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Btp, Bot e obbligazioni con l'aumento dei debiti personali sono più a rischio perdite pur se considerati investimenti sicuri

di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Con i debiti personali in aumento, anche i risparmi investiti in BOT, BTP e obbligazioni possono essere liquidati in fretta: tassi, scadenze e vendite anticipate incidono sul rischio di perdita.

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Nel 2025 il credito al consumo delle famiglie italiane ha sfiorato i 178 miliardi di euro, con un aumento del 62% in nove anni e un’esposizione media di 6.657 euro per nucleo. Sommando i mutui per l’acquisto della casa, pari a 447,5 miliardi di euro nel 2025, il debito complessivo delle famiglie è arrivato a 612,6 miliardi.

Quando le rate aumentano o serve denaro in tempi brevi, anche un investimento considerato prudente può diventare una fonte di liquidità. BTP, BOT e obbligazioni vengono così venduti prima del previsto. Ed è qui che emerge il problema: un titolo può restituire il capitale nominale alla scadenza, ma generare una perdita concreta se ceduto in anticipo, soprattutto mentre i tassi salgono.

Debiti personali in aumento e risparmi da liquidare

I dati elaborati dall’Ufficio studi della CGIA, associazione di artigiani e piccole imprese, mostrano un ricorso più ampio al credito. Le famiglie lo utilizzano per coprire spese impreviste, comprare beni durevoli oppure sostenere i consumi quando il potere d’acquisto si indebolisce. Nel 2025 il credito al consumo complessivo ha raggiunto 177,5 miliardi di euro, una cifra arrotondata a quasi 178 miliardi. Rispetto al 2016 si tratta di circa 68 miliardi in più, pari a una crescita del 62%. La media nazionale è stata di 6.657 euro per famiglia, ma il dato cambia in misura significativa da un territorio all’altro.

La stessa elaborazione distingue le fonti del finanziamento. Le banche hanno concesso 126,9 miliardi di euro di credito al consumo, mentre alle società finanziarie sono riconducibili circa 51 miliardi. Aggiungendo i 447,5 miliardi di mutui immobiliari, sottoscritti da circa 3,8 milioni di famiglie, l’esposizione complessiva è salita a 612,6 miliardi di euro.

Più rate significa meno margine per affrontare un imprevisto. Basta una riparazione costosa, una spesa sanitaria o una temporanea perdita di reddito. Anche un aumento delle uscite mensili può costringere a cercare denaro rapidamente, trasformando un investimento in liquidità disponibile. In situazioni simili la differenza tra capitale nominale e valore di mercato non è un dettaglio tecnico. Il capitale nominale è la somma che il titolo prevede di rimborsare alla scadenza, generalmente 100 euro ogni 100 di valore nominale. Il valore di mercato è invece il prezzo ottenibile se si decide di vendere il titolo prima di quella data.

Perché un investimento sicuro può perdere valore

Il BTP è un titolo di Stato italiano con durata medio-lunga. Nella versione ordinaria a tasso fisso paga cedole periodiche. Il BOT, invece, è un Buono ordinario del Tesoro con durata non superiore a un anno e privo di cedola: il rendimento nasce dalla differenza tra il prezzo pagato e il rimborso a 100.

Le obbligazioni emesse da banche, imprese o altri soggetti seguono un meccanismo analogo per il rapporto tra prezzo, rendimento e tassi di mercato. Cambia l’emittente, e con esso il rischio di credito. Per i titoli a tasso fisso, però, la relazione tra rendimento richiesto e prezzo resta la stessa:

Strumento Caratteristica principale Rimborso ordinario
BOT Titolo di Stato a breve termine, senza cedola Alla pari, in un’unica soluzione a scadenza
BTP Titolo di Stato con cedola, spesso a tasso fisso Valore nominale alla scadenza, salvo caratteristiche diverse
Obbligazioni Prestito a favore di un emittente pubblico o privato Dipende dal regolamento e dalla solvibilità dell’emittente

Il prezzo di un titolo a tasso fisso tende a muoversi nella direzione opposta rispetto ai rendimenti richiesti dal mercato. Se i tassi aumentano, le nuove emissioni arrivano con condizioni più interessanti. I titoli già in circolazione, quando offrono cedole più basse, devono quindi perdere prezzo per risultare competitivi.

Con tassi in discesa accade il contrario. Una cedola fissata in precedenza a un livello relativamente alto può rendere il titolo più appetibile rispetto alle nuove emissioni. Il prezzo può allora superare 100: chi compra accetta di pagare di più per ottenere flussi di interesse migliori.

Il rapporto inverso tra tassi e prezzi

La relazione è matematica, anche se la quotazione effettiva dipende da più variabili. Tra queste rientrano la durata residua, la cedola, il rendimento delle nuove emissioni, il rischio percepito dell’emittente, l’inflazione, la liquidità del mercato e la domanda degli investitori. La sensibilità ai tassi cresce, in genere, quando mancano molti anni alla scadenza. I flussi finanziari futuri, infatti, vengono attualizzati sulla base dei rendimenti correnti. Se il rendimento richiesto dal mercato aumenta, il valore attuale delle cedole e del rimborso finale diminuisce.

