Il settore delle Utilities in Italia affronta sfide importanti tra transizione energetica, investimenti e digitalizzazione. Analisi di fatturato, strategie dei principali operatori, sostenibilità e confronto europeo nel Rapporto Utilities 2026.
Negli ultimi anni il comparto delle utility italiane è stato chiamato ad affrontare una profonda ristrutturazione, sospinto dalla doppia pressione della transizione energetica e dalla crescente domanda di sicurezza degli approvvigionamenti e resilienza infrastrutturale. L’analisi recente mostra come le aziende, sia pure in un contesto di elevata volatilità e competitività acuita dalla liberalizzazione del mercato, abbiano saputo evolvere strategie e traiettorie di crescita, puntando sull’integrazione delle rinnovabili, sull’innovazione tecnologica e su nuove forme di efficienza operativa.
Il mercato libero si traduce in una nuova sfida: la fine dei regimi di tutela per gas ed energia elettrica ha rafforzato la frammentazione competitiva e richiesto modelli di business più agili. Nonostante una congiuntura non priva di criticità, l’intero settore mantiene livelli di investimento elevati e performance in generale solide, affidandosi non solo ai tradizionali motori di crescita come la produzione energetica, ma anche ai comparti ambiente, idrico e tecnologico. Nel frattempo la centralità della digitalizzazione, la convergenza fra IT e OT e la spinta verso soluzioni integrate diventano elementi caratterizzanti.
All’interno di questa cornice, l’equilibrio fra sostenibilità economica, obiettivi ambientali e tenuta finanziaria è garantito da strategie di investimento selettive e da una sempre maggiore attenzione alla capacità di esecuzione dei progetti. Ne emerge l’immagine di un settore in consolidamento, capace di ridefinire priorità e risultati in base all’evoluzione delle condizioni di mercato e delle politiche di settore.
Nell’ultimo Rapporto 2026 dedicato alle utility, si rafforza il quadro di solida performance finanziaria a fronte di margini di redditività leggermente in flessione. I dati raccolti mostrano come l’anno appena trascorso sia stato caratterizzato da una ripresa dei ricavi, dopo il calo registrato nel 2024 a seguito del ribasso dei prezzi delle materie prime energetiche. Nel 2025, infatti, sono stati registrati ricavi complessivi pari a circa 74,4 miliardi di euro, segnando un incremento del 5% sull’anno precedente; l’EBITDA cumulato ha superato i 17,9 miliardi (+2%), anche se la marginalità media del settore ha subito una lieve contrazione (-0,7%) rispetto al 2024.
Questo andamento evidenzia una fase di consolidamento per il comparto, costretto a bilanciare obiettivi di espansione, pressione sui costi e necessità di mantenere solidità finanziaria. La struttura dei costi, influenzata da nuovi investimenti e dall’adeguamento tecnologico, si riflette in parte in un aumento dell’indebitamento finanziario netto: il valore, per il 2025, si attesta intorno ai 66 miliardi (+15,4% rispetto al 2024), a fronte di politiche di potenziamento infrastrutturale e aggiornamento degli asset chiave.
Dal punto di vista reddituale, il settore mostra resilienza nonostante un contesto macroeconomico complesso. L’utile netto aggregato del 2025 registra un incremento del 2,5% rispetto all’anno precedente, superando i 6,4 miliardi di euro. Il calo della marginalità riflette però la crescente selettività degli investimenti e la pressione competitiva dovuta all’apertura del mercato e all’ingresso di nuovi operatori.
Affidabilità, competenza e capacità di adattamento si traducono nella costante revisione delle strategie industriali e nell’ampliamento del portafoglio servizi: ciò permette alle utility di affrontare con efficacia sia la volatilità della domanda, sia il progressivo rafforzamento delle priorità legate alla sostenibilità, mantenendo una posizione di rilievo nel panorama nazionale ed europeo.
L’analisi delle politiche di investimento mette in luce la differenziazione tra i principali segmenti settoriali. L’approccio selettivo adottato dal comparto si declina in scelte diverse per ciascun cluster, guidate dalla vocazione industriale, dal perimetro operativo e dalla scalabilità finanziaria.
Tre i cluster individuati:
L’elemento discriminante per la prossima fase non sarà tanto il livello annunciato di investimenti, quanto la capacità di esecuzione e “messa a terra” delle opere, anche in relazione ai vincoli normativi e all’evoluzione del quadro regolatorio.
Le multiutility italiane rappresentano una delle realtà più dinamiche nell’ambito degli investimenti, sia in termini di intensità sia per la varietà dei comparti coperti. Nel 2025 hanno raggiunto circa 5 miliardi di euro di investimenti complessivi, segnando una riduzione del 14% rispetto all’anno precedente. Tale contrazione si spiega principalmente con il raffronto su base straordinaria di acquisizioni che avevano elevato i livelli di investimento nel 2024; al netto delle operazioni non ricorrenti, infatti, si osserva un aumento del 10% sugli investimenti organici.
Le principali aree di destinazione sono:
Aziende come A2A, Acea, Hera e Iren mostrano performance differenziate ma accomunate da una forte attenzione all’innovazione, alla digitalizzazione delle reti e al rafforzamento dei segmenti ambiente e idrico, con evidenti benefici in termini di efficienza e sostenibilità delle performance di medio-lungo periodo.
Gli operatori che si concentrano su produzione e distribuzione energetica evidenziano un marcato aumento degli investimenti nel 2025, con una cifra totale di circa 7,8 miliardi (+16% sul 2024). Si tratta di un cluster ad elevata concentrazione: gran parte dei flussi proviene dai principali player, fra cui Enel, Edison e Dolomiti Energia, con Enel che rappresenta l’81% degli investimenti dell’intero gruppo.
