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Cambio dell'ora, la Camera apre allo stop all'unanimità: il nodo rimane capire quale tipo di ora toccherà tenere sempre

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

La Camera apre all’unanimità alla fine del cambio stagionale dell’ora, ma la scelta decisiva è ancora da fare: mantenere sempre l’ora solare o quella legale? Tra iter, consumi energetici e impatto su sonno e routine, ecco che cosa cambia per le famiglie.

La Camera dei deputati ha approvato all’unanimità l’avvio di un’indagine conoscitiva sull’ipotesi di abolire il cambio semestrale dell’ora e mantenere l’ora legale tutto l’anno. Si apre così un esame parlamentare, mentre il calendario vigente continua a prevedere il passaggio primaverile e quello autunnale. La scelta al centro del confronto è tra due assetti: conservare l’ora solare, il tempo standard italiano, oppure adottare stabilmente l’ora legale, con più luce la sera e mattine invernali più buie.

Che cosa ha votato la Camera

Il voto unanime autorizza una indagine conoscitiva sull’ora legale permanente. Si tratta di una fase istruttoria: la Camera potrà raccogliere elementi, ascoltare soggetti competenti e considerare le ricadute economiche, energetiche, sociali e sanitarie. Il calendario dell’indagine apre dunque un approfondimento parlamentare sul tema.

La questione interessa anche famiglie e imprese, che organizzano turni, trasporti, appuntamenti e sistemi informatici secondo gli orari in vigore. La convergenza politica riguarda la necessità di esaminare il tema; per arrivare a un cambiamento serviranno altri passaggi. L’indagine potrà contribuire a una successiva iniziativa legislativa, oppure a un confronto con il Governo e con gli altri Paesi europei.

Una parte del dibattito riguarda i consumi. Terna, la società che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale, ha stimato che nei sette mesi di ora legale del 2025 il risparmio è stato di circa 330 milioni di kilowattora. Il beneficio economico associato è stato valutato in circa 100 milioni di euro, con minori emissioni pari a circa 160 mila tonnellate di anidride carbonica.

Ora solare e ora legale: due scelte diverse

L’ora solare italiana coincide con il fuso CET, Central European Time, un’ora avanti rispetto al tempo universale coordinato. L’ora legale, invece, è il CEST, Central European Summer Time, due ore avanti rispetto allo stesso riferimento. Nel passaggio dal CET al CEST le lancette avanzano di sessanta minuti; alba e tramonto, letti sull’orologio, si spostano un’ora più tardi.

Con l’ora solare permanente, in inverno il sole sorgerebbe e tramonterebbe secondo l’orario standard. Ci sarebbe più luce nelle prime ore del mattino e meno nel tardo pomeriggio e in serata rispetto all’ora legale. In estate, mantenere il CET anticiperebbe di un’ora gli orari di alba e tramonto indicati dagli orologi: le mattine sarebbero più luminose prima e la sera farebbe buio prima rispetto al regime estivo attuale.

L’ora legale permanente sposterebbe la luce nella direzione opposta. In primavera e in estate le serate manterrebbero l’assetto abituale, con il tramonto più tardivo sull’orologio. In autunno e in inverno, invece, l’alba arriverebbe un’ora più tardi rispetto al CET e il buio del mattino durerebbe più a lungo. A cambiare è la distribuzione della luce tra mattina e sera in rapporto agli orari di lavoro, scuola, mobilità e attività domestiche.

Il calendario attuale resta in vigore

In Italia l’ora legale entra in vigore l’ultima domenica di marzo: alle 2 le lancette passano alle 3. Il ritorno all’ora solare è fissato all’ultima domenica di ottobre, quando alle 3 si torna alle 2. Nel 2026 il passaggio primaverile è avvenuto nella notte tra il 28 e il 29 marzo; il rientro all’ora solare è previsto tra il 24 e il 25 ottobre. Sono le date del calendario vigente.

Le date comuni per gli Stati membri sono stabilite dalla normativa europea che coordina l’ora legale. Nel 2018 la Commissione europea presentò una proposta per interrompere i cambi stagionali; l’anno successivo il Parlamento europeo sostenne l’abolizione, lasciando ai singoli Paesi la scelta fra ora solare e ora estiva. In Consiglio, però, gli Stati membri non hanno raggiunto un orientamento comune e il percorso legislativo non è arrivato all’approvazione necessaria.

Un eventuale stop italiano si collocherebbe quindi dentro un quadro europeo ancora coordinato. Fissare un orario nazionale diverso da quello dei Paesi vicini avrebbe possibili effetti sugli orari dei trasporti, sui collegamenti transfrontalieri, sulle attività commerciali e sulle comunicazioni. Il coordinamento serve a evitare calendari divergenti tra Stati confinanti o cambi d’ora in momenti diversi. L’indagine della Camera dovrà tenere presenti sia le esigenze interne sia le regole comuni dell’Unione.

