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Cambio stagione, 7 mosse per sistemare armadio e avere vestiti puliti e asciutti e scarpe protette

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di Chiara Compagnucci pubblicato il
Cambio stagione, 7 mosse per sistemare armadio e avere vestiti puliti e asciutti e scarpe protette

Svuotare, pulire, asciugare e chiudere: il cambio armadio d’autunno in 7 mosse, con vestiti sempre puliti e scarpe curate

L’autunno è il momento di fare il cambio di stagione: i maglioni tornano in primo piano, le magliette finiscono nelle scatole e le scarpe estive lasciano il posto a stivali e stringate. Per farlo bene non serve comprare nulla di nuovo né ricorrere ai vecchi rimedi della nonna. Basta seguire sette mosse e ricordare tre regole: vestiti puliti, vestiti asciutti, contenitori chiusi. Con queste, secondo le indicazioni di Altroconsumo, la naftalina è vietata e l’antitarme, nella maggior parte dei casi, non serve.

Quando farlo e da dove cominciare

Il momento giusto, secondo le guide più diffuse, è tra fine settembre e metà ottobre, quando le temperature si stabilizzano. Meglio non anticiparlo troppo: nelle prime settimane servono ancora i capi di mezza stagione, e svuotare l’armadio troppo presto significa dover riaprire le scatole al primo ritorno del caldo.

Mossa 1: svuotare e fare la cernita. Si tira fuori tutto e si dividono i capi in tre gruppi: da tenere, incerti e da dare via. Il criterio più citato è quello dei sei mesi: se un capo non è stato usato da almeno sei mesi, è probabile che non lo si userà mai. Una variante è la regola delle due stagioni: un vestito non indossato per due stagioni consecutive è difficile che torni utile alla terza. Le eccezioni sono i capi da cerimonia, quelli di valore affettivo e i cappotti di qualità.

Mossa 2: pulire l’armadio. A quel punto si può pulire anche negli angoli nascosti, dove si annidano le tarme. Secondo Altroconsumo basta uno sgrassatore, oppure acqua e bicarbonato: i disinfettanti non sono necessari. L’importante è lasciar asciugare bene l’armadio prima di rimettere dentro qualsiasi cosa.

Vestiti puliti e asciutti: lavaggio, stiratura e aria

Mossa 3: lavare solo ciò che serve. I capi che vanno riposti devono essere puliti: il consiglio è seguire l’etichetta di ogni capo e scegliere il detersivo adatto. Quelli che hanno solo bisogno di prendere aria possono invece essere lasciati all’aperto per qualche ora, dopo aver svuotato le tasche. Riporre un capo sporco o con tracce di sudore è il modo più sicuro per ritrovarlo, a primavera, con odori o buchi.

Mossa 4: asciugare e stirare con attenzione. Qui c’è un dettaglio che molti sottovalutano. Dopo la stiratura i capi vanno lasciati raffreddare prima di essere riposti, perché, ricorda Altroconsumo, l’umidità attira le tarme e favorisce i cattivi odori. Lo stesso vale per i capi appena lavati: devono essere perfettamente asciutti prima di finire nelle scatole.

Contenitori chiusi, niente naftalina e antitarme solo se serve

Mossa 5: chiudere tutto in contenitori. Per proteggere i vestiti da tarme, polvere e luce si usano contenitori chiusi: scatole di cartone, buste di plastica sigillate o sacchetti sottovuoto. Per gli abiti appesi conviene scegliere contenitori specifici, evitando le coperture di plastica da tintoria. I capi troppo pesanti o troppo leggeri per essere usati in tutte le stagioni vanno valutati separatamente. Alcune guide consigliano di evitare i sacchi di plastica per lana, seta, lino e cotone, preferendo custodie di cotone, e di piegare la maglieria invece di appenderla.

Mossa 6: niente naftalina e antitarme solo se necessario. Il punto più importante è questo: se i capi sono puliti e asciutti e i contenitori sono sigillati, non è necessario inserire nessun prodotto antitarme. La naftalina, in particolare, è vietata: Altroconsumo la definisce letale se ingerita e tossica per inalazione e contatto.

Nei casi in cui si siano già verificati episodi di tarme o si trovino buchi nei capi, i prodotti a base di translutrina e permetrina sono considerati il miglior compromesso tra efficacia e sicurezza, ma sono tossici per cani e gatti. I prodotti naturali, come oli essenziali e piante secche, servono soprattutto a profumare: la loro efficacia antitarme non è dimostrata e possono contenere allergeni. Qualunque prodotto si usi, va tenuto lontano dai vestiti, senza contatto diretto. Per chi usa lavanda o cedro, vale la pena sostituirli quando perdono il profumo.

Le scarpe: la mossa che si dimentica

Mossa 7: sistemare le scarpe. Anche le scarpe meritano il loro cambio di stagione. Prima di riporle conviene far riparare le suole e lucidare quelle in pelle. Per mantenere la forma si riempiono di carta di giornale, mentre gli stivali stanno meglio con un cilindro di cartone all’interno. Le scatole vanno etichettate, così si trovano senza doverle aprire tutte, e la scarpiera va pulita con l’aspirapolvere e un panno con detergente. Dopo aver maneggiato le scarpe, Altroconsumo suggerisce di usare i guanti o lavarsi bene le mani.

Gli errori da evitare

Quattro errori ricorrono più spesso di altri. Il primo è usare la naftalina, per i rischi per la salute già ricordati. Il secondo è mettere gli antitarme a contatto diretto con i capi, anche quando sono prodotti consentiti. Il terzo è riporre vestiti sporchi o non perfettamente asciutti, convinti che basti il contenitore a proteggerli: se dentro c’è umidità o ci sono residui, la chiusura ermetica non risolve nulla, anzi li trattiene. Il quarto è usare disinfettanti per pulire l’armadio, che secondo Altroconsumo non servono: bastano sgrassatore, oppure acqua e bicarbonato, e una buona asciugatura.

Un quinto errore, più comune di quanto si pensi, è fare il cambio in una sola volta e di fretta. Meglio dividere il lavoro in due momenti: un pomeriggio per svuotare, pulire e fare la cernita, un secondo per lavare, asciugare e chiudere i capi nei contenitori. In questo modo ogni passaggio si fa con calma e si evita di riporre qualcosa per fretta quando non è ancora del tutto asciutto.

Cosa fare dei vestiti che non servono più e come mantenere ordine dopo cambio

La cernita iniziale produce quasi sempre una pila di capi da lasciar andare, e anche qui ci sono regole semplici. I capi in buono stato, vintage o di marca si possono rivendere online, portare in un negozio dell’usato o scambiare in uno swap party. Quelli rotti o macchiati vanno messi in sacchetti chiusi e conferiti nei contenitori della raccolta. I capi con valore affettivo, infine, vanno lavati, asciugati e riposti in un contenitore a parte, per non rischiare di rovinarli insieme agli altri.

Fatto il lavoro, restano due abitudini che costano poco e valgono molto. La prima è arieggiare l’armadio almeno una volta a settimana, lasciando le ante aperte per qualche ora: evita l’accumulo di umidità e di odori. La seconda è non riempirlo oltre il necessario, perché un armadio troppo pieno è più difficile da tenere in ordine e rende più facile dimenticare cosa si possiede.

Chi deve ancora comprare qualcosa può fare una scelta mirata: il capospalla, che si indossa per circa sei mesi, è l’acquisto su cui conviene puntare per primo, mentre per il resto bastano due o tre capi coerenti con il proprio stile e una base neutra a cui abbinarli.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...