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Carlo Cracco si lancia in una nuova avventura imprenditoriale insieme alla moglie: tutto nasce da una collina

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il

Da una collina romagnola prende forma Vistamare, il nuovo progetto di Carlo Cracco e Rosa Fanti: un’azienda agricola biologica, cascine recuperate e un’ospitalità che intreccia cucina, paesaggio e tradizioni locali.

Un’azienda agricola tra le colline romagnole si prepara ad accogliere ospiti, senza separare il soggiorno dalla terra che lo rende possibile. Vistamare unisce produzione, ospitalità e cucina nel progetto costruito da Carlo Cracco e dalla moglie Rosa Fanti a Santarcangelo di Romagna. La tenuta, nata come realtà agricola, si amplia con camere e ristorazione, trasformando in esperienza condivisa un luogo prima destinato soprattutto alla coltivazione e alla famiglia. Non è soltanto una nuova iniziativa imprenditoriale: è il passaggio da una filiera agricola già avviata a un’accoglienza raccolta, modellata sul paesaggio e sui prodotti locali.

Dalla collina di Ciola Corniale nasce il sogno romagnolo di Vistamare

Il progetto prende forma a Ciola Corniale, sulle prime alture alle spalle della costa. Da qui, nelle giornate limpide, lo sguardo corre lungo il mare da Gabicce verso Ravenna, mentre alle spalle si alza l’Appennino. Tra i due orizzonti si distendono vigneti, ulivi, frutteti e giardini: una campagna che suggerisce un ritmo diverso da quello della Riviera più affollata.

Carlo Cracco e Rosa Fanti hanno scelto questo paesaggio nel 2019, acquistando l’ex azienda agricola Ricciardella e i suoi diciotto ettari di collina romagnola. Fanti, originaria di Santarcangelo, desiderava mostrare al marito una Romagna meno conosciuta, interna e legata ai borghi. Per lo chef, il primo incontro con la tenuta è stato segnato soprattutto dalla vista sulla costa: da questa relazione tra collina e mare deriva il nome Vistamare.

La scelta ha un significato personale, ma anche territoriale. La proprietà è diventata un luogo in cui mettere radici e costruire una relazione con chi abita e lavora nell’area: produttori, artigiani e comunità dei piccoli centri. In questa parte di Romagna, amata e raccontata da figure come Giovanni Pascoli e Tonino Guerra, il paesaggio rurale non è una scenografia accessoria, bensì il punto di partenza dell’esperienza.

«È un posto dove stare bene, dove ritrovare una nuova dimensione del tempo», ha raccontato Fanti parlando del progetto. Il rifugio conserva anche una dimensione privata per la famiglia, ma l’apertura agli ospiti cambia il rapporto con la tenuta: ciò che era un buen retiro diventa un luogo da condividere, con la natura e la vita agricola al centro.

Un’azienda agricola biologica tra vigne, ulivi e prodotti a filiera corta

Vistamare non nasce come struttura ricettiva. Il suo primo nucleo è l’attività agricola, avviata per coltivare materie prime destinate anche ai ristoranti legati allo chef. Nei campi trovano spazio frutteti con ciliegie, pesche, susine e cachi, oltre a ortaggi, ulivi e filari di vite. La tenuta si estende su diciotto ettari e ha sviluppato nel tempo una produzione diversificata, che comprende vino biologico, olio extravergine e trasformati.

La frutta non resta soltanto raccolto stagionale: una parte viene lavorata per ottenere succhi, marmellate, confetture e composte. In questo modo, la trasformazione aiuta a valorizzare la materia prima anche oltre il momento della raccolta. Il vino è entrato nel progetto con la prima vendemmia nel 2021; tra le etichette citate figurano il Sangiovese Colle Giove e Fiammarossa. Olio e prodotti della tenuta hanno raggiunto le attività del gruppo e gli appuntamenti gastronomici dello chef, da Milano a Portofino.

Il principio è accorciare la filiera: coltivare, trasformare e impiegare gli ingredienti all’interno di un sistema con legami diretti tra campagna e cucina. Per chi lavora ai fornelli, conoscere provenienza e percorso delle materie prime consente di seguirne qualità e stagionalità con maggiore consapevolezza. Non significa che ogni ingrediente debba provenire dalla proprietà, ma che la produzione aziendale costituisce una base concreta per la proposta gastronomica.

La definizione di azienda agricola biologica, presente nelle informazioni sul progetto, descrive l’impostazione produttiva della tenuta; non è necessario attribuirle certificazioni o pratiche specifiche non documentate. Quel che emerge con chiarezza è la volontà di dare continuità al lavoro agricolo e di far conoscere i prodotti nel luogo in cui nascono. La raccolta di un frutto dall’albero, le verdure dell’orto condite con l’olio di casa e un calice ottenuto dalle uve coltivate sul posto diventano parte di un’esperienza concreta, non un semplice richiamo promozionale alla campagna.

Il recupero delle cascine: quattro camere immerse nel paesaggio

Per aprire la tenuta all’ospitalità è stato recuperato un complesso rurale composto da cascine, in precedenza abbandonate. L’intervento ha riguardato un edificio settecentesco appartenente a un antico podere: invece di cancellarne le tracce, il progetto ha assunto la struttura esistente come punto di partenza. L’architetto romagnolo Giancarlo Ghirardelli ha lavorato per restituire leggibilità agli spazi e dignità a elementi che il tempo aveva consumato.

