Il fenomeno dei falsi Aperol Spritz si diffonde nei locali italiani, tra inchieste, ingredienti contraffatti e frodi nei menù. Analisi delle tecniche più usate e dei rischi per la tradizione.
Negli ultimi anni, in tutta Italia, si assiste a una nuova problematica legata al mondo del beverage: l'emergere di numerosi casi di Spritz serviti nei bar e ristoranti, spacciati come realizzati con marchi registrati ma, in realtà, preparati con prodotti dall'origine incerta o con bitter alternativi. Il fenomeno si è ingrandito in modo particolare nei centri turistici e nelle zone ad alto flusso di visitatori, dove la grande richiesta di aperitivi ha spesso incentivato alcuni operatori a sostituire gli ingredienti autentici con surrogati di qualità e costo inferiori, mantenendo invariato il prezzo.
Questa tendenza ha attirato l'attenzione non solo dei consumatori più attenti ma anche di importanti trasmissioni giornalistiche: un servizio realizzato dalla redazione de Le Iene ha indagato l'utilizzo di ingredienti non originali, portando alla luce i trucchi di un mercato sempre più complesso e competitivo. La crescente preoccupazione per la trasparenza e la corretta informazione dell'utente si inserisce in un contesto di rinnovata attenzione alla qualità del prodotto finito e alla tutela della tradizione enogastronomica italiana, dove l'affidabilità dei locali rappresenta un vero banco di prova per chi desidera offrire esperienze autentiche.
Le truffe legate agli aperitivi hanno sollevato un importante dibattito sulla necessità di maggiori controlli e di un'informazione chiara. Al centro, resta la questione della differenza tra ciò che viene promesso (e scritto nei menù) e ciò che si trova effettivamente nei calici, penalizzando non solo i consumatori ma anche i produttori che hanno costruito nel tempo un'identità forte e riconoscibile.
Il valore dell'esperienza dell'aperitivo tipico risiede nella preparazione fedele della ricetta originale. L'Aperol Spritz autentico si distingue grazie a una sequenza di ingredienti precisi, che garantiscono il gusto unico, il colore arancione brillante e il profumo delicatamente agrumato. La versione ufficiale riconosciuta dai professionisti della miscelazione e dalle associazioni di settore è codificata nella formula 3-2-1:
Diversi baristi, bar tender ed esperti di mixology ribadiscono che qualsiasi variazione nella qualità dei componenti trasforma radicalmente il cocktail, influenzando gusto, profumo, vivacità e colore (un arancio tramonto, inconfondibile e vivace). L'uso di bitter generici o di spumanti di bassa fascia porta a un risultato spesso meno gradevole, mentre la totale assenza della fetta d'arancia o la sostituzione della soda con acqua conservata troppo a lungo sacrifica qualità e freschezza.
Per i consumatori, alcuni dettagli visivi aiutano a distinguere il vero Spritz nei locali:
L'attività giornalistica condotta dal programma Le Iene, mediante l'inviato Matteo Viviani, ha messo in luce pratiche poco trasparenti nella preparazione dello Spritz in molte località italiane. Il servizio ha portato alla ribalta casi nei quali il drink proposto come Spritz famoso viene in realtà allestito con aperitivi diversi dal bitter registrato, spesso miscelati a prosecco non certificato o addirittura con vini frizzanti di qualità incerta.
L'aspetto più insidioso della truffa risiede nella totale mancanza di comunicazione verso il cliente. Molti locali, per abbattere i propri costi di gestione, scelgono di sostituire l'ingrediente principale con alternative più economiche, senza specificarlo sul menù e senza alcun correttivo nel prezzo. Ciò determina un danno doppio: al consumatore, che paga per una bevanda diversa da quella promessa, e al marchio, la cui reputazione viene svilita. Nel corso dell'inchiesta, sono stati documentati diversi stratagemmi:
Il tema della trasparenza nella preparazione degli aperitivi si riflette su precisi obblighi normativi applicati nel settore food and beverage. Secondo la legge italiana, qualunque prodotto servito deve rispecchiare fedelmente la descrizione riportata sul menù e quanto dichiarato dal personale di sala o dal bartender. La mancata corrispondenza tra ciò che viene richiesto dal cliente e ciò che è versato nel bicchiere può integrare, a tutti gli effetti, una frode commerciale (articoli 515 e 516 c.p.; Decreto Legislativo 231/2017 in materia di sicurezza alimentare e tracciabilità).
I controlli da parte dei NAS testimoniano come il problema non si limiti solo al mondo degli aperitivi, ma coinvolga tutte le categorie merceologiche: dal formaggio speciale presentato come prodotto Dop, fino al pesce congelato presentato come pescato fresco. Le ispezioni condotte nella stagione estiva 2025 hanno evidenziato oltre 170 irregolarità e più di 250 verbali amministrativi solo in Veneto, per una quota superiore a 330mila euro complessivi di sanzioni, comprendendo anche la sospensione di decine di attività.
Le frodi legate al servizio di Spritz non sono episodi isolati, ma si inseriscono in un quadro più ampio di pratiche scorrette riscontrate nei menù dei locali italiani. Oltre agli aperitivi dichiarati come autentici ma preparati con ingredienti di dubbia origine, emergono situazioni analoghe anche in altri comparti: formaggi imitati, pesce scongelato spacciato per fresco, oli miscelati offerti come extravergine di oliva.
Da indagini dei reparti specializzati dell'Arma, come i NAS, sono stati documentati esempi tipici del modus operandi dei locali più scorretti:
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...