia pubblica. La preparazione riguarda anche gli effetti a catena, dalle interruzioni dei servizi alle evacuazioni locali, fino alle difficoltà nel garantire beni e assistenza.
IKEA aderisce a Virksomhedsberedskabet, la Coalizione aziendale danese per la preparazione alle crisi. Nel 2026 il network riuniva oltre duecento imprese e faceva da collegamento tra autorità e settore privato. La rete censisce risorse e competenze già presenti nelle aziende, così da prepararle e coordinare il loro eventuale impiego quando un’emergenza supera le capacità ordinarie degli enti pubblici.
Le aziende aderenti possono offrire beni, mezzi, spazi e personale in base alla propria attività e alle necessità. Una catena di negozi può mettere a disposizione magazzini e capacità di distribuzione; un’impresa di trasporti, veicoli e conducenti; una società di servizi, competenze tecniche. Attraverso la Coalizione le autorità possono individuare questi contributi e coordinarli.
L’attivazione avviene in dialogo con le autorità e tiene conto del tipo di crisi, del luogo e delle condizioni operative, oltre che delle attività che l’azienda è in grado di mantenere. Per IKEA l’intervento può consistere nella fornitura di coperte, nell’allestimento di un punto di distribuzione o nell’apertura temporanea di spazi per pernottare, secondo le circostanze.
Il Servizio di sicurezza e intelligence della polizia danese, noto come PET, segnala un aumento della minaccia di sabotaggio fisico legata alle attività ibride russe in Europa. Secondo l’agenzia, le infrastrutture critiche possono essere esposte e le operazioni possono passare attraverso intermediari o persone reclutate. Questo può rendere più difficile attribuire subito la responsabilità.
Nella propria valutazione pubblica, PET afferma che finora non sono stati identificati casi specifici di sabotaggio fisico russo in Danimarca. La pianificazione civile si basa sui rischi considerati dalle autorità e comprende diversi tipi di crisi.
La Russia respinge le accuse occidentali di condurre una guerra ibrida e ha negato il proprio coinvolgimento in episodi contestati, compresi i sorvoli di droni che nel 2025 hanno perturbato il traffico aereo in Danimarca. Le valutazioni danesi riportano le conclusioni delle autorità del Paese; Mosca nega le responsabilità che le vengono attribuite. La pianificazione procede sulla base del rischio stimato.
I punti vendita IKEA continuano a vendere mobili, articoli per la casa e pasti. Nella pianificazione delle emergenze, però, gli edifici, i magazzini e le squadre di lavoro possono essere considerati anche per il loro possibile contributo alla comunità, quando una crisi interrompe i servizi ordinari.
In base alle necessità e alle decisioni delle autorità, un negozio può accogliere temporaneamente persone, fornire beni, sostenere una distribuzione o mettere a disposizione spazi e servizi. La sua funzione si inserisce nella rete di assistenza organizzata per affrontare l’emergenza.
La risposta resta responsabilità dello Stato e dei comuni; le aziende possono affiancare le risorse pubbliche con capacità già presenti nelle proprie strutture. Il grande negozio danese può così contribuire con spazio, energia, logistica e personale quando un’alluvione, un blackout o un’altra crisi richiedono un supporto sul territorio.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...