L’apertura pomeridiana degli uffici dell’Agenzia delle Entrate non sarà uniforme: orari, sedi e pratiche assistite variano, con le 18 riservate ai centri più grandi e il confronto sindacale interrotto.
Dal 21 settembre 2026 l’Agenzia delle Entrate ha avviato l’estensione dell’assistenza in circa 160 uffici territoriali. La nuova organizzazione riserva ogni settimana un pomeriggio agli appuntamenti in presenza e un altro al supporto a distanza, al telefono o in videochiamata. L’iniziativa amplia le possibilità di contatto, ma non introduce aperture pomeridiane quotidiane in tutti gli sportelli. E neppure assicura che ogni sede offra gli stessi orari e servizi: contano l’ufficio interessato e la sua organizzazione locale.
La formula definita dall’Agenzia, l’amministrazione pubblica che gestisce i tributi nazionali, prevede ogni settimana un pomeriggio in presenza e uno da remoto. Nel primo il contribuente può prendere appuntamento all’Ufficio territoriale; nel secondo viene rafforzata l’assistenza telefonica o in videochiamata. Due pomeriggi, dunque, ma non due aperture al pubblico nei locali dell’ufficio.
La distinzione incide su come organizzare la richiesta. Per consegnare documenti o affrontare una questione che richiede un confronto diretto, occorre individuare la giornata riservata agli appuntamenti in sede. Se invece la pratica può essere seguita a distanza, il canale da utilizzare sarà quello telefonico o in video. L’estensione è pensata per le richieste che richiedono un’interlocuzione più articolata, in particolare quando gli strumenti telematici non sono bastati a risolvere il caso.
Non cambia, per questo, l’offerta dei servizi online già disponibili; né la nuova fascia comporta che ogni adempimento fiscale sia gestito nei pomeriggi aggiuntivi. Il piano indica l’obiettivo di prolungare l’orario nelle giornate individuate, fino a un massimo di otto ore giornaliere. Nei maggiori uffici l’apertura può arrivare alle 18. Ma non è un orario assegnato in modo uniforme a tutte le sedi: l’estensione dipende dalle dimensioni dell’ufficio e dalla gestione dei turni, non da una fascia nazionale garantita ovunque.
L’iniziativa ha una portata ampia, ma non coinvolge indistintamente ogni sportello. La prima platea comprende gli Uffici territoriali nei capoluoghi di regione, quelli dei principali capoluoghi di provincia e altre strutture più grandi, selezionate d’intesa con le Direzioni regionali. Per il catasto, il piano riguarda gli Uffici provinciali-Territorio delle principali sedi regionali e, in modo più esteso, gli uffici di Campania e Toscana.
Le circa 160 strutture indicano l’estensione nazionale del progetto. Non significa che i nuovi orari siano stati adottati in ogni comune o da tutti gli sportelli dell’Agenzia. Le sedi, inoltre, non svolgono le stesse funzioni: gli Uffici territoriali seguono le pratiche fiscali, mentre gli uffici del Territorio si occupano di catasto e forniscono soprattutto ai professionisti assistenza a distanza su terreni e fabbricati. Il servizio disponibile varia in base alla struttura e alla materia a cui è destinato il pomeriggio aggiuntivo.
Per conoscere gli orari effettivi bisogna consultare le pagine territoriali dell’Agenzia. L’annuncio generale, da solo, non fornisce tutte le indicazioni necessarie per fissare un appuntamento: l’inclusione di una città nel piano non chiarisce quale giornata sia attiva, quali canali siano disponibili o quali prestazioni si possano prenotare. La data di avvio nazionale, quindi, non implica che ogni servizio sia accessibile nello stesso momento in tutte le sedi.
Tra le attività considerate prioritarie ci sono le comunicazioni e le procedure per cui può servire una verifica della posizione del singolo contribuente. Il perimetro minimo comprende le comunicazioni di irregolarità, note anche come avvisi bonari, le cartelle di pagamento e i controlli formali sulle dichiarazioni. Sono incluse anche le lettere di compliance, gli accertamenti parziali automatizzati e le richieste di rimborso delle imposte dirette, fra cui Irpef e Ires.
