Il governo rinvia al 2027 il blocco ai diesel Euro 5 nel Bacino Padano. Coinvolti 1,2 milioni di auto e 200mila furgoni, ma la scadenza resta obbligata dagli impegni europei sulla qualità dell'aria.
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge proposto dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che sposta dal 1° ottobre 2026 al 1° ottobre 2027 la scadenza per il blocco alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5 nelle quattro regioni del Bacino Padano: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Si tratta di una modifica contenuta in un solo articolo, che sostituisce semplicemente la data "1° ottobre 2026" con "1° ottobre 2027" nel testo della normativa vigente, ma che di fatto congela per altri dodici mesi una misura molto attesa (e molto contestata) sul fronte della qualità dell'aria.
Non è la prima volta che questo accade: la norma originaria, contenuta nel Decreto Legge n. 121 del 2023, prevedeva già uno scatto a partire dal 1° ottobre 2025 per i comuni sopra i 30mila abitanti. A maggio 2025, poche settimane prima di quella scadenza, il governo aveva già rinviato tutto di un anno, alzando contestualmente la soglia demografica ai comuni sopra i 100mila abitanti. Oggi si assiste quindi a un secondo rinvio consecutivo, che porta la misura strutturale a slittare complessivamente di due anni rispetto al calendario originario.
Secondo i dati forniti dal ministero, in Italia risultano immatricolati circa 3,5 milioni di autoveicoli diesel Euro 5 e 600mila veicoli commerciali della stessa classe ambientale. Nel solo Bacino Padano, cioè nelle quattro regioni interessate dal provvedimento, si contano oltre 1,2 milioni di autoveicoli e 200mila veicoli commerciali, una platea enorme che sarebbe stata direttamente coinvolta dallo stop. La normativa non impone comunque un blocco automatico e uniforme: le Regioni possono infatti evitarlo aggiornando i propri Piani regionali per la qualità dell'aria (PRQA) con misure compensative, purché queste garantiscano una riduzione delle emissioni inquinanti coerente con gli obblighi imposti dall'Unione Europea. Le quattro regioni, negli scorsi mesi, avevano già intrapreso strade diverse tra loro: la Lombardia ha confermato l'applicazione di misure permanenti nei comuni sopra i 100mila abitanti (Milano, Brescia, Bergamo, Monza), mentre il Piemonte ha scelto di puntare su un pacchetto di misure alternative al blocco totale, inserite nell'aggiornamento del proprio piano regionale. Con il nuovo decreto, questo lavoro di adeguamento avrà ora un anno di tempo in più per essere completato o eventualmente rivisto.
Nelle premesse del decreto, l'esecutivo giustifica l'urgenza del provvedimento con la necessità di evitare "rilevanti ripercussioni sulla mobilità dei cittadini, sulla continuità dei servizi di trasporto e sul sistema economico e produttivo delle aree interessate". Il tempo aggiuntivo, si legge nel testo, dovrebbe consentire alle Regioni di completare le misure necessarie a raggiungere gli obiettivi di qualità dell'aria previsti dalle norme europee e nazionali, senza dover ricorrere a un blocco generalizzato e immediato. Salvini aveva anticipato questa scelta nei giorni precedenti, definendo pubblicamente il blocco uno "stop insensato" e rivolgendo critiche dirette a Bruxelles: secondo il ministro, la conformazione geografica della Pianura Padana, chiusa tra le Alpi a nord e gli Appennini a sud, renderebbe strutturalmente più difficile il ricircolo dell'aria, un fattore che a suo dire l'Unione Europea non avrebbe tenuto sufficientemente in considerazione nell'imporre limiti stringenti alle emissioni. L'obiettivo dichiarato dal ministro è quello di "lasciare tranquilli per tutto il 2027" centinaia di migliaia di automobilisti, dando loro il tempo di trovare le risorse economiche necessarie per sostituire il proprio veicolo, senza subire un divieto immediato. Una nota del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, diffusa dopo l'approvazione del decreto, ha definito il provvedimento "un risultato importante che va incontro alle esigenze concrete di famiglie, lavoratori e sistema produttivo, evitando un blocco generalizzato che avrebbe avuto conseguenze rilevanti sulla mobilità e sulle attività economiche".
Va sottolineato un punto centrale, spesso trascurato nel dibattito politico attorno a questi rinvii successivi: la misura non viene cancellata, ma soltanto posticipata. La ragione di fondo che ha portato all'introduzione di questa normativa resta infatti ancora valida e vincolante per l'Italia. Nel 2022, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea aveva condannato il nostro Paese per il superamento sistematico dei limiti di biossido d'azoto proprio nelle regioni del Bacino Padano, un'area che da anni registra tra i livelli di polveri sottili più alti di tutta Europa. Fu proprio quella sentenza a spingere il governo, nel 2023, a varare il decreto che imponeva alle quattro regioni di aggiornare i propri piani per la qualità dell'aria, introducendo come misura estrema il blocco strutturale dei diesel Euro 5. Per questo motivo, ogni ulteriore rinvio della scadenza nazionale non elimina l'obbligo di fondo nei confronti di Bruxelles: l'Italia resta comunque tenuta a dimostrare progressi concreti nella riduzione dell'inquinamento atmosferico in quell'area, pena il rischio di nuove procedure di infrazione o sanzioni europee. Il 2027 si configura quindi come una scadenza che, salvo ulteriori interventi normativi dell'ultimo minuto (uno scenario tutt'altro che improbabile, visti i precedenti degli ultimi due anni), difficilmente potrà essere ignorata: o le Regioni avranno nel frattempo dimostrato di aver adottato misure compensative sufficienti a soddisfare gli obblighi europei sulla qualità dell'aria, oppure il blocco strutturale ai veicoli diesel Euro 5 dovrà scattare per davvero, con conseguenze dirette per il milione e duecentomila automobilisti e le duecentomila attività commerciali che oggi utilizzano ancora questi veicoli nel Nord Italia.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...