Vertici Ue a confronto su rilancio economico: risparmi, euro, investimenti e sicurezza al centro. Italia con nuovi piani, alleanze e proposte in un contesto europeo in evoluzione tra strategie comuni e nuove sfide.
L’Unione Europea si trova di fronte all’ennesima sfida storica, sospesa tra la necessità di rilancio economico e i rischi legati a un contesto globale segnato da crisi geopolitiche, energetiche e tecnologiche.
La discussione tra i principali Paesi membri, tra cui l’Italia, si concentra su come utilizzare gli enormi risparmi privati, rafforzare l’euro e sostenere la crescita attraverso piani di rilancio ambiziosi.
E su questi argomenti, ci sarà oggi 29 gennaio, un importante tavolo a 6, dove parteciperà l'Italia e gli altri stati membri principali con i relativi ministri delle finanze.
Negli ultimi anni, la politica economica europea ha subito profonde trasformazioni, dovute in parte alla pandemia di Covid-19 e alle successive ripercussioni geopolitiche. Uno dei principali strumenti messi in campo è stato NextGenerationEU, un programma straordinario del valore di circa 800 miliardi di euro creato per sostenere la transizione digitale e verde, rafforzare la resilienza e arginare l’impatto economico della crisi. Il dispositivo chiave di NextGenerationEU, il Recovery and Resilience Facility, è il motore delle riforme strutturali e degli investimenti programmati nei vari Piani Nazionali, tra cui quello italiano, orientati a modernizzare infrastrutture, produttività e inclusione sociale.
Alla ripresa economica si è aggiunta, a seguito dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, la necessità di ridurre la dipendenza energetica dal gas e dal petrolio russo. Da questa urgenza è nata l’iniziativa REPowerEU: un nuovo piano con l’obiettivo di accelerare la transizione verso energie rinnovabili, diversificare le fonti e favorire l’indipendenza energetica, assegnando un ruolo chiave a innovazione, efficienza e infrastrutture intelligenti. Questo insieme di strategie ha richiesto una revisione anche del Patto di Stabilità e Crescita, temporaneamente sospeso per consentire ai governi di sostenere adeguatamente imprese e famiglie.
Dal piano NextGenerationEU a REPowerEU, le politiche della UE seguono un unico denominatore: aumentare la competitività rispetto a Stati Uniti e Cina e garantire coesione sociale. Tuttavia, le risorse pubbliche non bastano per colmare il divario negli investimenti tecnologici e industriali. Per questo, Bruxelles spinge sul coinvolgimento della finanza privata e sui nuovi strumenti per indirizzare il risparmio verso l’economia reale, riducendo le inefficienze del mercato unico dei capitali e incentivando la mobilitazione di liquidità detenuta nei depositi bancari.
Parallelamente, emergono iniziative a sostegno delle piccole e medie imprese quale la ZES Unica, che in Italia promuove la semplificazione normativa e il credito d’imposta, stimolando nuovi investimenti e crescita territoriale. Il rafforzamento delle reti digitali, la tutela della coesione sociale e il proseguimento delle riforme strutturali costituiscono elementi imprescindibili della nuova governance europea. In questo quadro, l’approfondita revisione del quadro regolamentare punta a semplificare l’accesso ai fondi e garantire la massima trasparenza, migliorando l’efficacia delle politiche di rilancio industriale e finanziario.
Secondo le ultime stime della Commissione Europea, nei conti correnti degli europei sono depositati circa 10.000 miliardi di euro, con una concentrazione significativa in Italia. Questo patrimonio rappresenta un potenziale importantissimo per finanziare innovazione, sostenere le imprese e rilanciare la competitività dell’area euro. L’obiettivo delle istituzioni UE è creare una vera Unione dei risparmi e degli investimenti, riducendo le barriere normative fra gli Stati e incentivando l’impiego delle risorse private a sostegno dell’economia continentale.
Nonostante la chiarezza sugli obiettivi, restano aperte discussioni sulle modalità operative. Se da un lato esistono strumenti consolidati, come l’emissione di titoli e la creazione di fondi di investimento paneuropei, dall’altro persistono perplessità su approcci più innovativi (ad esempio il ricorso all’euro digitale per la canalizzazione della liquidità privata verso progetti pubblici). La questione centrale resta quella di trovare un equilibrio tra sicurezza dei capitali e redditività degli investimenti, evitando forzature o rischi di prelievi non volontari.
Per valorizzare la liquidità privata senza minare la fiducia dei cittadini, le proposte ruotano attorno a tre leve principali:
Nella costruzione della nuova architettura economica e finanziaria europea, l’Italia si è distinta come attore di primo piano, promuovendo soluzioni innovative sia a livello regolatorio che operativo. Il contributo italiano è stato decisivo in numerosi passaggi chiave dell’integrazione europea, dalla firma del Trattato di Maastricht fino alla preparazione dei principali piani di rilancio degli ultimi anni.
Oggi, il ruolo dell’Italia è duplice: da un lato, si fa promotrice dell’iniziativa di razionalizzazione e rilancio del mercato unico, come sottolineato dai rapporti Draghi e Letta; dall’altro, assume la guida di molte istanze condivise con le grandi economie continentali, in particolare la Germania. Le più recenti alleanze e il dialogo costante con autorità comunitarie testimoniano la strategia di rafforzamento del posizionamento politico italiano nella definizione delle nuove priorità UE.
