La BYD Racco debutta in Giappone come kei car elettrica da circa 11.600 euro, ma potrebbe anticipare una citycar pensata per l’Europa. Dimensioni, autonomia, progetto E-Car e tempi di arrivo in Italia: ecco cosa sappiamo.
La Racco è la prima kei car elettrica di BYD, sviluppata per il mercato giapponese e proposta, al cambio, da circa 11.600 euro. Compatta, alta e progettata per sfruttare ogni centimetro, interpreta una formula che potrebbe interessare anche l’Europa. Il suo arrivo in Italia, però, non è stato annunciato: le indicazioni disponibili parlano di un possibile sviluppo europeo ispirato al progetto con arrivo anche in Italia. La distinzione conta, perché le regole giapponesi delle kei car non coincidono con quelle europee.
La scelta di BYD intercetta un vuoto che in Italia è particolarmente visibile. La domanda di auto piccole resta significativa, ma l’offerta si è assottigliata rispetto a quella di dieci o quindici anni fa. Molte citycar a benzina sono uscite dai listini; i modelli rimasti non sempre hanno prezzi d’ingresso paragonabili a quelli delle utilitarie di un tempo. Anche il diesel, un tempo presente persino nelle vetture più minute, è ormai scomparso da questa fascia.
Nel frattempo, le elettriche urbane accessibili hanno mostrato che esiste un pubblico disposto a valutarle, se autonomia e prezzo sono coerenti con l’uso quotidiano. Dacia Spring e Leapmotor T03 sono esempi di questa apertura: non promettono di sostituire un’auto da viaggio, ma offrono dimensioni contenute e percorrenze adatte alla città e ai tragitti di prossimità. Le stime diffuse da Dacia sull’uso tipico della Spring indicano circa 40 km al giorno per una larga parte degli automobilisti: un dato che aiuta a contestualizzare il fabbisogno, non una garanzia valida per ogni conducente.
È su questa combinazione che il segmento A può tornare interessante per un costruttore globale. Una vettura piccola riduce ingombri e costi d’uso, mentre una batteria dimensionata per gli spostamenti ordinari può contenere il prezzo d’acquisto. Per BYD, la sfida è tradurre questa ricetta in un prodotto conforme alle norme europee e abbastanza competitivo rispetto alle alternative già disponibili.
Il modello giapponese non sarebbe semplicemente una citycar da esportare: rappresenta un laboratorio di progettazione urbana e ottimizzazione dello spazio. La sua eventuale eredità europea dipenderà dalla capacità di conservare la praticità della Racco senza trasferire automaticamente misure, omologazione e dotazioni pensate per un altro mercato.
In Giappone la Racco rientra nella categoria kei, soggetta a limiti dimensionali e a specifiche condizioni fiscali. Misura circa 3,40 metri in lunghezza, 1,47 metri in larghezza e 1,80 metri in altezza: la lunghezza resta appena sotto il tetto di 3,4 metri previsto per la categoria. La carrozzeria verticale e squadrata privilegia lo spazio interno rispetto alla ricerca di una silhouette bassa; può ospitare quattro persone in un ingombro esterno ridotto.
Le porte posteriori scorrevoli sono una delle soluzioni più utili nell’uso reale. Consentono di salire e scendere anche quando l’auto è parcheggiata vicino a un’altra vettura o a una parete, un vantaggio nei posti stretti. La forma alta contribuisce a rendere l’abitacolo più sfruttabile e il passo di circa 2,52 metri aiuta a ricavare spazio tra gli assi. I dati pubblicati per il modello giapponese indicano un vano bagagli di 280 litri, che può arrivare a 1.372 litri abbattendo i sedili posteriori; la capacità effettiva dipende naturalmente dalla configurazione adottata.
La Racco è elettrica e adotta un motore da 20 kW, pari a circa 27 CV. Per un’auto cittadina il dato va letto in relazione all’uso previsto: non è una vettura pensata per prestazioni brillanti o lunghi trasferimenti autostradali, ma per spostamenti urbani e periurbani. La gamma giapponese è indicata con due batterie LFP: 22,4 kWh per circa 210 km WLTC e 35,84 kWh per circa 320 km WLTC. Il ciclo WLTC è quello di omologazione utilizzato in Giappone nei dati citati e non va confuso con una percorrenza garantita nella guida quotidiana o con un valore WLTP europeo.
Anche la ricarica varia secondo le specifiche riportate: la versione più capiente supporta la corrente continua fino a 100 kW, mentre per la gamma sono stati comunicati valori differenti a seconda della batteria e della configurazione. In ogni caso, prima di confrontare tempi e potenze occorre verificare la scheda definitiva della singola versione. Autonomia, temperatura, velocità e disponibilità delle colonnine incidono sull’esperienza concreta, così come la possibilità di ricaricare a casa o sul posto di lavoro.
Secondo le anticipazioni attribuite al quotidiano finanziario giapponese Nikkei, BYD starebbe valutando di portare la Racco anche fuori dal Giappone. Per l’Europa, tuttavia, il punto d’interesse potrebbe essere soprattutto l’architettura X-Pack e non la riproposizione identica della kei car. Le dimensioni nipponiche rispondono a regole locali; un modello europeo dovrebbe invece essere adattato ai requisiti di omologazione, sicurezza e utilizzo del mercato UE.
