Le città che adottano il limite di 30 km/h registrano risparmi economici, maggiore sicurezza stradale, minori emissioni e qualità urbana superiore. Un nuovo studio analizza dati, miti e prospettive.
Uno studio presentato a Roma da ISFORT fotografa un cambiamento di rotta che vede la "Zona 30" protagonista nel dibattito sulla mobilità. Attraverso l'analisi dei dati raccolti a Bologna, prima grande città ad applicare organicamente il limite a 30 km/h, si osservano non solo risultati positivi sulla sicurezza, ma anche vantaggi economici per la collettività: oltre 150 milioni di euro risparmiati in sei mesi grazie alla riduzione delle collisioni e dei sinistri. Questi dati confermano come la revisione delle politiche di velocità urbana influenzi non solo la tutela delle persone, ma anche l'efficienza delle spese pubbliche e la qualità della vita.
L'esperienza di Bologna appare oggi come la più avanzata a livello nazionale in materia di regolamentazione della velocità nei contesti urbani. Il progetto, avviato nel gennaio 2024, ha portato all'applicazione diffusa del limite di 30 km/h in ampie zone cittadine, abbassando di 20 km/h la soglia precedentemente vigente. Il risparmio stimato supera i 150 milioni di euro in soli sei mesi, derivante dalla diminuzione dei costi sociali e umani associati a incidenti, feriti e situazioni di rischio che la circolazione ad alta velocità può comportare.
Oltre al beneficio economico, si sono registrati cambiamenti significativi nello stile di guida dei cittadini. Frenate brusche dimezzate e accelerazioni anomale in calo del 31% testimoniano una transizione verso una mobilità più attenta e rilassata, con effetti positivi anche sul traffico, sulla riduzione della pericolosità stradale e sull'ambiente.
I dati raccolti sono il risultato di un monitoraggio puntuale attraverso “Floating Car Data” derivanti dalle scatole nere installate sui veicoli. Questa base informativa ha consentito di valutare l'efficacia oggettiva delle misure adottate a Bologna, fornendo elementi concreti che stanno spingendo altre città, come Firenze e Bergamo, a valutare l'estensione della Zona 30. Il percorso di Bologna è un modello italiano che si colloca in una prospettiva europea più ampia, offrendo un caso di studio dal valore trasferibile.
Un ulteriore effetto riguarda le ripercussioni sociali: una città che si muove più lentamente è spesso una città più inclusiva. La minore velocità favorisce l'accessibilità, riduce il rischio per le categorie più vulnerabili e contribuisce a ricostruire la fiducia tra utenti della strada.
L'abbassamento dei limiti di velocità nelle aree urbane si traduce concretamente in una drastica riduzione dell'incidentalità. Nel caso di Bologna, i dati parlano di una diminuzione complessiva degli incidenti dell'8,8% nei primi sei mesi del 2024 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; la percentuale cresce ulteriormente sulle strade regolamentate a 30 km/h, dove il calo raggiunge il 9,4%. Ancora più rilevante è il dato che riguarda feriti e vittime: feriti in calo dell'8,9%, mentre le vittime registrano una riduzione del 31% – valore che nelle strade urbane regolamentate a 30 km/h schizza addirittura a -58,8%. Si tratta di risultati che impattano in modo tangibile sia sulla qualità della vita dei cittadini sia sulla sostenibilità economica della collettività.
La correlazione tra la diminuzione delle frenate brusche (oltre il -58%) e il calo dell'incidentalità rappresenta una conferma dell'efficacia del provvedimento. Secondo le stime ufficiali, un comportamento di guida più prudente e rilassato induce a una circolazione più fluida, diminuendo drasticamente le situazioni di emergenza. L'adozione di limiti a 30 km/h si afferma come uno strumento determinante nel quadro europeo e in particolare nella strategia “Vision Zero”, che prevede la drastica riduzione di morti e feriti entro il 2030 e la completa eliminazione delle vittime sulle strade entro il 2050.
I vantaggi superano l'aspetto puramente numerico: la diminuzione della gravità degli impatti stradali si traduce in minori costi sanitari e previdenziali, minor assenteismo dal lavoro, ridotto impatto psicologico sulle famiglie e maggiore serenità negli spostamenti quotidiani. Le Zone 30, oltre a configurare una misura di sicurezza, diventano così uno strumento di prevenzione sociale e di promozione della salute pubblica.
Abbassare il limite a 30 km/h produce effetti positivi anche sul piano ambientale. A Bologna, in meno di un anno, le emissioni inquinanti e climalteranti per chilometro percorso sono diminuite fino al 17%, un dato che, nei confronti delle principali direttive europee sulla qualità dell'aria, rappresenta un risultato rilevante. In particolare, il calo più marcato riguarda ossidi d'azoto e polveri sottili, tra i principali responsabili dell'inquinamento urbano e dei problemi respiratori nei cittadini.
Il rapporto “MobilitAria 2025” certifica che Bologna è l'unica tra le principali città italiane a registrare una diminuzione netta di biossido di azoto (-35%) in un solo anno. Questi risultati non solo migliorano la salute pubblica ma rafforzano anche la reputazione della città in termini di attenzione verso l'ambiente.
Riducendo la velocità si ottiene una maggiore regolarità dei flussi veicolari, con meno accelerazioni e decelerazioni che, notoriamente, amplificano le emissioni. L'applicazione delle Zone 30 favorisce così l'adozione di comportamenti ecocompatibili e stimola l'utilizzo della mobilità attiva (camminare, andare in bicicletta) e del trasporto pubblico, contribuendo alla decongestione del traffico urbano.
L'approccio alle emissioni non si limita alla sola riduzione della velocità, ma promuove un vero cambiamento culturale verso una città più vivibile e sostenibile.
Spesso le resistenze all'introduzione del limite a 30 km/h si concentrano sulla paura di aumenti significativi dei tempi di percorrenza. L'analisi dei dati smentisce ampiamente questo timore: il massimo incremento osservato nel tempo di spostamento in auto è stato inferiore a 30 secondi su una tratta media di 10 minuti.
L'esperienza bolognese evidenzia come un traffico più regolare, privo di picchi di velocità e decelerazioni improvvise, renda la circolazione più prevedibile e meno stressante. Gli utenti tendono a provare meno ansia durante gli spostamenti e a percepire una migliore qualità della vita urbana.
Tra i timori senza fondamento, figura anche quello relativo al traffico: una velocità media inferiore non genera congestione, anzi può migliorare il deflusso dei veicoli grazie a una guida più ordinata. L'esperienza internazionale e locale suggerisce che la Zona 30 sia una risposta efficace alle esigenze di sicurezza e di efficienza delle moderne città.
Nell'ultima analisi condotta a Bologna, l'utilizzo dei Big Data e delle tecnologie delle scatole nere ha consentito di monitorare nel dettaglio gli effetti dei nuovi limiti sulla mobilità urbana. La raccolta di oltre 90 milioni di punti di campionamento relativi a 135 mila viaggi ha fornito una base scientifica e oggettiva che ha permesso ai ricercatori di valutare sia l'evoluzione delle abitudini di guida, sia l'impatto sulle emissioni e sulla sicurezza stradale.
Le analisi, effettuate attraverso sistemi avanzati di anonimizzazione, permettono di superare le valutazioni soggettive e costituiscono uno strumento trasparente a beneficio delle amministrazioni e dei cittadini.
Questa impostazione data-driven rappresenta un passo avanti decisivo nell'elaborazione e nell'implementazione delle regolamentazioni urbane, facilitando la condivisione delle best practice tra i diversi contesti nazionali ed europei.