L’elenco non è chiuso. Le direzioni locali possono tener conto delle necessità del territorio e delle richieste che ricevono più spesso, nei limiti delle ore di servizio e del personale disponibile. La scelta delle pratiche risponde all’esigenza di riservare il confronto pomeridiano ai casi in cui una spiegazione o un controllo puntuale può essere più utile della semplice consultazione online.
Tra le attività previste rientrano anche l’acquisizione di documenti e istanze e la gestione delle situazioni di necessità e urgenza. È inoltre indicata un’attenzione specifica per le persone anziane o con disabilità. Non si tratta, però, di un accesso libero e senza limiti: la nuova organizzazione si basa su appuntamenti e canali dedicati. Le modalità concrete e i tempi possono cambiare da un ufficio all’altro.
Il riferimento alle 18 va letto tenendo conto delle modalità previste per prolungare l’orario. La direttiva punta a mantenere aperti gli sportelli, fisici o virtuali, fino a quell’ora nei due giorni settimanali individuati, ma l’estensione è pensata soprattutto per gli uffici più grandi. Non si può quindi concludere che tutte le sedi coinvolte chiudano alle 18, né che l’intero pomeriggio sia sempre disponibile per gli utenti.
La copertura si dovrebbe basare sulla flessibilità dell’orario di ingresso dei dipendenti e, per l’assistenza a distanza, anche sul lavoro agile. In questo modo una parte delle presenze viene spostata, così da tenere attivo più a lungo il front office senza superare il limite indicato di otto ore lavorative al giorno. La distribuzione effettiva dei turni resta legata alle condizioni locali e al numero di persone disponibili per le attività di sportello.
È questo il motivo per cui l’iniziativa può tradursi in orari differenti da una sede all’altra. Un ufficio grande, con personale sufficiente e turni che si possono organizzare, può garantire una fascia più lunga. Dove l’organico è ridotto, la copertura può essere più breve oppure le prestazioni devono essere concentrate. L’indirizzo arriva dal piano centrale; un orario uguale per tutti gli utenti del Paese, invece, non è previsto automaticamente.
Il 9 settembre 2026 l’amministrazione ha incontrato le organizzazioni sindacali per discutere delle aperture pomeridiane. Le posizioni sono rimaste distanti. I sindacati hanno riproposto le criticità già segnalate, mentre l’Agenzia ha sostenuto che l’organizzazione del lavoro rientra nelle prerogative datoriali e non deve essere definita con un’intesa sindacale.
Una delle obiezioni riguarda la carenza di personale in molti uffici, dove il volume delle richieste è già elevato. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, pensionamenti e ricambio insufficiente rendono difficile aggiungere turni al front office senza sottrarre risorse alle attività ordinarie. È stata contestata anche la disomogeneità nell’applicazione: in diverse sedi, gli orari pomeridiani sarebbero stati prolungati oltre le due ore aggiuntive indicate come riferimento dall’Agenzia, arrivando in alcuni casi a quattro ore.
Le sigle hanno giudicato il piano controproducente. A loro avviso, potrebbe spostare dipendenti dalle lavorazioni interne verso un servizio la cui utilità e sostenibilità non sono condivise. La critica investe anche turni e flessibilità: posticipare l’ingresso del personale per lasciare aperti gli sportelli fino alle 18 modifica la distribuzione della giornata lavorativa. Secondo i sindacati, il risultato è che i dipendenti devono farsi carico di conciliare gli orari di lavoro con la vita privata.
È contestata, in particolare, la volontarietà dell’adesione. La direttiva la indica come volontaria, ma alcune sigle dubitano che il principio venga rispettato davvero in tutte le sedi. Il problema, sostengono, si avverte soprattutto dove gli organici sono ridotti e le necessità di copertura rendono difficile comporre i turni. Si tratta di una contestazione sindacale, non della prova che ogni ufficio imponga la partecipazione. Proprio la distanza tra la regola dichiarata e la sua applicazione concreta è al centro del dissenso.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...