Quando si parla di casa pulita, il pensiero corre subito agli elettrodomestici: l’aspirapolvere potente, il robot che lavora mentre siamo al lavoro, il vaporetto che promette di eliminare ogni germe. Eppure, secondo molti microbiologi, la differenza tra un ambiente domestico igienico e uno che accumula batteri, acari e microrganismi si gioca altrove: nelle abitudini quotidiane, spesso semplicissime e a costo zero.
La buona notizia è che per ridurre in modo significativo la carica microbica in casa non servono tecnologie costose. Servono costanza e qualche gesto fatto nel momento giusto, a partire da quello che compiamo ancora prima di varcare la soglia di casa.
Perché la pulizia non dipende solo dagli elettrodomestici e le regole da seguire
Un aspirapolvere o un robot per pulizie rimuove polvere e detriti visibili, ma non risolve il problema alla radice: ciò che entra in casa. Ogni giorno portiamo dentro, senza accorgercene, terra, polline, residui di smog, batteri e spore attaccati a suole, vestiti, borse e oggetti. Una volta dentro, questi elementi si distribuiscono su pavimenti, divani, lenzuola e superfici.
Per questo l’approccio dei microbiologi è prima di tutto preventivo: meglio impedire che lo sporco entri, piuttosto che inseguirlo stanza dopo stanza. Ed è qui che entra in gioco la prima regola, che arriva direttamente dal Giappone.
In Giappone l’ingresso di casa, il genkan, è uno spazio fisicamente separato dal resto dell’abitazione, spesso posto a un livello più basso. Qui si lasciano le scarpe e si indossano ciabatte o pantofole pulite da usare solo all’interno. Non è solo una questione di educazione o tradizione: è una vera barriera igienica.
Le suole delle scarpe entrano in contatto con marciapiedi, strade, bagni pubblici, mezzi di trasporto, parcheggi e giardini. Diversi studi condotti in ambito universitario, tra cui ricerche dell’Università dell’Arizona sul microbiota delle calzature, hanno trovato sulle suole centinaia di migliaia di batteri, compresi microrganismi di origine fecale e ceppi potenzialmente patogeni. Camminare con quelle scarpe sul parquet o sul tappeto significa trasferire tutto questo ambiente esterno dove camminano i bambini, dove giocano gli animali domestici, dove spesso si appoggiano anche oggetti e cibo.
Come adottare l’abitudine in modo pratico:
- Create un angolo ingresso con scarpiera, panca e tappetino, anche in uno spazio ridotto.
- Tenete a disposizione ciabatte lavabili per la famiglia e per gli ospiti.
- Lasciate le scarpe fuori dalla zona giorno, non sotto il letto né vicino al divano.
- Pulite periodicamente le suole e la scarpiera con un detergente adatto.
Un gesto di pochi secondi che, secondo gli esperti,
riduce in modo sensibile la quantità di sporco e microrganismi presenti sui pavimenti.
Il secondo consiglio dei microbiologi è altrettanto semplice, ma molto meno praticato: non sedersi e non sdraiarsi sul letto con gli abiti che abbiamo indossato fuori casa. Giacche, jeans, cappotti e pantaloni hanno viaggiato con noi su autobus, metropolitane, uffici, ristoranti e panchine, raccogliendo polvere, pollini, batteri e acari.
Il letto è il luogo in cui trascorriamo da sei a otto ore a stretto contatto con pelle, viso e capelli. Appoggiarvi sopra indumenti “da strada”, anche solo per cambiarsi o per rilassarsi cinque minuti, significa trasferire su lenzuola e cuscini ciò che abbiamo raccolto durante la giornata.
Qui entra in gioco quella che i microbiologi chiamano “contaminazione crociata”: l’eventualità che acari e microrganismi entrino in contatto con la pelle o con i capelli mentre dormiamo, passando dagli indumenti usati all’esterno alla biancheria e, da questa, al nostro corpo. Durante il sonno il contatto è prolungato e ravvicinato, e la pelle rilascia calore e umidità: condizioni ideali perché gli acari della polvere trovino cibo (le nostre cellule morte) e ambiente favorevole.
Cosa fare, in pratica:
- Appena rientrati, cambiatevi e indossate abiti da casa.
- Lasciate gli indumenti esterni su una sedia, un appendiabiti o in un cesto dedicato, lontano dal letto.
- Se possibile, fate una doccia serale prima di coricarvi, per rimuovere polline e particolato dai capelli e dalla pelle.
- Evitate di appoggiare borse, zaini e giacche sul copriletto.
Per chi soffre di
allergie, asma o dermatiti, questa abitudine è ancora più importante, perché riduce l’esposizione ad allergeni proprio nelle ore di riposo.
Biancheria da letto e la frequenza di lavaggio e umidità e aria, i nemici invisibili degli ambienti sani
Anche con tutte le precauzioni, lenzuola, federe e coprimaterassi accumulano sudore, sebo e cellule cutanee, che sono il nutrimento degli acari. Gli esperti consigliano di:
- Cambiare le lenzuola ogni settimana o, al massimo, ogni due settimane.
- Lavare la biancheria a 60 gradi, quando i tessuti lo consentono, perché le temperature elevate sono efficaci contro gli acari.