La soluzione X-Pack è descritta come un’impostazione specifica per la Racco, con componenti del sistema elettrico integrati nel pacco batteria. In particolare, l’inverter viene collocato sotto il pianale anziché concentrato nel vano motore. Ridurre gli ingombri del gruppo propulsore può liberare spazio davanti e nell’abitacolo, un vantaggio rilevante quando ogni centimetro incide sull’abitabilità. La batteria resta sotto il pavimento, soluzione che contribuisce a mantenere un baricentro basso rispetto alla carrozzeria alta.
È un’impostazione diversa da quella della Dolphin Surf, utilitaria lunga circa quattro metri, con una proposta di autonomia che varia in funzione della batteria. La Racco nasce invece attorno a una carrozzeria più corta e a un’architettura volta a massimizzare il volume interno. L’eventuale derivazione europea potrebbe quindi diventare una vettura distinta, capace di raccogliere l’idea progettuale senza essere una semplice versione esportata del modello giapponese.
Il tema si collega al dibattito sulle future E-Car europee, cioè vetture di piccole dimensioni per le quali si discute di regole e requisiti specifici. Non va però confusa una proposta normativa o industriale con una categoria già definita e disponibile a listino: le caratteristiche definitive dipenderanno dalle norme approvate e dalle scelte dei costruttori. Se la formula avrà seguito, il contributo della Racco potrebbe stare nell’integrazione dei componenti e nell’uso intelligente dello spazio, più che nel trasferimento diretto delle sue misure.
Non ci sono elementi per considerare imminente la commercializzazione europea. Le indiscrezioni indicano una possibile finestra attorno al 2028, ma non equivalgono a un annuncio ufficiale di lancio in Italia. La Racco è stata sviluppata per il Giappone e la sua eventuale evoluzione europea richiederebbe adattamenti tecnici, verifiche di omologazione e una strategia commerciale dedicata.
Un altro passaggio riguarda la produzione. Le ipotesi circolate prevedono che un modello destinato all’Europa possa essere assemblato in uno stabilimento continentale BYD, tra i siti previsti per l’espansione produttiva del marchio. Luogo e calendario non sono ancora definiti pubblicamente per una citycar europea derivata dalla Racco; perciò è più corretto parlare di prospettiva industriale che di programma confermato.
Anche le specifiche restano aperte. I 210 e 320 km dichiarati per le versioni giapponesi sono valori WLTC: non possono essere trasferiti automaticamente a un modello europeo, né confrontati senza cautela con l’omologazione WLTP. Per competere nel segmento A italiano, il progetto dovrebbe offrire una percorrenza adeguata agli spostamenti extraurbani brevi, oltre all’impiego cittadino. Le stime di mercato richiamate nel brief individuano una soglia orientativa di circa 230-250 km di autonomia, da verificare sui dati ufficiali del veicolo che sarà eventualmente presentato.
Prima di valutare concretamente l’arrivo in concessionaria serviranno dunque conferme su omologazione, batteria, autonomia, dotazioni e rete di vendita. La data del 2028 è uno scenario plausibile legato alle anticipazioni disponibili, non una scadenza garantita.
In Giappone la Racco parte da un prezzo equivalente a circa 11.600 euro, cifra influenzata dal cambio e dal sistema locale di incentivi. Non è un prezzo italiano annunciato: dazi, trasporto, imposte, omologazione, dotazioni e politiche commerciali cambierebbero il conto finale. Il valore nipponico serve quindi come riferimento per capire il posizionamento, non come previsione del listino europeo.
Per il mercato italiano il confronto è con le elettriche compatte già accessibili. Dacia Spring e Leapmotor T03 presidiano una fascia di prezzo attorno ai 18.000 euro, pur con differenze di versioni, promozioni e incentivi che rendono necessario controllare i listini aggiornati. La Racco, o un suo derivato, avrebbe spazio se riuscisse a proporre un prezzo concorrenziale senza sacrificare autonomia, sicurezza e dotazioni. La cifra giapponese, da sola, non dimostra che lo stesso posizionamento sia sostenibile in Europa.
La prospettiva cambia guardando alla futura E-Car annunciata da Stellantis, con un prezzo di partenza dichiarato di 15.000 euro e un orizzonte indicato verso il 2028. Per ora si tratta di un riferimento programmatico: specifiche, allestimenti e disponibilità dovranno essere confermati. Anche per questo il confronto tra modelli non può basarsi solo sul prezzo d’attacco:
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Modello o progetto |
Prezzo indicativo |
Nota |
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BYD Racco in Giappone |
Circa 11.600 euro al cambio |
Prezzo locale, non listino italiano |
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Dacia Spring e Leapmotor T03 |
Area dei 18.000 euro |
Importi variabili per versione e promozioni |
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Futura E-Car Stellantis |
Da 15.000 euro, secondo l’annuncio |
Specifiche e prezzo finale da verificare |
Per una citycar BYD europea, il nodo sarà offrire un’autonomia competitiva e un costo d’acquisto realmente accessibile. Prezzo, percorrenza e dotazione andranno valutati insieme: un listino basso accompagnato da batteria o equipaggiamento limitati potrebbe non bastare a convincere chi cerca un’unica auto per più esigenze.
Stefano Gallo (nato nel 1978 a Torino) è un esperto di automotive con oltre 20 anni di esperienza nel settore, riconosciuto per la sua competenza tecnica e la capacità di analizzare in modo chiaro e approfondito le evoluzioni del mondo dell’auto.
Laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli a motore presso il Politecnico di Torino, Stefano ha iniziato la sua carrie...