Il governo, le amministrazioni regionali e i principali rappresentanti di imprese e finanza partecipano attivamente ai tavoli decisionali europei, proponendo alleanze trasversali che mirano a conciliare esigenze di sviluppo industriale, equilibri di bilancio e coesione sociale. Le sinergie con la Francia e la Spagna, oltre alla rinnovata intesa con Berlino, favoriscono la promozione di strumenti comuni per la competitività, la sicurezza e la digitalizzazione. Particolare attenzione è rivolta al potenziamento delle misure per la ricostruzione post-sisma e all’inclusione dei territori più fragili all’interno delle nuove strategie di attrazione degli investimenti.
L’accordo fra la Presidenza del Consiglio italiana e la Cancelleria tedesca, formalizzato pochi giorni fa, punta su tre assi strategici:
I rapporti realizzati da Mario Draghi e Enrico Letta hanno rappresentato una base metodologica e uno stimolo per le politiche comunitarie. Draghi propone un forte aumento degli investimenti pubblici, Letta individua la semplificazione normativa e il rafforzamento del mercato interno come motori per la crescita. Questi due filoni si incrociano nella discussione per una maggiore condivisione dei rischi finanziari – ad esempio tramite Eurobond finalizzati a specifici investimenti collettivi.
Tuttavia, sussistono resistenze politiche da parte di alcuni Stati membri verso una mutualizzazione del debito, mentre le proposte italiane spingono per l’adozione di strumenti condivisi nelle politiche di sostegno alle imprese e nella gestione delle spese emergenziali, come suggerito dall’esperienza di NextGenerationEU. Gli investimenti restano una sfida di equilibrio fra sostenibilità dei conti e stimolo a lungo termine, sia per le nuove tecnologie sia per la difesa comune.
La sicurezza e la difesa sono divenute priorità imprescindibili nell’agenda europea, portando alla necessità di reperire risorse ingenti in tempi rapidi. Il cambiamento di scenario internazionale, segnato da tensioni con la Russia e la crescente assertività di altre potenze, ha accelerato la discussione sull’integrazione delle politiche militari e sull’introduzione di strumenti finanziari innovativi, anche legati all’utilizzo coordinato dei risparmi privati.
I meccanismi di spesa vengono rimodulati per consentire investimenti in settori strategici come la cybersecurity, i sistemi anti-droni e la difesa aerea: la sospensione parziale del patto di stabilità per le spese di settore consente agli Stati membri spazi fiscali maggiori. La Commissione europea propone l’utilizzo dei fondi della politica di coesione in modo più flessibile, anche destinando nuove risorse a favore della sicurezza e rafforzando così la dimensione sociale e produttiva delle regioni interessate.
Nel campo finanziario, la Banca Europea per gli Investimenti amplia la propria attività per sostenere progetti con doppio uso civile e militare, mentre si valuta la possibilità di emissioni di debito comuni per il finanziamento degli acquisti congiunti di tecnologie avanzate. Riemerge così la questione della mutualizzazione del rischio e del rafforzamento strutturale dell’euro come valuta globale di riferimento nell’economia della difesa.
La presidente della Commissione europea ha proposto un piano di riarmo articolato in cinque punti denominato “Rearm Europe”, che prevede:
L’idea di mobilitare i risparmi privati per finanziare la difesa, già avanzata nel rapporto Draghi, genera un acceso dibattito tra sostenitori dell’efficacia e chi avverte sui rischi di ambiguità. Da un lato, l’enorme liquidità nelle mani dei risparmiatori potrebbe essere canalizzata volontariamente verso titoli a sostegno della sicurezza comune, offrendo rendimenti competitivi e garanzie ai sottoscrittori. Dall’altro, permangono timori sui meccanismi e su possibili forzature, soprattutto in caso di crisi prolungate.
Il cuore della discussione è la trasparenza delle regole e la salvaguardia della fiducia dei cittadini verso le istituzioni. Le principali proposte puntano su incentivi fiscali e strumenti finanziari dedicati, ma la convergenza politica tra i governi europei non è ancora stata raggiunta. In questa fase, l’analisi pubblica e il ruolo dei media economici sono determinanti nel garantire un’informazione puntuale, indispensabile per le scelte future.
Le strategie in discussione nelle sedi europee testimoniano un cambiamento profondo nella gestione della finanza pubblica e privata: dall’attivazione dei grandi programmi come NextGenerationEU e REPowerEU alla mobilitazione delle risorse della collettività in favore della crescita e della sicurezza. Tuttavia, le fragilità permangono: il debito pubblico, le incertezze sulla coesione tra Stati, la lentezza dei processi decisionali e l’urgenza di risposte tempestive alle crisi internazionali. Il rafforzamento della governance europea si rivela condizione imprescindibile per affrontare sfide come la transizione digitale, la sicurezza energetica, il crescente bisogno di innovazione industriale e la tutela sociale.
In questa prospettiva, l’Italia, con la sua capacità di proposta e di mediazione, può continuare a offrire idee e soluzioni concrete per l’intera Unione. L’immissione di risorse, l’apertura a strumenti condivisi e il consolidamento delle alleanze rappresentano la cornice di una stagione politica decisiva per il futuro dell’economia UE. La partita si gioca ora e, mai come oggi, serviranno competenza, autorevolezza e esperienza per tracciare la strada verso una crescita equilibrata e sostenibile.