I piani industriali vedono il 44% delle risorse allocate per il potenziamento delle reti, mentre lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili copre il 20%. Notabile l’ulteriore impulso agli impianti FER e ai sistemi di storage, in risposta alla necessità di maggiore flessibilità e resilienza del sistema elettrico. Dolomiti Energia (+187%), Alerion Clean Power (+30%) e CVA (+20%) trainano la crescita del cluster, mentre Edison mostra una diminuzione (-18%) relativamente agli investimenti nel 2025.
Lo scenario futuro (2026-2028) si prospetta ancora espansivo: investimenti previsti in area 25,1 miliardi di euro, con un incremento stimato fino a 29 miliardi al 2030. La strategia si fonda su: ammodernamento delle infrastrutture, elevata attenzione alle rinnovabili, soluzioni di accumulo intelligente, sistemi di demand-response e sviluppo di piattaforme tecnologiche integrate.
Infine, l’interazione crescente tra innovazione digitale e consolidamento infrastrutturale conferma la trasformazione dei gruppi energetici in attori multifunzionali, capaci di sostenere obiettivi di sostenibilità, sicurezza del servizio e competitività industriale.
Il segmento degli operatori che gestiscono le reti di trasporto e distribuzione si configura come il più vivace nel ciclo degli investimenti. Nel 2025 la cifra complessiva raggiunge circa 7,9 miliardi di euro, pari a un incremento del 21% rispetto all’anno precedente. Tale crescita è anche il risultato di operazioni M&A che hanno ampliato il perimetro operativo di alcune società, oltre al rafforzamento della resilienza delle infrastrutture critiche.
Le priorità:
Italgas (+35%), Terna (+23%) e una forte crescita di Ascopiave (+540% dopo operazioni di acquisizione strategica) testimoniano la dinamicità di questo cluster, indicato oggi dagli analisti come motore trainante della digitalizzazione e del rafforzamento infrastrutturale.
Lo scenario che emerge pone la transizione digitale al centro delle priorità strategiche delle utility nazionali. Il mercato digitale nel settore ha superato nel 2024 i 2,3 miliardi di euro (+6% rispetto all’anno precedente). L’adozione di tecnologie come intelligenza artificiale, advanced analytics, cloud e IoT risulta decisiva non solo per l’efficienza operativa, ma anche per la sicurezza delle infrastrutture e l’integrazione dei flussi energetici da fonti differenziate.
Le strategie ESG (Environmental, Social e di Governance) sono al centro del confronto competitivo, trainate dagli obiettivi di decarbonizzazione e dai vincoli imposti dagli accordi internazionali (Fit for 55, Green Deal Europeo, PNIEC). La necessità di coniugare sostenibilità ambientale e tenuta economico-finanziaria impone nuovi modelli di governance e strutture di investimento selettive.
Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e RePowerEU hanno garantito risorse, ma permangono criticità operative connesse a ritardi attuativi e complessità procedurali. L’avanzamento delle misure per le utility ha comunque raggiunto un buon livello di attivazione, con un impatto già visibile su ambiente, idrico e reti.
Il quadro regolatorio resta in costante evoluzione: la semplificazione autorizzativa, la definizione di incentivi mirati e la chiarezza delle regole sono identificati come i pilastri necessari per accelerare l’execution degli investimenti.
Le principali sfide delineate includono:
In ambito europeo, i dati mostrano un trend analogo a quello italiano in termini di elevato livello d’investimenti e consolidamento finanziario. Nel 2025, i principali operatori integrati europei hanno realizzato investimenti complessivi per 94,9 miliardi di euro, con una crescita marginale rispetto al 2024 (+0,5%).
La struttura di destinazione degli investimenti rivela come il 61% delle risorse sia indirizzato verso le reti infrastrutturali, il 21% alle fonti rinnovabili e il restante 14% alla generazione convenzionale. In Europa i ricavi aggregati risultano invece in lieve flessione (da 597,8 a 594,5 miliardi di euro tra 2024 e 2025), e l’utile netto si stabilizza intorno a 48,7 miliardi di euro.
Il confronto internazionale sottolinea la rilevanza dell’ecosistema italiano, che si allinea ai principali benchmark del continente sia dal punto di vista della resilienza finanziaria sia in termini di innovazione e sostenibilità. La progressiva convergenza verso modelli paneuropei è favorita dalla comunanza degli obiettivi regolatori e dalle opportunità legate a digitalizzazione, smart grid e transizione verde.
L’attuale scenario restituisce l’immagine di una filiera pronta a cogliere le nuove opportunità offerte dall’innovazione digitale e dalla revisione dei paradigmi di sostenibilità. Il comparto dovrà continuare ad affrontare pressioni competitive, volatilità nei prezzi e mutevolezza delle regole, ma la presenza di piani di investimento solidi, strategie selettive e attenzione alla governance permetterà di preservare una posizione di rilievo nel contesto nazionale ed europeo.
Le prospettive per il prossimo quinquennio indicano una notevole capacità di adattamento, supportata dalla digitalizzazione e dal rafforzamento delle infrastrutture. Il raffronto con gli altri mercati del continente conferma la validità dei percorsi intrapresi nel nostro Paese, pur evidenziando la necessità di mantenere alta l’attenzione su comportamenti responsabili, trasparenza e continuità degli investimenti in chiave ESG.