Per un BOT vicino alla scadenza l’effetto tende a essere più limitato: il periodo durante il quale il capitale resta investito è breve. Un BTP decennale o trentennale a tasso fisso può invece subire oscillazioni più ampie, soprattutto se viene venduto molto tempo prima del rimborso.

La scadenza, però, non esaurisce il problema. Un’obbligazione privata può perdere valore anche quando peggiora la situazione finanziaria dell’emittente. Il mercato, in quel caso, può chiedere un rendimento maggiore per compensare il rischio che cedole o capitale non vengano pagati regolarmente.

La vendita prima della scadenza cambia il risultato

Rimborso a scadenza e vendita anticipata sono operazioni differenti. Alla scadenza l’investitore riceve quanto stabilito dal regolamento del titolo, salvo difficoltà dell’emittente. Sul mercato secondario, invece, incassa il prezzo disponibile nel giorno in cui decide di vendere. Un BTP comprato a 100 e mantenuto fino alla scadenza può essere rimborsato a 100, oltre alle cedole previste, se l’emittente rispetta i propri obblighi. Lo stesso titolo, venduto a 94, comporta una perdita in conto capitale del 6% rispetto al valore nominale. Il calcolo è precedente a cedole, imposte e costi di negoziazione.

Prima dell’operazione si parla di perdita potenziale, o non realizzata. La quotazione può ancora recuperare e il risultato non è definitivo. Dopo la vendita, invece, il risparmiatore incassa il prezzo di mercato di quel momento e non può più attendere il rimborso finale del quantitativo ceduto.

Il Rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane ha rilevato una permanenza spesso breve degli investitori retail nei titoli di Stato. Circa il 60% non conserva un titolo oltre tre anni e più della metà vende prima della scadenza. È un dato significativo perché molti risparmiatori collegano il titolo pubblico alla sicurezza del rimborso, senza considerare fino in fondo il rischio di prezzo che accompagna la vendita anticipata. La solidità dell’emittente non rende infatti invariabile la quotazione sul mercato secondario.

Un esempio numerico di perdita con i tassi in salita

Immaginiamo un BTP con valore nominale di 10.000 euro, cedola annua del 3% e prezzo di acquisto pari a 98. Per comprarlo l’investitore paga 9.800 euro e riceve una cedola annua lorda di 300 euro.

Dopo l’acquisto, i rendimenti di mercato salgono. Le nuove emissioni cominciano a offrire interessi più elevati e il vecchio BTP, fermo a una cedola del 3%, diventa meno conveniente. Sul mercato secondario il prezzo scende, per esempio, a 94.

  • All’acquisto vengono pagati 9.800 euro;
  • la vendita produce un incasso di 9.400 euro;
  • la cedola lorda ricevuta per un anno ammonta a 300 euro;
  • il risultato lordo complessivo è quindi di 9.700 euro;
  • rispetto ai 9.800 euro iniziali rimane una perdita lorda di 100 euro.
Il calcolo è semplificato e non riproduce la quotazione reale di uno specifico titolo. Serve a rendere visibile un passaggio preciso: la cedola incassata non elimina automaticamente la perdita di prezzo. Il risultato dipende dal momento dell’acquisto, dal valore di vendita, dalle cedole maturate, dalla tassazione e dalle commissioni.

Se lo stesso BTP fosse rimasto in portafoglio fino alla scadenza, l’investitore avrebbe potuto ricevere 10.000 euro di valore nominale, oltre alle cedole previste, sempre nel caso in cui l’emittente avesse rispettato i propri obblighi. La discesa temporanea della quotazione avrebbe avuto un peso diverso, perché non sarebbe stato necessario vendere durante la fase negativa.

BOT, BTP e obbligazioni non sono equivalenti

La parola sicurezza non significa assenza di rischi. Un BOT ha durata breve e non distribuisce cedole; un BTP può durare molti anni e pagare interessi periodici. La scadenza, da sola, modifica la sensibilità del titolo alle variazioni dei tassi. Con le obbligazioni emesse da imprese o banche si aggiunge il rischio legato alla solidità dell’emittente. Il fatto che il titolo sia negoziato su un mercato regolamentato rende possibile la vendita, ma non garantisce di recuperare il capitale inizialmente investito.

Esistono anche titoli indicizzati all’inflazione, strumenti con cedole variabili, obbligazioni subordinate e prodotti che prevedono clausole specifiche. Il loro prezzo può comportarsi in modo diverso da quello di un BTP ordinario a tasso fisso. A stabilire cedole, scadenza, rimborso ed eventuali condizioni per un rimborso anticipato è il regolamento della singola emissione.

Per i titoli di Stato italiani va considerato anche il diverso trattamento fiscale rispetto a molte obbligazioni private. I rendimenti dei titoli pubblici italiani sono normalmente tassati al 12,5%; per numerose altre attività finanziarie l’aliquota ordinaria è invece del 26%, salvo regole specifiche.

La tassazione incide sul rendimento netto, non cancella però il rischio di prezzo. Se il titolo viene venduto prima della scadenza, la quotazione può produrre una perdita anche quando l’emittente resta in grado di rimborsare regolarmente il capitale alla data prevista.




Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...