Il complesso si sviluppa per circa cinquecento metri quadrati e ospita quattro camere, insieme ad ambienti comuni pensati per mantenere un rapporto costante con l’esterno. La scala a rampa unica, le stanze ampie rivolte verso il mare e l’antico essiccatoio nelle soffitte hanno orientato il recupero. Sono caratteristiche legate alla funzione originaria dell’edificio, conservate come parte della sua identità anziché trasformate in decorazioni rurali di maniera.

La dimensione contenuta distingue Vistamare da una struttura alberghiera di grandi dimensioni. Le camere permettono un’accoglienza limitata, mentre gli spazi condivisi invitano a vivere la casa con tempi distesi. All’esterno, i percorsi attraversano giardini, vigneto, uliveto e una tartufaia, accompagnando gli ospiti tra le diverse parti della tenuta. Il mare resta visibile e percepibile anche dal paesaggio agricolo: all’alba, secondo il racconto dell’architetto, l’aria salmastra può risalire fino alle foglie delle viti.

Legno, intonaco, laterizio e pietrame di recupero mantengono un legame materiale con l’architettura rurale del luogo. La scelta non punta a ricostruire un passato idealizzato, ma a usare ciò che era già presente per rendere il recupero coerente con il contesto. Oltre alle camere, il progetto comprende spazi per la ristorazione e una terrazza panoramica; nelle anticipazioni sulla tenuta è stata menzionata anche una piscina. La combinazione di soggiorno e cucina rende l’accoglienza parte dell’azienda, non un’attività separata dalla produzione.

Interni e architettura in dialogo con la campagna e il mare

All’interno, il progetto della designer Charlotte Mello Teggia parte dalla luce e dalle vedute. Finestre e vetrate sono concepite come aperture sul paesaggio: il mare, le colline e i giardini entrano nella percezione delle stanze senza che gli ambienti perdano la loro dimensione domestica. L’obiettivo è stato creare spazi caldi e personali, in continuità con l’architettura rurale recuperata da Ghirardelli.

Le camere si distinguono attraverso palette cromatiche diverse, che spaziano dal giallo-arancio al rosa-lilla, dal verde-giallo alle tonalità dell’azzurro. I tessuti e le carte da parati di Schumacher Italia hanno contribuito a definire l’atmosfera; sono accostati a ceramiche Mutina, tra cui piastrelle Chamotte disegnate da Patricia Urquiola, e a mobili contemporanei, pezzi su misura e arredi vintage. Fotografie dell’artista Julien Drach aggiungono un segno personale alle pareti.

Il dialogo tra antico e contemporaneo evita l’effetto di una ricostruzione scenografica. Sedie e poltrone d’epoca convivono con elementi di design e dettagli artigianali, mentre materiali come legno, laterizio e pietra richiamano la storia del podere. Nel living, divani e poltrone rifoderati, tappeti e applique compongono una zona di soggiorno pensata per essere vissuta, non soltanto osservata.

Anche gli spazi di passaggio e i bagni partecipano alla composizione, con ceramiche, superfici materiche, specchi vintage e arredi realizzati da artigiani. La cucina, separata dal living da una struttura in ferro e vetro scanalato, resta visibile: il lavoro della brigata si intravede dalla zona comune, come accade in una casa in cui la preparazione della cena fa parte della vita quotidiana. All’esterno, la terrazza arredata guarda la campagna e la costa; è insieme luogo di sosta e punto privilegiato per osservare il paesaggio.

La ristorazione è entrata nel progetto dopo una riflessione iniziale sull’idea di offrire soltanto camere e prima colazione. Rosa Fanti ha raccontato di aver temuto che aggiungere un ristorante, aperto anche a chi non soggiorna, rendesse l’organizzazione troppo impegnativa. La passione di Cracco per il cibo e l’ospitalità ha però orientato la scelta: per lo chef, accogliere significa anche far sedere le persone attorno a una tavola e condividere un pasto.

La cucina sarà affidata a Mattia Mangolini, collaboratore di lunga data dello chef. La proposta annunciata è essenziale, legata ai raccolti e alla stagionalità, con l’intento di lasciare riconoscibile la qualità degli ingredienti. Orto, frutta, olio e vino aziendali possono offrire la base del menu, affiancati da prodotti del territorio quando necessario. L’idea è quella di una filiera molto corta, in cui la distanza tra campo, trasformazione e piatto si riduce senza trasformare la cucina in una dimostrazione tecnica.

Il territorio guida il menu, ma la semplicità non equivale a improvvisazione: richiede attenzione alle maturazioni, alla disponibilità stagionale e al modo in cui ogni ingrediente viene trattato. Per una realtà agricola che accoglie anche visitatori esterni, la ristorazione può rendere comprensibile il lavoro svolto nei campi, facendo assaggiare ciò che la tenuta produce e trasforma. La cucina si presenta così come prosecuzione dell’attività agricola, non come un servizio accessorio.

Il tavolo è anche il luogo in cui l’ospitalità si fa concreta: un piatto preparato con ciò che offre l’orto, un bicchiere di vino della tenuta, l’olio prodotto in casa e il tempo per mangiare senza fretta. La cucina a vista, separata dal living da vetro scanalato e ferro, rende visibile il lavoro della brigata e contribuisce a un’atmosfera raccolta. Non si tratta di replicare l’impostazione dei ristoranti cittadini di Cracco, ma di dare voce alla Romagna interna con una cucina coerente con il paesaggio.




Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...