Pompe vuote e code anche di notte: nel Sud il carburante scarseggia e non si sa quanto durerà. Cosa sta succedendo, perché è nata l’emergenza e chi altro rischia di restare a secco nei prossimi giorni
Cartelli «carburante esaurito», file di auto che si allungano anche dopo il tramonto e distributori che chiudono i battenti: è lo scenario che da alcuni giorni si vede in Puglia e Calabria. Secondo Il Fatto Quotidiano, il problema coinvolge più compagnie e interessa il Salento, Foggia e Brindisi in Puglia e le aree di Cosenza e Catanzaro in Calabria. Le cifre sono ancora parziali ma pesanti: Eni ha segnalato il 13 ottobre che oltre 50 distributori su circa 300 serviti dalla raffineria di Taranto avevano già esaurito il prodotto, mentre nel capoluogo ionico, secondo Trm, circa l’80% delle stazioni era senza carburante il giorno dopo.
A Catanzaro, mercoledì, risultava attivo un solo distributore, mentre a Brindisi c’è chi ha atteso fino a due ore per fare rifornimento. Nel Cosentino la maggior parte delle stazioni è a secco. A Taranto il trasporto pubblico ha dovuto ridurre le corse, prima che venisse aperto un varco per rifornire i mezzi. Non c’è, per ora, una carenza generalizzata a livello nazionale: la crisi è concentrata nel Sud.
All’origine c’è l’incrocio di due vertenze distinte. La prima riguarda gli operai dell’ex Ilva: da giorni presidiano i varchi della raffineria Eni di Taranto e bloccano le statali 7 e 106, per protestare contro la chiusura dell’area a caldo dell’acciaieria, che porterà a un ampio ricorso alla cassa integrazione. Chiedono norme su prepensionamenti e sul riconoscimento della legge sull’amianto. Il blocco ha impedito alle autocisterne di uscire: il 12 ottobre ne risultavano bloccate 37.
La seconda vertenza coinvolge agricoltori, olivicoltori e autotrasportatori, che protestano contro il caro carburante e bloccano i caselli, in particolare nel Foggiano. Secondo gli operatori, il gasolio sarebbe aumentato di oltre 50 centesimi al litro; in Sicilia a settembre avrebbe superato 2,16 euro al litro. Per gli olivicoltori pugliesi pesa anche il crollo del prezzo dell’olio, sceso a Bari a circa 4,30 euro al chilo contro i circa 9 euro del 2025; la Regione ha stanziato 30 milioni.
Un elemento che ha accelerato la corsa ai distributori è il tetto di prezzo applicato da Eni dal 28 settembre: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio sulla rete Enilive. Secondo Automoto, ha attirato più automobilisti e velocizzato la vendita delle scorte. A peggiorare le cose c’è la psicosi da accaparramento, citata anche dal Fatto.
Un punto spiazza chi segue la vicenda: la raffineria di Taranto, secondo Eni, opera regolarmente e in sicurezza. Il problema non è la produzione, ma la logistica: senza autocisterne in uscita il carburante non arriva ai distributori. La raffineria è il punto di riferimento per Puglia, Basilicata e Calabria e rifornisce anche altri marchi. Eni dà la priorità ai servizi pubblici essenziali, ai mezzi di emergenza e soccorso, agli aeroporti e alla propria rete.
C’è però un rischio ulteriore. Se il blocco dovesse impedire l’arrivo di gas tecnici e prodotti chimici necessari agli impianti, la raffineria potrebbe dover fermare alcune unità, con criticità estese ad altre aree. Il tema tocca anche il trasporto aereo: Enilive ha dichiarato lo stato di carenza di carburante negli aeroporti di Bari e Brindisi, con il Jet A1 non disponibile fino al 16 ottobre salvo voli di emergenza, soccorso e di Stato. Aeroporti di Puglia segnala possibili problemi anche a Foggia e Grottaglie, pur assicurando che i voli regolari non vengono cancellati automaticamente.
La carenza non si ferma alle pompe. A Taranto il trasporto pubblico locale ha subito una forte riduzione delle corse e Kyma Mobilità ha ottenuto un’eccezione solo dopo l’apertura di un varco per i bus. Kyma Ambiente segnala possibili rallentamenti nella raccolta dei rifiuti, mentre nel Foggiano il blocco dei tir e la mancanza di gasolio mettono a rischio le consegne ai supermercati. Il trasporto delle merci deperibili è il punto più delicato: senza camion in movimento gli scaffali si svuotano in fretta, come già accade in alcuni punti vendita della Basilicata.
Ne risentono anche pendolari e imprese, con possibili ricadute su agricoltura, commercio e produzione. Chi lavora con mezzi pesanti vive il paradosso di un settore fermo per protesta contro il caro gasolio che, nello stesso tempo, trova sempre meno gasolio da acquistare. E per gli olivicoltori la protesta si somma a un raccolto che si vende a metà prezzo rispetto all’anno scorso, un quadro che spiega perché le agitazioni siano nate in modo spontaneo e si stiano allargando senza una regia unica.
Al momento le fonti indicano un’emergenza localizzata nel Sud, ma con diversi punti deboli.
La Basilicata è già coinvolta, perché dipende dalla stessa raffineria: si segnalano code a Potenza e Matera, con l’intervento della polizia municipale, e in alcuni supermercati scaffali parzialmente vuoti per le merci deperibili.
La Sicilia rischia per un motivo diverso. Il Comitato Trasporto Siciliano ha annunciato il fermo dei mezzi pesanti dal 16 al 20 ottobre, con iniziative nei porti fino al 22. Una fonte parla di scorte che potrebbero esaurirsi in circa 48 ore. Anche in Calabria la sigla Fedralog ha proclamato lo stop dal 16 al 20 ottobre, con presìdi a Rende e Montalto Uffugo, e la situazione dovrebbe peggiorare. Il 22 ottobre è atteso poi lo sciopero nazionale dei pescatori, con un blocco simbolico dello Stretto di Messina.
Per il resto d’Italia non ci sono, per ora, segnali concreti. Le associazioni degli autotrasportatori, con Conftrasporto e Unatras, chiedono un tavolo urgente a Palazzo Chigi e minacciano un fermo nazionale, che però non è stato proclamato né ha una data. Campania e Sardegna non compaiono nelle fonti consultate. Le proteste, spiegano gli addetti ai lavori, sono in gran parte spontanee, e questo le rende difficili da prevedere: Assotir denuncia anche intimidazioni contro gli autisti che non aderiscono.
I prossimi giorni sono decisivi. Assopetroli avverte che i disagi potrebbero diventare seri in circa una settimana, mentre le associazioni dei gestori Faib e Fegica segnalano che le proteste si stanno allargando alle basi di carico. Tra le date da tenere d’occhio ci sono il 16 ottobre (presìdi in Calabria e scadenza della restrizione sul Jet A1), il periodo 16-20 ottobre (fermi in Calabria e Sicilia) e il 25 ottobre, termine entro cui deve essere completata la sospensione dell’area a caldo dell’ex Ilva. Nelle fonti consultate non compaiono risposte o interventi ufficiali del governo.
Per gli automobilisti di Puglia, Calabria e Basilicata la raccomandazione è seguire gli aggiornamenti locali e verificare la disponibilità prima di mettersi in viaggio, evitando di accumulare scorte che peggiorano la carenza. Nel resto del Paese la situazione, per ora, non desta allarme, ma dipenderà da quanto durerà il blocco di Taranto e da come si muoveranno gli autotrasportatori.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...