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Bonus amianto 2026 per rimuoverlo: beneficiari, funzionamento, come fare domanda

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di Marianna Quatraro pubblicato il

Il Bonus Amianto 2026 offre nuove opportunità per rimuovere l’amianto in sicurezza: benefici e requisiti, modalità per richiederlo e vantaggi della combinazione con altri incentivi

L’urgenza di eliminare ogni traccia di amianto dagli edifici è tornata al centro dell’attenzione anche nel 2026, non solo per motivi di sicurezza sanitaria ma anche per la disponibilità di importanti agevolazioni offerte dal sistema di incentivi per chi decide di agire ora. La possibilità di accedere a detrazioni fiscali e a contributi dedicati garantisce un vantaggio economico concreto, sia che si tratti di abitazioni private sia di aziende, a patto di comprendere a fondo la normativa e i requisiti richiesti.

Il contesto normativo è stato recentemente rinnovato per massimizzare la tutela della salute pubblica e minimizzare i rischi di esposizione, soprattutto alla luce dei nuovi casi di inquinamento legati alla presenza di fibre pericolose in prodotti di largo consumo. La presenza di amianto in edifici, coperture o anche in oggetti comuni rappresenta, infatti, ancora una minaccia concreta, che può essere efficacemente gestita solo tramite un percorso rigoroso di bonifica e smaltimento.

Agire ora significa sfruttare gli strumenti disponibili e accedere ai contributi sul mercato. Chi perde questa occasione rischia di dover sostenere spese complete in futuro, quando gli incentivi potrebbero essere ridotti o non più accessibili. La normativa prevede soluzioni personalizzate in base alla natura dell’intervento e del beneficiario, integrando la possibilità di abbinamento con altri incentivi legati a efficientamento energetico e ristrutturazione.

La rimozione non è un’opzione “fai da te”: la legge impone l’intervento di ditte specializzate, sottolineando la pericolosità delle fibre disperse e la necessità di una gestione tracciata e trasparente dell’intero processo dagli adempimenti preliminari fino allo smaltimento in discariche autorizzate.

Bonus amianto 2026: incentivi disponibili, beneficiari e modalità di richiesta

Sul tema della bonifica e dello smaltimento dell’amianto, non esiste in realtà un unico vero e proprio bonus, ma è disponibile un insieme di strumenti tra fiscali, regionali e in alcuni casi settoriali, che concorrono a ridurre in modo significativo il costo dell’intervento per privati e imprese.

L’incentivo principale per i privati è la detrazione fiscale riconosciuta con il Bonus ristrutturazione, disciplinato dall’articolo 16-bis del TUIR. Questo strumento prevede:

  • Detrazione del 36% sulle spese sostenute per la bonifica, su un massimo di 96.000 euro;
  • Aliquota maggiorata al 50% se l’edificio rappresenta l’abitazione principale del beneficiario;
  • Rateizzazione in 10 quote annuali di pari importo;
  • Applicabilità sia alle spese di rimozione che a quelle di trasporto e smaltimento in discarica certificata, anche senza altri lavori edilizi abbinati.
La procedura non prevede automatismi: l’intervento deve essere effettuato esclusivamente da ditte con requisiti professionali e autorizzazioni specifiche, e serve la presentazione di tutta la documentazione richiesta dall’Agenzia delle Entrate. È inoltre fondamentale la redazione del piano di lavoro da inviare all’ASL competente e la conservazione di tutte le fatture e dei pagamenti tracciabili.

Per quanto riguarda la tipologia di intervento, la normativa distingue tra rimozione totale e incapsulamento: la prima è obbligatoria in caso di materiali friabili o deteriorati, mentre il trattamento “a incapsulamento” può essere un’opzione tecnica per coperture in buono stato.

Oltre al Bonus ristrutturazione, alcune Regioni hanno varato bandi dedicati che si affiancano agli incentivi nazionali:

  • Ad esempio, le Marche hanno portato a 3.000 euro il contributo massimo a fondo perduto, pari al 60% delle spese di trasporto e smaltimento dell’amianto (solo per i privati e relativi esclusivamente allo smaltimento, non alla rimozione fisica);
  • Altre realtà locali differenziano la misura dei contributi in base a criteri come la quantità di materiale rimosso, l’impatto ambientale o la presenza di minori a rischio.
Per beneficiare dei contributi regionali occorre valutare la situazione nella propria Regione di residenza e monitorare l’apertura dei relativi bandi, che prevedono solitamente:
  • Domanda online con allegato preventivo e documentazione dei costi sostenuti;
  • Affidamento dei lavori solo a imprese abilitate;
  • Presentazione di certificati di smaltimento a norma di legge.
Il sostegno pubblico mira a favorire la completa eliminazione di un materiale estremamente pericoloso, capace di causare patologie gravi come l’asbestosi e tumori polmonari, anche dopo anni dall’esposizione. Un dato significativo: tra bonifica, trasporto e sostituzione del tetto, il costo medio per interventi su superfici residenziali oscilla tra 5 e 15 euro/mq per lo smaltimento, cui si aggiungono le voci di incapsulamento o ricostruzione. Gli importi recuperabili risultano dunque particolarmente rilevanti rispetto all’investimento complessivo.

Chi può presentare domanda?