Quali passaggi servono per arrivare allo stop

Conclusa l’indagine conoscitiva, il Parlamento potrà esaminare una proposta di legge o approvare un atto di indirizzo rivolto al Governo. L’esecutivo, a sua volta, potrà avviare un confronto europeo. Qualunque cambiamento nazionale dovrà poggiare su una base normativa compatibile con gli obblighi dell’Unione. Se l’UE rivedrà il sistema, la decisione passerà attraverso il procedimento legislativo europeo e il coordinamento tra Parlamento europeo e Consiglio, nel quale siedono i governi degli Stati membri.

Il nodo politico è trovare un’intesa sul fuso da mantenere. Una scelta autonoma di ciascun Paese tra CET e CEST potrebbe lasciare una mappa oraria disomogenea. Per l’Italia, la decisione dovrà indicare quale orario adottare e come raccordarlo con quello dei partner europei, soprattutto per i collegamenti economici e i trasporti.

Il voto unanime consente di avviare una ricognizione condivisa. Per fissare un orario permanente occorrerà poi un distinto passaggio politico e normativo, insieme al coordinamento con la disciplina europea. Nel frattempo, cittadini e aziende seguono le normali date stagionali.

Energia: che cosa dicono i dati disponibili

Il vantaggio energetico associato all’ora legale deriva soprattutto dallo spostamento della luce naturale verso la fascia serale, quando molte persone sono ancora attive e possono rimandare l’accensione delle luci. Per il 2026, con l’avvio del regime estivo, Terna ha stimato un minor consumo di circa 302 milioni di kilowattora e un risparmio economico di 80 milioni di euro. Nel calcolo è stato considerato il periodo di ora legale e un costo medio dell’elettricità.

Guardando al periodo dal 2004 al 2025, Terna ha calcolato un risparmio complessivo superiore a 12 miliardi di kilowattora, pari a circa 2,3 miliardi di euro. Nel corso di questi anni il calendario stagionale ha quindi accompagnato un risparmio energetico rilevante. Nei mesi invernali le giornate sono più corte e la luce si distribuisce diversamente; incidono inoltre le abitudini di consumo, il meteo, le tecnologie utilizzate e i prezzi dell’energia.

Il confronto fra CET permanente e CEST permanente riguarda perciò le diverse fasce della giornata. L’ora legale può ridurre il fabbisogno di illuminazione la sera, mentre l’ora solare concentra più luce nelle ore del mattino. Il bilancio dipende dagli orari in cui famiglie, scuole e aziende consumano elettricità e da quanto la luce naturale sostituisce quella artificiale. Le cifre annuali di Terna si riferiscono al sistema stagionale in uso.

Sonno e routine: il peso del cambio stagionale

Nel dibattito rientrano anche gli effetti del cambio d’ora sul sonno. Il passaggio primaverile comporta la perdita di un’ora di riposo e può richiedere un adattamento del ritmo sonno-veglia. Una revisione pubblicata su una rivista di medicina del sonno ha analizzato 27 studi internazionali: per il cambio primaverile ha rilevato tendenze a una riduzione della durata e della continuità del sonno, oltre a una maggiore sonnolenza durante il giorno. Gli effetti erano più evidenti nelle persone con cronotipo serale; il ritorno all’ora solare in autunno risultava in genere meno impegnativo.

Con un regime fisso verrebbe meno lo spostamento delle lancette due volte l’anno, mentre cambierebbe la posizione della luce rispetto alle abitudini quotidiane. L’ora legale stabile renderebbe più luminose le serate invernali; chi esce presto si troverebbe più spesso al buio. Il CET stabile darebbe più luce al mattino e anticiperebbe il buio estivo della sera.

Pesano anche gli orari di scuola e lavoro, i turni, la sicurezza negli spostamenti e le attività all’aperto. L’indagine parlamentare metterà in relazione questi aspetti con i consumi energetici e le valutazioni sanitarie. In questo modo il confronto potrà distinguere gli effetti dell’eliminazione del cambio d’ora da quelli legati alla scelta di uno specifico fuso permanente.

Nella vita pratica, il calendario continua a prevedere il passaggio in avanti in primavera e quello indietro in autunno. Smartphone e molti dispositivi connessi aggiornano automaticamente l’ora; sveglie analogiche, orologi, alcuni forni e cruscotti delle auto possono invece richiedere una regolazione manuale. Anche treni, voli, appuntamenti e servizi seguono gli orari definiti dal calendario vigente.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...