- Lavare cuscini, piumoni e coperte con regolarità, seguendo le indicazioni dell’etichetta.
- Arieggiare il materasso ogni mattina, scoprendo il letto per qualche minuto prima di rifarlo.
- Sostituire i cuscini quando perdono forma e igiene, in genere dopo qualche anno.
Un dettaglio spesso trascurato:
rifare il letto subito dopo il risveglio intrappola l’umidità notturna sotto le coperte. Meglio lasciarlo aperto per almeno 20 o 30 minuti.
Acari e muffe amano l’umidità. Un’abitazione con tassi elevati di umidità relativa, indicativamente oltre il 60%, favorisce la proliferazione di questi organismi. L’ideale è mantenere valori tra il 40 e il 50%.
Come intervenire:
- Arieggiate ogni stanza per 5 o 10 minuti più volte al giorno, anche d’inverno.
- Usate l’aspiratore o aprite la finestra durante e dopo doccia e cottura dei cibi.
- Evitate di stendere il bucato in camera da letto senza ventilazione.
- Se necessario, utilizzate un igrometro per monitorare l’umidità e, nei casi critici, un deumidificatore.
La
luce naturale è un’alleata: lasciare entrare il sole in casa contribuisce a ridurre l’umidità e a sfavorire alcuni microrganismi.
In cucina (spugne, taglieri e strofinacci) e in bagno (asciugamani, spazzolini e superfici)
La cucina è uno dei luoghi della casa con maggiore concentrazione batterica e non sempre dove ci aspettiamo. Studi pubblicati su riviste scientifiche hanno mostrato che la spugna per i piatti può ospitare enormi quantità di batteri, più di molte altre superfici domestiche.
Le buone pratiche:
- Sostituite la spugna ogni una o due settimane, o prima se emana cattivo odore.
- Lasciate spugne e panni asciugare completamente tra un uso e l’altro.
- Cambiate gli strofinacci spesso e lavateli ad alta temperatura.
- Usate taglieri separati per carne cruda, pesce e verdure, per evitare, anche qui, la contaminazione crociata tra alimenti.
- Non lavate il pollo crudo sotto il rubinetto: gli schizzi diffondono i batteri sulle superfici circostanti.
In bagno l’umidità e il calore creano un ambiente favorevole alla crescita microbica. Alcune attenzioni sono decisive:
- Cambiate gli asciugamani ogni due o tre utilizzi e non condivideteli.
- Tenete gli spazzolini separati, in posizione verticale e lontani dal wc; chiudere il coperchio prima di tirare lo sciacquone riduce la dispersione di microgocce.
- Sostituite lo spazzolino ogni due o tre mesi.
- Asciugate box doccia e piastrelle per prevenire muffe e calcare.
Gli oggetti che portiamo ovunque: telefono, chiavi e borse
Lo
smartphone è uno degli oggetti più contaminati che possediamo, perché lo tocchiamo con le mani in ogni contesto e poi lo appoggiamo su tavoli, letto e divano. Lo stesso vale per
borse, zaini, chiavi e occhiali.
Alcuni accorgimenti:
- Pulite lo schermo del telefono con panni e prodotti adatti.
- Non appoggiate la borsa su letto, tavolo da pranzo o piano cucina.
- Create un punto fisso all’ingresso dove lasciare chiavi, borse e giacche.
Un errore comune è pensare che più disinfettanti equivalgano a più igiene. In realtà
pulire e disinfettare sono due azioni diverse. La pulizia, con acqua e detergente,
rimuove lo sporco e gran parte dei microrganismi; la disinfezione serve a
ridurre ulteriormente la carica microbica ed è utile soprattutto in situazioni specifiche: superfici a contatto con alimenti crudi, bagni, presenza di persone malate.
Un uso eccessivo e indiscriminato di disinfettanti può irritare vie respiratorie e pelle e non è necessario in ogni stanza. L’ordine corretto è sempre: prima pulire, poi, se serve, disinfettare.
La checklist dei microbiologi in sintesi
- Togliete le scarpe all’ingresso e usate ciabatte pulite.
- Cambiatevi appena rientrati e non sedetevi sul letto con i vestiti usati fuori.
- Lavate le mani subito dopo essere entrati.
- Cambiate la biancheria ogni settimana e lavatela a temperature elevate.
- Arieggiate ogni giorno e tenete sotto controllo l’umidità.
- Sostituite spugne, asciugamani e spazzolini con regolarità.
- Pulite prima, disinfettate dopo, solo quando serve.
Una
casa pulita senza batteri non è questione di acquistare il dispositivo più sofisticato, ma di costruire
routine intelligenti che impediscano allo sporco di entrare e di diffondersi. Togliersi le scarpe come fanno i giapponesi, evitare di sedersi sul letto con gli abiti indossati all’esterno per prevenire la
contaminazione crociata, curare biancheria, aria e umidità: sono piccoli gesti che, ripetuti ogni giorno, producono
un ambiente più sano, soprattutto per chi soffre di allergie e per le famiglie con bambini. Prima di accendere l’aspirapolvere, insomma, conviene fermarsi sulla soglia.
Leggi anche
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...