  • Proprietari di immobili o titolari di diritti reali di godimento (usufrutto, uso, abitazione);
  • Condomini che deliberano l’intervento sulle parti comuni;
  • In taluni casi specifici, anche locatari se autorizzati;
  • Aziende e attività produttive, spesso con normative e misure ad hoc, specialmente nelle aree rientranti in ZES (Zone Economiche Speciali) o per categorie ad alto rischio.
La procedura richiede attenzione nelle fasi burocratiche: occorrono, tra l’altro, la comunicazione preventiva alla ASL sulla tipologia di bonifica, le certificazioni di avvenuto smaltimento, la documentazione dei pagamenti e il rispetto delle norme tecniche. Le detrazioni fiscali possono essere richieste nella dichiarazione dei redditi, allegando la modulistica fornita dalla ditta e la ricevuta dei bonifici parlanti.

Nelle Zone Economiche Speciali (ZES) e nelle ZLS (Zone Logistiche Semplificate) dal 2026 sono previsti ulteriori crediti d’imposta per le imprese che includono la bonifica dell’amianto nel più ampio progetto di investimento. Le agevolazioni sono commisurate fino al 60% del costo totale dell’investimento per le aree mappate, entro i limiti fissati dal nuovo piano nazionale di sviluppo e previa comunicazione all’Agenzia delle Entrate (31 marzo - 30 maggio dell’anno di riferimento). In questi casi la domanda va attentamente preparata, con il coinvolgimento di un consulente fiscale-aziendale.

Errori comuni da evitare:

  • Sottovalutare la necessità di incaricare solo aziende certificate;
  • Tralasciare l’invio di comunicazioni ufficiali richieste da ASL o ENEA (in caso di efficientamento energetico);
  • Trascurare la raccolta accurata dei documenti di spesa e smaltimento;
  • Confondere le tempistiche tra incentivi nazionali e regionali;
  • Tentare la bonifica in autonomia, con rischi penali e sanitari.
Guardando a dati recenti, nelle Regioni più attive sul fronte della rimozione si è registrato un aumento delle domande superiore al 20% dopo l’attivazione delle nuove agevolazioni: un segnale della crescente consapevolezza sulle opportunità offerte e sulla necessità di agire con competenza e responsabilità.

Come abbinare il bonus amianto con Ecobonus e Superbonus: vantaggi, errori comuni e cosa fare passo dopo passo

L’integrazione fra le diverse tipologie di agevolazione rappresenta una leva strategica per ridurre significativamente la spesa complessiva in caso di interventi più ampi, soprattutto quando si decide di sostituire coperture obsolete con materiali coibentati o di installare impianti fotovoltaici dopo la bonifica.

Quali combinazioni sono possibili?

  • Ecobonus: in presenza di progetti di efficientamento energetico, la rimozione dell’amianto può essere considerata spesa “propedeutica e accessoria”, purché venga attestato dal tecnico abilitato il vincolo funzionale tra apertura del cantiere e miglioramento energetico. L’aliquota può arrivare al 50% sull’abitazione principale e fino a 100.000 euro di spesa ammissibile.
  • Superbonus: in presenza di lavori trainanti come il cappotto o la sostituzione degli impianti, la bonifica dell’amianto si inserisce tra le spese ammesse (sempre se connesse e certificate dal progettista). La possibilità di cumulare incentivi, tuttavia, è condizionata dal rispetto delle percentuali massime di aiuto consentite a livello europeo.
È sempre richiesto il rispetto della comunicazione ENEA (per l’Ecobonus), spesso trascurato e causa di decadenza della detrazione. Dal punto di vista tecnico, il consulente deve predisporre:
  • Documento di congruità delle spese;
  • Attestazione della relazione tra bonifica e incremento di efficienza energetica;
  • Corretto inserimento dei lavori all’interno del progetto globale presentato per le detrazioni fiscali;
  • Invio tempestivo di tutte le pratiche ai vari enti (ENEA/ASL/Agenzia delle Entrate).
Un errore molto diffuso è quello di non distinguere la cumulabilità effettiva delle agevolazioni: il credito d’imposta per la bonifica dell’amianto può essere unito ad altre agevolazioni solo fino al limite massimo consentito dalle normative, evitando il superamento dell’intensità d’aiuto stabilita dalla disciplina UE.

Cosa fare concretamente, passo dopo passo:

  • Effettuare una valutazione tecnica iniziale (eventualmente anche tramite più preventivi) per determinare la superficie e la tipologia di amianto da trattare;
  • Redigere, tramite un esperto, il piano di lavoro necessario da inviare preventivamente all’ASL;
  • Verificare la possibilità di inserire l’intervento all’interno di un più ampio progetto di efficientamento per abbinare bonus edilizi;
  • Scegliere l’azienda esecutrice, valutando esclusivamente imprese abilitate e certificate;
  • Effettuare i pagamenti solo tramite metodi tracciabili (bonifico parlante), conservando tutte le ricevute e le attestazioni rilasciate;
  • Trasmettere le dovute comunicazioni agli enti competenti (ENEA per Ecobonus, ASL per bonifica, Agenzia delle Entrate per i bonus fiscali);
  • Presentare richiesta di incentivo tramite la dichiarazione dei redditi o secondo le procedure previste per le detrazioni aziendali e nelle ZES;
  • Mantenere la documentazione per almeno 10 anni, a fini di eventuale controllo fiscale.
La scelta di abbinare più bonus deve essere valutata atttentamente: serve il coinvolgimento di un tecnico esperto che garantisca la coerenza di tutto il percorso, dalla valutazione iniziale allo smaltimento finale e alla compilazione della pratica fiscale. Solo così è possibile sfruttare davvero tutte le opportunità disponibili, riducendo i rischi di errori (come il mancato invio della comunicazione ENEA o la presentazione di documentazione incompleta) che possono essere fatali per il riconoscimento dell’agevolazione.


Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...