Dagli ideali olimpici di sport, pace e passione allo strapotere economico delle edizioni moderne, l’analisi di Milena Gabanelli esplora come il business abbia trasformato Milano-Cortina 2026 tra grandi investimenti, impatto ambientale e valori smarriti.
Le Olimpiadi hanno sempre incarnato una tensione tra ideali e realtà, tra sogni sportivi e dinamiche economiche mondiali. L’attuale edizione invernale di Milano-Cortina 2026, così come raccontato nell’analisi a firma di Milena Gabanelli, Andrea Priante e Francesco Tortora nella rubrica DataRoom del Corriere della Sera, rappresenta il punto di arrivo di un lungo processo di trasformazione dei Giochi. I successi sportivi degli atleti italiani hanno acceso le emozioni nazionali, ma dietro il trionfo si cela una contabilità ben più complessa: secondo S&P Global, i costi totali dell’evento oscillano tra i 5,7 e 5,9 miliardi di euro, una quota elevatissima, destinata solo in parte alle competizioni e per oltre due terzi a opere e infrastrutture. L’enorme investimento e l’impatto sull’ambiente confermano la metamorfosi di un evento che oggi si muove lungo la sottile linea tra interesse pubblico, grandi capitali e valori originari dello sport. L’eredità lasciata da edizioni passate come Torino 2006, ancora oggi visibile nelle sue strutture abbandonate, consente una riflessione sulle nuove sfide che attendono la manifestazione e l’intero Paese.
I Giochi Olimpici traggono le loro radici dall’antica Grecia, dove celebrarli significava sospendere ogni conflitto in nome della pace e della lealtà tra i popoli. Nel 776 a.C., gli atleti gareggiavano per onorare Zeus, dando vita a una tradizione che si sarebbe spenta e riaccesa nei secoli. La rinascita avvenne ad Atene nel 1896, ispirata dal barone Pierre de Coubertin, con lo scopo di promuovere amicizia internazionale e sport amatoriale. I cinque cerchi olimpici, simbolo dell’unione tra continenti, riflettevano quest’ambizione di universale integrazione. Questi principi, però, sono stati spesso messi alla prova dal mondo reale:
Il passaggio dallo sport amatoriale all’era del professionismo ha stravolto il senso originario dei Giochi. Nel XIX e nel primo Novecento partecipavano atleti mossi dalla pura passione, come Carlo Airoldi, escluso nel 1896 per aver ricevuto premi in denaro nelle ultramaratone: vincere non era tutto, ciò che contava era esserci. Per decenni, chi primeggiava tornava alla normalità della propria vita lavorativa, emblematica la parabola di Jesse Owens dopo Berlino 1936, costretto a umili mestieri nonostante i quattro ori.
A partire dagli anni Sessanta, le maglie delle regole si allentano:
Negli ultimi vent’anni, il significato e il valore materiale delle medaglie olimpiche hanno conosciuto una trasformazione sorprendente. Analizzando i dati resi pubblici negli studi di mercato e negli articoli di approfondimento recenti:
| Edizione | Valore Oro (euro) | Valore Argento (euro) | Valore Bronzo (euro) |
| Milano-Cortina 2026 | 1.678 | 896 | 4,5 |
| Torino 2006 | 277 | 151 | 2,3 |
| Tokyo 2020 | ~790 | n/d | n/d |
| Pechino 2022 | ~700 | n/d | n/d |
| Parigi 2024 | >800 | n/d | n/d |
Questa edizione rappresenta un caso emblematico in cui le aspettative di innovazione e sostenibilità si scontrano con la dura realtà degli investimenti e delle conseguenze ambientali. I numeri parlano chiaro:
L’edizione invernale di quest’anno vede una ricaduta stimata in 5,3 miliardi di euro tra domanda turistica e opere materiali. Il poli-centrismo delle competizioni, distribuite in vari comuni del Nord, dovrebbe stimolare ricettività, servizi e visibilità internazionale. Gli operatori economici stimano milioni di visitatori e una crescita notevole dei flussi turistici. Tuttavia, il 63% delle spese grava su risorse pubbliche, e la copertura mediante tributi come la tassa di soggiorno risulta solo parziale.
Nonostante i grandi investimenti, i precedenti storici e i timori degli analisti convergono su un rischio reale: la trasformazione di molte opere in «cattedrali nel deserto». Torino 2006 rimane un monito con impianti, come la pista da bob di Cesana, inutilizzati e destinati a costosi abbattimenti. Il report Open Olympics 2026 di Libera evidenzia come la gran parte delle risorse sia usata per progetti la cui utilità a lungo termine resta in discussione, sollevando interrogativi sull’effettiva legacy per la collettività.
Il rapporto tra promesse ambientali e risultati effettivi delle Olimpiadi milanesi e cortinesi continua ad alimentare un acceso dibattito nazionale. Le voci di esperti, associazioni e ambientalisti da anni denunciano:
I Giochi Olimpici, nella loro forma attuale, sembrano aver lasciato alle spalle la gran parte dei principi per cui erano nati. L’analisi valori olimpiadi Milano Torino mette in luce come dal motto “l’importante è partecipare” si sia giunti a un sistema incentrato su business, sponsor e premi miliardari. Gli atleti vivono ancora una passione autentica e la promozione dello sport come strumento di fratellanza sopravvive, ma rischia di essere l’ultima eredità rimasta fedele agli ideali di Coubertin. La glorificazione del medagliere, le grandi opere, l’impatto economico e ambientale e le tensioni internazionali hanno profondamente modificato la percezione e la realtà stessa dei Giochi.
Come ammoniscono Milena Gabanelli e il team DataRoom: “Degli antichi principi olimpici ne è rimasto vivo solo uno: la promozione dello sport come strumento di unione tra i popoli. E speriamo che almeno questo resti immutato nei secoli.”
Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...